Raddoppio Tunnel del Bianco, il No di Valle Virtuosa. “Inquinante e costoso”

"Sostenere che il trasporto pesante inquini pochissimo e che il grosso ne sia costituito dal riscaldamento a legna, appare grottesco" sottolinea in una nota l'Associazione.
Traforo Monte Bianco
Politica

Valle Virtuosa dice No al raddoppio del Tunnel del Monte Bianco, di cui si sono fatti promotori in particolare i membri del CdA del gestore italiano (SITMB) ed alcuni politici valdostani,  in primis il Presidente della Regione, Augusto Rollandin. 

"Inquinante di per sé, inquinante per l’aumento di traffico pesante inevitabilmente generato, costoso, fatto con soldi pubblici meglio investiti altrove, ipotizzato in una regione che non dispone ancora di una ferrovia moderna (unico caso delle grandi vie di attraversamento delle Alpi), spacciato per quanto non è con argomenti ridicoli e speciosi" sottolinea l’Associazione.

In una nota Valle Virtuosa mette a confronto il Traforo del Bianco con quelli del Fréjus e del San Gottardo, entrambi con progetto in corso di raddoppio "ma, in entrambi i casi, una ferrovia e un tunnel ferroviario sono già presenti (due, nel caso del Gottardo) da ben prima del trasporto pesante su gomma" ricorda l’Associazione. 

Sul Gottardo, il cui traffico è "di oltre il triplo quello del Monte-Bianco, quattro volte quello del Fréjus e dieci volte quello del Gran San Bernardo" (dati 2014), la decisione del raddoppio è arrivata attraverso un referendum.  Per il Fréjus, il cui traffico è paragonabile al Monte-Bianco, Valle Virtuosa ricorda come "il raddoppio partì come costruzione di una “canna di sicurezza” (apparendo allora eccessivo il progetto di costruirne due) e che solo in seguito, “a metà dell’opera”, si optò per il raddoppio".

L’Associazione punta, quindi, il dito contro i costi. "I soldi da investire per il raddoppio stradale verrebbero invece anche dalle tasse dei cittadini, stante che il 42% della SITMB è di Anas e Regione Autonoma Valle d’Aosta: ora, appare a questo proposito assai riduttiva la spesa prevista di “450 milioni, metà noi, metà i francesi”. Non solo perché queste opere tendono sistematicamente, specie in Italia, a sforare ampiamente i preventivi, ma perché un semplice confronto con il preventivo del Fréjus (497 quello attuale, contro i 409 inizialmente previsti – quindi con un “errore” già accertato del 24% -) induce a una sana diffidenza al riguardo"

Infine il punto "fondamentale" è l’inquinamento. "Sostenere che il trasporto pesante (che sarebbe incrementato dalla costruzione della seconda canna, mentre si cerca di far credere a un rapporto causale inverso) inquini pochissimo e che il grosso ne sia costituito dal riscaldamento a legna, appare grottesco" evidenzia ancora Valle Virtuosa chiedendo un "monitoraggio accurato ed affidato a terze, imparziali parti sull’inquinamento da traffico pesante subito dalla Valle d’Aosta".

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