Referendum, le reazioni dei perdenti: Uv e Stella Alpina sdrammatizzano, delusione nel Pd

In maggioranza La Torre (Uv) chiede le dimissioni del Presidente Pastoret e del senatore Lanièce. Deval (Pd): “La campagna elettorale ha offuscato i temi”. Per Marzi (Stella) nessuna conseguenza su Aosta.
Il Presidente dell'Union Valdôtaine Ennio Pastoret
Politica

Dopo la lunga notte post referendaria – che in realtà i primi exit poll avevano già tracciato in maniera nitida – è il momento delle valutazioni. Ancora a caldo, com'è naturale che sia, arrivano le prime valutazioni sommarie sul risultato delle urne: una vittoria netta del fronte del 'No' alla Riforma costituzionale del Governo Renzi, con dimissioni del premier a ruota.

“Una lunga notte – commenta Irene Deval, Segretaria regionale del Partito Democratico – e sono sicuramente dispiaciuta per il risultato ma soprattutto per il grosso divario tra il 'No' ed il 'Sì'. Non si può non rispettare il voto della nazione, ma mi auguro che sia stato un voto ponderato visto il battage inopportuno di una campagna elettorale che ha offuscato i temi di questa Riforma, con molte risposte per slogan e non nel merito del tema”. Nello specifico valdostano, Deval invece spiega che: “Anche qui abbiamo avuto un fronte per il 'No' che ha accomunato forze molto diverse tra di loro, riunitosi per buttare giù il nemico comune. Un voto polverizzato che ha mandato in fumo una clausola d'intesa che la Valle d'Aosta, e lo stesso Luciano Caveri, ha chiesto per trent'anni”.

Non ne fa un dramma neanche il Presidente dell'Union Valdôtaine Ennio Pastoret, che non vede riverberi o 'scosse telluriche' politiche in Regione dopo il risultato referendario: “La risposta delle urne è stata chiara ed indiscutibile – spiega – non ci sono dubbi al riguardo. Il Referendum non è però un'elezione, anche se è stato caricato di significati politici. L'Union ha evitato al massimo di entrare in questo dibattito, a noi interessava per i temi che riguardano la Valle d'Aosta, e non aver ottenuto il 'principio d'intesa' per gli Statuti Speciali è un'occasione persa che non sappiamo quando si ripresenterà”. Pastoret spegne sul nascere, peraltro, anche ogni polemica tra Uv e Savt, dopo che il Sindacato ha lasciato ai suoi iscritti libertà di coscienza sul voto ma propendendo per il versante del 'No': “La libertà di coscienza c'è sempre e in ogni caso – commenta il Presidente del Mouvement – noi abbiamo dato un'indicazione per quel che riguarda la tutela della nostra Autonomia”.

Union che però è attraversata eccome da diverse scosse, con il consigliere regionale Leonardo La Torre che da piazza Deffeyes chiede le dimissioni di Pastoret, reo di non aver capito la fase politica che si sta attraversando, e del senatore Albert Lanièce.

“Noi non vediamo questo risultato come una sconfitta – spiega invece il Segretario di Stella Alpina Carlo Marzi – perché abbiamo preso una posizione e siamo rispettosi del fatto che la maggioranza dei cittadini ha fatto una scelta diversa, quando così tanta gente vota ci sta. C'è però dietro anche un grande messaggio, perché questo referendum è stata l'occasione anche per parlare d'altro, per dire che tanta gente non sta bene e vuole un'altra politica. Ora bisogna capire come portare avanti un cambiamento, che non si fa con le urla ma con il cuore e con le mani, parlando alla testa dei cittadini”. Nella doppia veste di Segretario di partito e assessore al bilancio del Comune di Aosta, una domanda sul futuro del Sindaco Fulvio Centoz, renziano della prima ora e attivista per il 'Sì' è però inevitabile. Anche Marzi si smarca da riverberi eccessivi dal voto di questa notte sul Capoluogo: “Un'elezione diretta di un Sindaco che ha vinto attraverso una coalizione è più rilevante, non è legata ad un referendum”.

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