La maggioranza non raccoglie l’assist sui paletti al ricorso di Testolin

Bocciata dalla maggioranza con dei distinguo la risoluzione dell'opposizione che chiedeva alla Giunta di non proporre nuovamente la costituzione in giudizio della Regione e non sollevare l'incostituzionalità della legge regionale. Richieste arrivate nelle ultime ore anche da una parte della maggioranza.
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Politica

L’opposizione voleva, forse, togliere le castagne dal fuoco alla maggioranza. I paletti posti nelle ultime ore a Renzo Testolin sul ricorso — non rinnovare la tesi dell’incostituzionalità della legge regionale e non proporre nuovamente la costituzione in giudizio della Regione — sono finiti in una risoluzione depositata durante il dibattito sulla decadenza del presidente.

L’atto richiama la pronuncia del Tribunale di Aosta, che ha dichiarato l’inammissibilità dell’intervento della Regione, in quanto non titolare “di un interesse giuridicamente qualificato a prendere parte al giudizio, ponendosi in posizione neutra rispetto ai contendenti”, e ha ritenuto “inopportuno sollevare una questione di legittimità costituzionale della norma”. La risoluzione impegna quindi la Giunta regionale “a non ricorrere, anche impegnando risorse pubbliche, avverso la sentenza del Tribunale di Aosta che ha escluso la sua legittimazione per carenza di interesse”.

La maggioranza, però, non ha colto l’assist e, per voce del capogruppo UV, ha deciso di non sostenere la risoluzione. Il voto segreto però segnala dei distinguo. Se la minoranza vota compatta a favore (15 favorevoli), la maggioranza di spacca: 14 contrari e 6 astenuti. Il risultato però non cambia: la risoluzione viene bocciata.

Poco prima del voto hanno preso la parola i due “imputati” del processo politico avviato oggi dalla minoranza: il presidente pro tempore Luigi Bertschy e l’ex presidente Renzo Testolin. Entrambi hanno sottolineato come il percorso non sia ancora stato definito e verrà chiarito nei prossimi giorni, attraverso il confronto anche con gli organi dei movimenti.

“Siamo in perfetta salute e siamo in grado di prendere le nostre decisioni, assumendoci la responsabilità che ne deriva. Lo faremo cercando di compiere passaggi molto chiari. Nessuno si è arrogato il diritto di assumere un ruolo senza aver fatto un percorso all’interno di questa Assemblea: lo abbiamo fatto dopo aver acquisito due pareri”, ha ricordato Bertschy, spiegando di vivere questa situazione “con grande trasparenza” e di non sentirsi “una persona che vuole occupare delle cariche”.

Il confronto, ha ricordato Testolin, è iniziato sabato, quando è arrivata la sentenza, coinvolgendo il gruppo Uv, il movimento e gli alleati. “Un confronto aperto e molto serrato, con punti di vista anche molto diversi. Perché in una comunità e in una famiglia politica esistono visioni differenti, che rafforzano il dibattito e migliorano la qualità delle decisioni” dice dai banchi dei consiglieri il presidente decaduto. “Questa maggioranza si riconosce in un perimetro solido per andare avanti e prendere le decisioni che riterrà più opportune nei prossimi giorni, attraverso il confronto con la propria base. La serietà passa anche dall’acquisizione di informazioni che evitino speculazioni infondate. Abbiamo cercato di approfondire, con il supporto delle strutture, quali siano le azioni possibili oggi e quali scenari si possano scegliere. Nessuno può arrogarsi il diritto di imporre decisioni. Siamo sufficientemente attrezzati per assumerci le nostre responsabilità e disponibili a valutare scelte diverse, nel momento in cui alcune strade non risultino percorribili. Siate certi che non sarà una scelta presa in solitudine, ma condivisa con la parte politica che mi ha sostenuto fino a oggi”.

Ricorso o passo indietro, sul caso Testolin si consuma lo scontro in aula

ore 18.23

decadenza presidente regione
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Dopo oltre due ore di dibattito, la domanda che resta sospesa è semplice: vale davvero la pena trascinare un’intera Regione in una crisi istituzionale per una poltrona — o forse due?

A porla per prima è Chiara Minelli, che con i colleghi di Alleanza Verdi Sinistra ha impugnato l’elezione alla presidenza di Renzo Testolin, vedendosi dare ragione dal Tribunale di Aosta. “La vera scelta saggia e responsabile, con senso delle istituzioni, sarebbe prendere atto della sentenza e avviare il percorso per nominare un nuovo presidente, un nuovo vice e quindi una nuova Giunta”, scandisce in aula. E avverte: “Se nei prossimi giorni ci sarà un ricorso alla Corte d’Appello, per mesi la Valle d’Aosta avrà un presidente delegittimato e una giunta precaria”. Da qui la richiesta netta: “Se il consigliere Testolin intende ricorrere a titolo personale, si dimetta da presidente per non coinvolgere tutta l’amministrazione in una situazione di incertezza”.

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L’immagine più dura arriva da Corrado Bellora della Lega Vda, che paragona Testolin a “un giocatore che ha perso ma continua a rilanciare perché non vuole abbandonare il tavolo”. Anche la Lega VdA chiede a Testolin un passo indietro. Invito che, secondo Bellora dovrebbe essere la stessa maggioranza, a rivolgere a Testolin e Bertschy, onde evitare la paralisi di un’assemblea legislativa. “Con questo accanimento fate esattamente il contrario” di quanto avete auspicato: stabilità e continuità amministrativa. “I numeri ce li avete per creare un altro governo a prescindere da una persona”. Poi l’affondo sulla legge elettorale: va cambiata per smettere di “dare questo spettacolo indegno, vergognoso e circense, perché quando cadono gli acrobati, si fanno entrare i pagliacci”.

Responsabilità e chiarezza sono le parole più ricorrenti tra i banchi dell’opposizione.

“Ci sono momenti in cui servono parole misurate, ma non ambigue”, dice Alberto Zucchi di Fratelli d’Italia Vda. “Testolin ha diritto di difendersi, ma il diritto personale di impugnare una sentenza va distinto dal dovere di garantire stabilità alle istituzioni.”. Il punto, insiste, è politico prima che giuridico: “Per difendere una posizione personale non si può trascinare un’intera istituzione nell’incertezza. Dimostrate che le istituzioni vengono prima delle persone. Il Consiglio non può diventare la sala d’attesa dell’appello. ” Zucchi allarga poi il ragionamento al vicepresidente Luigi Bertschy: “Il tema non riguarda una sola persona. Come può sentirsi chi si trova nella stessa situazione?”.

Sulla stessa linea Fulvio Centoz del Partito democratico: “C’è una sentenza. La domanda è: gli atti firmati saranno pienamente validi?”. Poi sulla prorogatio: “Questi 60 giorni non sono stati aperti per costruire una nuova giunta che sarebbe la soluzione più ovvia, più rapida, più rispettosa per i valdostani. Invece questi 60 giorni servono a consentire al consigliere semplice Testolin di depositare un ricorso in appello, ottenere la sospensiva e rientrare in carica come se il Tribunale di Aosta non avesse pronunciato una sentenza. Le istituzioni della Valle d’Aosta sono state messe sotto ricatto da una crisi istituzionale causata dalla scelta di non accettare un limite che era noto prima di candidarsi”. E richiama una crisi del passato, quella del “fil di ferro” del 1966: “Allora si chiudevano le porte con il fil di ferro, oggi gli strumenti sono più sofisticati: ricorsi, sospensive, prorogatio”.

Eleonora Baccini de La Renaissance parla di “una brutta pagina per le istituzioni” e pone una questione politica: “Le regole valgono per tutti o solo per alcuni? Non è solo una questione giudica, ma politica e di credibilità delle istituzioni.” Poi ricorda: “Il limite dei mandati non è piovuta dall’alto, è stata votata e voluta dall’Uv che esprime il presiedente. Una legge che serve a difendere la democrazia, non a limitarla. Quando le stesse persone ricoprono per troppo tempo un ruolo apicale il rischio non è la stabilità ma la stagnazione e il ricambio non è un fastidio ma un’esigenza democratica”.

Marco Carrel degli Autonomisti di Centro sposta il focus sulla tenuta complessiva delle istituzioni: “Non mi preoccupa la credibilità di ognuno di noi consiglieri, che vi assicuro è molto vicina allo zero, ma mi preoccupa la credibilità delle istituzioni regionali. Quella credibilità che è stata messa in discussione nel momento in cui la difesa, nominata dalla nostra giunta regionale, ha preso in considerazione l’incostituzionalità di una legge regionale”. E ricorda anche il ruolo particolare del presidente della Regione: “Stiamo parlando di una carica che ha anche funzioni prefettizie. Non sottovalutiamo questo aspetto”.

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La maggioranza: “Scenario apocalittico che non esiste”

Dalla maggioranza arriva però una lettura opposta. “Oggi non c’è alcun vuoto”, sostiene Aurelio Marguerettaz, capogruppo Uv. “La comunità valdostana non è nel caos: c’è una gestione ordinaria per gli atti urgenti e indifferibili”. E aggiunge: “Se ci sarà un ricorso, non si parlerà di anni ma di qualche mese”. Secondo la maggioranza, inoltre, il quadro giuridico è tutt’altro che univoco: “Già sull’efficacia della sentenza esistono pareri opposti”.

Dagli alleati arriva il sostegno politico al ricorso in appello di Testolin, che per il momento è rimasto in silenzio ad ascoltare il lungo dibattito fra i banchi dei semplici consiglieri.

Per Marco Sorbara di Forza Italia “ricorrere nei successivi gradi di giudizio è legittimo e doveroso”.
E richiama il voto: “Il popolo valdostano ha parlato in modo forte. Saranno i giudici a dire l’ultima parola, ma fino ad allora quella volontà va rispettata”.

Sulla stessa linea anche Marco Viérin: “Ricorrere in appello è un diritto sacrosanto e Testolin avrà il nostro sostegno se riterrà di farlo.” Il capogruppo del Centro Autonomista non nasconde però “la fase delicata” che si apre per le istituzioni valdostane. “Il momento va affrontato con attenzione, per non creare uno stallo amministrativo”

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Verso il Consiglio Valle, cresce la tensione sul ricorso di Testolin

05 maggio ore 13.01

A poche ore dall’adunanza del Consiglio Valle, chiamato a prendere atto della decadenza di Renzo Testolin dalla carica di presidente della Regione, continuano a susseguirsi riunioni e confronti politici. Questa mattina, alle 9, il Comité dell’Union Valdôtaine è tornato a riunirsi. Lo stesso ha fatto da pochi minuti la maggioranza. Le tensioni non mancano, anche perché il percorso del ricorso, delineato da Testolin, non è ancora stato chiarito fino in fondo.

Durante la riunione del Comité, l’ex presidente della Regione avrebbe chiesto che il sostegno politico al ricorso fosse messo nero su bianco. Una decisione che, però, spetterà al Conseil, il parlamentino unionista, convocato per la giornata di domani. Anche dagli alleati Testolin sembra aver cercato una legittimazione formale.

I nodi del ricorso

Gli alleati, ma non solo, chiedono che nell’appello resti fuori la questione di incostituzionalità della legge regionale, tema che nelle ultime settimane ha creato più di un imbarazzo nel fronte autonomista. Anche la costituzione in giudizio della Regione, bocciata in modo netto nella sentenza di primo grado, resta oggetto di trattativa.

Nelle motivazioni della sentenza, i giudici Paolo Bernardini, Maurizio D’Abrusco e Giulia De Luca scrivono infatti: “Non avendo il presente giudizio ad oggetto un sindacato sulla legittimità della delibera consiliare n. 15/XVII, bensì l’accertamento del diritto soggettivo alla permanenza nella carica e considerato che rispetto a tale diritto soggettivo Regione autonoma Valle d’Aosta rimane estranea, non essendo in discussione la legittimità del suo operato, censurabile esclusivamente dinanzi al Giudice amministrativo, e non potendo l’Amministrazione vantare un autonomo interesse alla regolare composizione dell’organo elettivo, deve infatti escludersi che Regione autonoma Valle d’Aosta sia titolare di un interesse giuridicamente qualificato a prendere parte al presente giudizio, ponendosi in posizione neutra rispetto ai contendenti”.

A rendere ancora più teso il clima, già agitato, sono arrivate anche le parole del professor Nicola Lupo, già consulente del Consiglio Valle e autore del parere che aveva dato luce verde all’eleggibilità di Testolin e di Luigi Bertschy nella Giunta regionale. All’Ansa, il costituzionalista ha definito la sentenza “assai deludente nelle argomentazioni di merito e inoltre contenente un grave strafalcione nel passaggio in cui opta per non sollevare una questione di costituzionalità”.

La presa di distanza dell’Ufficio di Presidenza

Parole dalle quali l’Ufficio di Presidenza del Consiglio Valle ha preso le distanze.

“Una dichiarazione totalmente inopportuna e fuori luogo in un momento così delicato per la Valle d’Aosta”, hanno evidenziato il presidente Stefano Aggravi, i vicepresidenti Loredana Petey e Massimo Lattanzi, e i consiglieri segretari Laurent Viérin e Corrado Bellora. “Come istituzione, il Consiglio regionale ribadisce il massimo rispetto nei confronti delle sentenze e degli organi che le emanano”.

L’Ufficio di Presidenza ha inoltre precisato che il Consiglio regionale non ha più alcun rapporto con il professor Lupo, al quale, nell’ottobre 2025, era stato affidato un incarico per la redazione di un parere pro veritate sull’interpretazione della norma regionale che disciplina il limite dei mandati all’interno della Giunta regionale.

“Pertanto — concludono i componenti dell’Ufficio di Presidenza — le dichiarazioni rese dal professor Lupo sono da ritenersi formulate a titolo esclusivamente personale e non riconducibili in alcun modo al Consiglio regionale”.

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Testolin decade, ma il ricorso può tenere la Valle d’Aosta sospesa

4 maggio 2026

La sentenza del Tribunale di Aosta è chiara: Renzo Testolin è ineleggibile alla carica di presidente della Regione e, di conseguenza, deve decadere. Una decisione netta, fondata sull’applicazione della legge regionale che limita il numero di mandati consecutivi all’interno della Giunta, concepita proprio per garantire alternanza e prevenire la concentrazione del potere.

Eppure, anziché rappresentare un momento di chiarezza istituzionale, la vicenda rischia ora di trasformarsi in un passaggio potenzialmente destabilizzante per l’intera Regione.

Sabato 2 maggio, alle 9.50, con la notifica della sentenza agli uffici del Consiglio Valle, sono scattati i 60 giorni entro i quali dovranno essere individuati un nuovo presidente della Regione e una nuova Giunta. Domani, alle 15, l’Assemblea regionale — come comunicato questa mattina in conferenza dei capigruppo a cui era presente il vicepresidente Bertschy — si riunirà soltanto per la presa d’atto della decadenza e per la discussione politica.

Nei 57 giorni restanti, la Giunta potrà adottare esclusivamente atti indifferibili e urgenti, mentre anche l’attività del Consiglio risulta sospesa. Questo significa, in concreto, che non sarà possibile approvare provvedimenti rilevanti come l’Assestamento di bilancio e che le commissioni consiliari non potranno esaminare dossier strategici, tra cui la norma di attuazione in materia di concessioni idroelettriche.

Di fronte a una pronuncia così rilevante, in molti hanno invocato un gesto di responsabilità politica: fare un passo indietro, riconoscere il limite imposto dalla legge e favorire una transizione.

Quella strada, però, non sembra essere quella che Renzo Testolin intende percorrere.

Della possibilità di presentare ricorso si è parlato anche questa mattina nel corso della riunione di maggioranza. Una scelta legittima sul piano giuridico, ma che apre interrogativi profondi sul piano politico.

La linea che sembra prevalere è quella del resistere, prolungando lo scontro nelle aule giudiziarie. Nel frattempo, però, la Valle d’Aosta rischia di rimanere sospesa.

I tempi della giustizia non sono prevedibili. L’unica certezza, al momento, è che con il deposito del ricorso – ci vorranno sicuramente alcuni giorni –  scatterebbe la sospensiva della sentenza di primo grado. Il Consiglio Valle dovrebbe quindi tornare in aula per prendere atto del reintegro del presidente e della sua Giunta.

Sullo sfondo restano però diversi interrogativi. Il vicepresidente Luigi Bertschy, pur non chiamato in causa da Avs, si trova nella stessa situazione di Testolin: è legittimato a ricoprire il ruolo di presidente pro tempore in attesa del deposito del ricorso? E, nel momento in cui dovesse scattare la sospensiva, gli atti approvati dalla Giunta Testolin nuovamente in carica sarebbero pienamente validi? E quelli votati dal Consiglio Valle?

A questi dubbi se ne aggiungono altri. In primo grado è stata sollevata la questione di incostituzionalità della legge regionale: la maggioranza vuole ora capire se questo profilo verrà riproposto anche in appello. Allo stesso modo, resta aperto il tema della costituzione in giudizio della Regione, dichiarata inammissibile dai giudici di primo grado: la Giunta deciderà di approvarla di nuovo nel secondo grado di giudizio? E, soprattutto, potrà farlo durante la prorogatio?

Nel migliore dei casi, Testolin potrebbe tornare pienamente in carica. Nel peggiore, si arriverebbe a una conferma della decadenza, con la necessità di ricostruire tutto da capo.

In mezzo, però, c’è il presente: una Regione che rischia di restare bloccata, priva di una guida pienamente legittimata e con un orizzonte politico sempre più incerto.

Se la giustizia ha tracciato un perimetro, è la politica che oggi appare in difficoltà. La crisi apertasi in queste ore è infatti anomala: non nasce da uno scontro tra programmi o visioni, ma ruota attorno a una singola figura e alla sua scelta di restare.

Nel frattempo i nomi per una possibile successione non mancano, le ambizioni si muovono nei corridoi, ma nessuno sembra disposto a esporsi apertamente.

Il bivio dell’UV: Testolin pensa a ricorrere in appello, ma nel Mouvement non tutti sono con lui

3 maggio 2026 di Luca Ventrice

Mentre l’Union Valdôtaine esaminerà “in seguito le necessarie azioni” dopo la sentenza che ha fatto decadere Renzo Testolin dalla carica di Presidente della Regione, le pedine si muovono. Anche se, questa volta più che mai, con cautela.

Ieri, le bocche sono rimaste cucite. Oggi non è diverso. Anche se qualcosa è cambiato. Se poco meno di ventiquattr’ore fa l’ipotesi che Testolin ricorresse in appello sembrava prima scontata, poi addirittura scartata, l’idea sta tornando a circolare dalle parti del Mouvement.

A voler resistere, dicono i soliti ben informati, sarebbe lo stesso Presidentedisarcionatodalla sentenza del tribunale civile di Aosta. Quindi: ricorrere in appello e rimanere in carica dal momento che la richiesta di sospensiva bloccherebbe temporaneamente gli effetti della decadenza.

Il problema, però, è che non c’è union nell’Union. A partire dallo stesso gruppo in Consiglio regionale, dove non tutti vedono di buon occhio il ricorso di Testolin in secondo grado.

Intanto, si cerca di capire cosa succederà martedì prossimo, 5 maggio, quando è convocato il Consiglio Valle che dovrà prendere atto della sentenza di decadenza del Presidente della Regione.  Carica che, a questo punto, verrebbe affidata al vicepresidente – attualmente assessore ai Trasporti e al Lavoro – Luigi Bertschy che, però, ha lo stesso problema di mandati di Testolin.

Da martedì, quindi dalla presa d’atto, dovrebbero partire i famosi sessanta giorni per costruire una nuova Giunta regionale. Con, al termine, Testolin e Bertschy seduti nei banchi di piazza Deffeyes da consiglieri semplici.

Il nodo, però, è anche politico. Perché se la maggioranza mantiene i numeri dalla sua, non è detto che gli equilibri – interni all’Union e con gli alleati di governo, Autonomisti di centro e Forza Italia – rimangano tali.

È probabile però che rispetto a sei anni fa, quando siamo andati ad elezioni anticipati, questi due mesi porteranno ad una soluzione effettiva. Anche perché – tranne Adu VdA, non presente in Consiglio Valle -, le segreterie di diversi partiti, se non tutti, sanno che il rischio di non essere più rieletti è grande. Ed il silenzio assoluto di queste ore lo dimostra.

Poi, c’è un altro tema. Se Testolin ricorresse e vincesse in appello? Il suo sostituto verrebbe “destituito” come successo – per una questione diversa, ma non troppo lontana – con Lavevaz? Gli interrogativi restano, mentre tutto tace. Ma il tempo scorre. E, da martedì, si conterà fino a sessanta.

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Decadenza Testolin, l’Union Valdôtaine: “Garantire la stabilità”

2 maggio 2026 – Ore 19 di Luca Ventrice

Il Comité fédéral dell'Union Valdôtaine
Il Comité fédéral dell’Union Valdôtaine

Come da tradizione, le parole restano in bocca. Così come, i pensieri in testa. L’Union Valdôtaine, dopo la sentenza del Tribunale sulla decadenza di Renzo Testolin da Presidente della Regione – accogliendo il ricorso di Avs – si chiude in Avenue des Maquisards per circa due ore e mezza.

Il Mouvement mette le mani avanti. La riunione con il gruppo consiliare in piazza Deffeyes prima, allargato poi al Comité fédéral “è stata informativa, per valutare la portata tecnico-giuridica della decisione giudiziaria e ad esaminare in seguito le necessarie azioni, con l’obiettivo di prevenire, per quanto possibile, eventuali ripercussioni sulla macchina amministrativa regionale”.

E mentre le bocche restano cucite, la nota aggiunge: “L’Union Valdôtaine ritiene che il momento politico esiga responsabilità, lucidità e impegno nei confronti delle istituzioni. Nessun vuoto amministrativo o incertezza che possa ostacolare l’azione pubblica sarà ammessa”.

A far fede, è il “titolo” stesso che il presidente del Mouvement stringe in mano. Che recita: “Garantire la stabilità“.

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Decadenza Testolin, Avs esulta. L’Union Valdôtaine convoca il Comité fédéral

2 maggio 2026 – Ore 13.43 di Luca Ventrice

Il Siège central dell'Union Vadôtaine, ad Aosta
Il Siège central dell’Union Vadôtaine, ad Aosta

Appena sentenziata la decadenza di Renzo Testolin dalla carica di Presidente della Regione, l’Union Valdôtaine prende carta e penna e annuncia la convocazione del Comité fédéral.

Testolin non poteva essere rieletto Presidente: depositata in Tribunale la sentenza sul limite dei mandanti in Giunta

In una nota, infatti, si legge: “L’Union Valdôtaine prende atto della decisione del Tribunale di Aosta, nel rispetto delle istituzioni. Alla luce di questa situazione, il Presidente del Mouvement ha convocato il Comité fédéral per procedere ad un’analisi approfondita e prendere le decisioni necessarie nell’interesse del movimento e della Valle d’Aosta”.

Avs: “Totale naufragio giuridico e politico”

di Luca VentriceAndrea Compotaro AVS Consiglio Regionale

Andrea Compotaro AVS Consiglio Regionale

Dai banchi dell’opposizione, esulta Avs. Suo il ricorso vinto. “Per il Presidente Testolin, i suoi consulenti, i suoi legali, l’avvocatura regionale, la stessa Giunta regionale che aveva votato la costituzione della Regione, è un totale naufragio giuridico e politico”, spiega il movimento in una nota.

“Avs – si legge ancora -, ha dovuto condurre da sola una battaglia molto impegnativa, ma lo ha fatto con determinazione, con la convinzione che anzitutto occorre rispettare le leggi e che l’arroganza del potere va combattuta, anche in solitudine. Grazie a chi ci ha sostenuto, ai nostri valenti consulenti e avvocati, a chi ha informato correttamente su questa incredibile vicenda che ora trova un punto fermo. Bene così”.

Adu chiede “elezioni subito”

di Luca Ventrice

“Il Tribunale ha confermato un’evidenza: Testolin e Bertschy non potevano restare in Giunta. L’intera campagna elettorale unionista si è fondata su una menzogna che ci porta, tra l’altro, alla paralisi amministrativa”.

A scriverlo in una nota è Adu VdA che chiede “elezioni subito. Chi voleva piegare l’autonomia al proprio interesse è stato riportato alla realtà. Chi, pur rivestendo ruoli istituzionali come quello da Presidente del Consiglio, ha taciuto è stato complice. Un comportamento indegno. Chiedere scusa e dimettersi. Avs ha condotto per tutti una battaglia di democrazia”.

Pd: “Agire con rapidità e senso di responsabilità”

di Luca Ventrice

Partito democratico della Valle d'Aosta - PD
Partito democratico della Valle d’Aosta

Il Partito democratico della Valle d’Aosta, in una nota, “prende atto della sentenza del Tribunale di Aosta” e “esprime pieno rispetto per le decisioni della magistratura”. Ma, i dem aggiungono: “Allo stesso tempo, non possiamo non manifestare una forte preoccupazione per la fase di instabilità che si apre oggi nella nostra Regione. La Valle d’Aosta ha bisogno di certezze, di una guida autorevole e di istituzioni pienamente operative, soprattutto in un momento in cui cittadini, famiglie e imprese attendono risposte concrete su temi fondamentali”.

“Per questo motivo – si legge ancora -, riteniamo indispensabile agire con rapidità e senso di responsabilità: è necessario uscire quanto prima da questa situazione di incertezza e restituire piena funzionalità all’azione di governo regionale”.

Non solo: “In questo quadro, rivolgiamo un appello all’Union Valdôtaine affinché cessino prove di forza inutili e dannose per la comunità valdostana. Non è il tempo delle contrapposizioni o dei tatticismi politici, ma quello delle scelte chiare e nell’interesse esclusivo della Valle d’Aosta. Il tema dell’ineleggibilità in Giunta del presidente Testolin aleggia dal giorno delle elezioni, aver cercato di superare un problema vero ci porta ora in questa situazione molto complessa”.

20 risposte

  1. Più che un assist, le opposizioni si sono fatte una bella figura di emme: hanno richiesto il voto segreto sperando mandare a bagno la maggioranza, invece hanno finito per fare – loro – un bel buco nell’acqua! Armata Brancaleone.

  2. La difesa divertente 🍿 affidata al vicino il cui nome era stato fatto per lo stesso ruolo …
    L’importante è che il ricorso non sia fatto coi soldi altrui.

  3. Testolin ci faccia vedere quanto tiene alla Valle d’Aosta, si faccia da parte per un bene superiore, dopo aver improvvidamente creato questo papocchio giuridico-politico.
    Ah, come dite, non intende farlo?
    Al grido di “La cadrega innanzitutto” e “Après moi le déluge” vuole forse impugnare la sentenza, più che chiara, e andare in appello rendendo più che scricchiolante l’attività amministrativa regionale?

  4. Che disagio, veramente.

    Sembra che nessuno pensi alla STABILITA’, quanto più a piccole guerre interne che non fanno altro che portare sventura alla VDA, già sventurata di suo a livello politico.

    1. Pienamente d’accordo con te sul fatto della necessaria stabilità.
      Ma quelli dell’ Union cui stava sul gozzo questa situazione si facciano sentire, e chi crede veramente che questo movimento abbia ancora un senso esca dal mutismo di comodo.

  5. Hanno la carta “donna” da giocarsi, un ex usato, forse poco sicuro ma con carte in regola e uno “tranquillo”. Possono fare le loro scelte senza avvitarsi in un percorso ostinato che gioverebbe solo al decaduto,

  6. Il 5 Maggio di due secoli fa segnava la fine di un certo Napoleone.
    Il 2 Maggio 2026 ha segnato la fine di un signore, anche lui francofono,che forse si é creduto a a modo suo un Napoleone Chez Nous.
    La cosa tragicomica é che il propio EGO lo ha portato a non rispettare una legge fatta dalla propia cerchia che da sempre si é dichiarata autonomista
    Adesso aspettiamo cosa succederà al comune di Aosta sperando di mandare a casa Roccobarocco.

  7. N.B.: Chi ha proposto e votato la legge non sono né la Guichardaz (di cui la collocazione non darei per scontata, che non ha partecipato al ricorso e che non è eletta) né la Minelli. Chi è causa della propria legge pianga se stesso. Prendersela con chi ha preteso l’applicazione della legge è irrazionale e dimostra paura del consenso altrui. Non bisognerebbe prendersela, invece, per il ritardo, ora, nella risposta a dossier cocenti, con chi ha accettato il mandato facendosi forse solleticare le orecchie da pareri compiacenti confidando sull’equivoco interpretativo? O forse non c’era alternativa per saldare vecchi conti?
    P.s : Interrogarsi, piuttosto, sulle competenze di chi fa ricorsi per tutti noi.

    1. Credo si stia rivolgendo al mio commento, pur senza averlo richiamato.

      Nessuno ha parlato della legge, bensì dei giochetti politici delle due succitate; tanto più che stavolta alla Minelli va la gratitudine di tutti per aver deciso a testa bassa di avanzare, la controparte di ADU cerca solo di tirare acqua al suo mulino, criticando chi resta attaccato alla poltrona ipocritamente, veduto quanto pare darle noia non esser seduta lei.

  8. Va bene che la sinistra è solita utilizzare la clava dei Tribunali per abbattere le maggioranze politiche che non le piacciono, e questa tra Union Valdôtaine e Forza Italia la vivono come una tragedia, però vorrei sommessamente fare notare che anche in questo genere di giudizi c’è sempre la possibilità di rivolgersi a un secondo grado. Come peraltro fatto dalla Todde in Sardegna, che non mi sembra rappresenti il Centrodestra. Quindi lasciamo che la giustizia faccia pienamente il suo corso, prima di cantare vittoria. Che poi c’è poco da essere felici per avere mandato gambe all’aria un’intera giunta per via di una sentenza. Anzi, è la negazione della politica.

      1. @Leo: è la Costituzione che sancisce la libertà nell’elettorato attivo e passivo, non io. Ergo il limite dei mandati è anticostituzionale. Dopodiché, se la sinistra che urla sempre alla difesa della Costituzione questa volta (perché le fa comodo) vuole andarle contro, che abbia almeno il buongusto di dirlo apertamente.

        1. C’è un problema: il limite mandati a presidente della Regione esiste in tutta Italia, ed è anche più restrittiva, solo 2. Le Regioni che provano a fare leggi sull’aumento dei mandati vengono annullate dalla Corte Costituzionale, anche alla regioni autonome: Trento vi ha provato l’anno scorso e si beccata una mazzata da Roma. Noi in Valle d’Aosta siamo gli unici che non la applichiamo perché lo Stato ha ceduto questa competenza alla Regione e decidiamo solo noi: prossima volta che si faccia sta cavolo di legge bene senza dover poi stare nel tritacarne di costituzionalisti e tribunali. Ed evitare di fare pantomime di incostituzionalità che alla fina lo Stato ci toglie questa competenza e ci imponga la legge nazionale.

        2. Allora valga anche per i mandati dei Sindaci nei Comuni e negli appalti per le imprese ( niente principio di rotazione ) …o facciamo 2 pesi e 2 misure all italiana ?

  9. ADU vuole le elezioni subito.
    La Guichardaz spera di entrare così in consiglio? Non è la mancanza di Testolin e Bertschy che farà dimenticare chi è stato il motore del fallimento del PCP per colpa di due che volevano una sinistra-sinistra diversa e han deciso di non averne nessuna.
    Neanche la Minelli, che cerca di espiare il peccato facendo fallire questa Giunta, à la Nerone.

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