Uvp, Giuliano Morelli verso la presidenza

Candidato unico Morelli, consigliere comunale a Villeneuve, verrà eletto alla guida del "Leone dorato" al congresso del 25 febbraio: "serve una sigla nuova perché l’Autonomia ottenga più capacità decisionale verso l’Europa ed i gruppi di interesse".
Giuliano Morelli, Uvp
Politica

Candidato unico, sarà Giuliano Morelli – web designer classe 1981 e consigliere comunale di maggioranza a Villeneuve – il prossimo Presidente dell’Union Valdôtaine Progressiste che sarà eletto lunedì prossimo, 25 febbraio, durante il congresso straordinario di Pontey.

Momento delicato per i partiti autonomisti, Morelli spiega che direzione vorrebbe per il “Leone dorato”: “Questo è il momento peggiore dell’autonomismo – le sue parole da Presidente “in pectore” -, nel quale però c’è spazio anche per chi, come me, ha meno esperienza ma magari qualche idea nuova per affrontare questo periodo storico”.

Il “peso” degli eletti

Problema storico, ed i “cugini” dell’Uv lo sanno bene, il “peso specifico” degli eletti – soprattutto in Consiglio Valle – sulle decisioni dei movimenti.

Su questo Morelli ha avuto delle rassicurazioni: “È un problema di tutti i movimenti – spiega – per la visibilità che gli eletti hanno, e anche a livello economico dal momento che ci sostengono. Non avrei accettato la candidatura, però, se non sapessi che c’è fiducia nei miei confronti”.

L’Uvp, ma soprattutto l’Autonomia, di domani

Come si affronta questo momento di difficoltà degli autonomisti? Morelli non si tira indietro: “Bisogna anzitutto capire cosa si vuole fare – spiega ancora – alla fine di una ‘Guerra civile’ tra autonomisti fatta di personalismi che hanno lasciato sul campo tanti ‘morti’, soprattutto riguardo la fiducia degli elettori. Dobbiamo capire chi siamo e non rendere l’Uvp solamente una ‘sigla elettorale’”.

La ricetta è “stringere le maglie”: “Servirebbe – prosegue Morelli – non una ‘federazione’ ma una sigla nuova perché l’Autonomia ottenga più capacità decisionale verso l’Europa, verso i gruppi di interesse, smettere di ‘guardarsi l’ombelico’ e dirci ‘quanto eravamo belli’ nel 1946”.

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