Da tempo nelle scuole valdostane si lavora sulla cultura della prevenzione e sugli aspetti educativi e formativi, anche attraverso il nuovo progetto che prevede una maggiore presenza degli psicologi a servizio di studenti, docenti e genitori. A ricordarlo è la Sovrintendente agli studi Marina Fey, intervenendo sulla proposta del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, dopo i fatti di La Spezia, di installare, laddove richiesto dagli istituti, metal detector per garantire la sicurezza di studenti e docenti.
“Al momento non si ravvisa sul nostro territorio una situazione tale da rendere necessari strumenti come metal detector o cani antidroga in una logica di prevenzione generalizzata. Possono esserci episodi, anche gravi, che richiedono attenzione e misure specifiche, ma oggi è prematuro individuare scuole in cui installare dispositivi di questo tipo, anche per l’impatto organizzativo e per il personale necessario a gestirli”, spiega Fey.
“La priorità della scuola resta la prevenzione e l’accompagnamento educativo. Possiamo anche rafforzare alcuni presìdi, ma se non si lavora sulla cultura della prevenzione, sulle relazioni, sulla gestione delle emozioni e sull’empatia, il rischio è che certi comportamenti si spostino semplicemente in altri contesti”.
Il tema potrebbe entrare all’ordine del giorno della conferenza dei servizi convocata per il 26 gennaio.
“I docenti spesso riescono a cogliere i campanelli d’allarme, ma serve una corresponsabilità con le famiglie e, in alcuni casi, un maggiore supporto genitoriale nelle situazioni più fragili. Al momento non abbiamo segnalazioni particolari; qualora le scuole dovessero evidenziare criticità, valuteremo insieme le azioni più appropriate, anche con un rafforzamento della presenza delle forze dell’ordine nelle situazioni ritenute più a rischio”.
Nei giorni scorsi, e prima dei fatti di La Spezia, il tema della sicurezza nelle scuole era approdato in Consiglio Valle con un’interpellanza presentata da Aldo Domanico. Al centro dell’iniziativa, “la preoccupazione dei cittadini di Verrès e dei comuni limitrofi riguardo all’aumento di casi di aggressioni – verbali e non – da parte di cosiddette baby gang in alcune zone, fenomeni che potrebbero essere riconducibili alla numerosa presenza di studenti di molteplici nazionalità gravitanti nel polo scolastico di Verrès”.
L’assessore all’Istruzione Erik Lavevaz ha spiegato che sono stati attivati “confronti con l’Amministrazione comunale e con le forze dell’ordine, che hanno posto un’attenzione specifica al contesto, con l’intento di garantire la sicurezza della comunità intorno al plesso scolastico”. Si è parlato anche delle valutazioni in corso sulla videosorveglianza, ricordando che la scuola può attivarla “solo in casi specifici e a seguito di una valutazione molto attenta, trattandosi di una materia particolarmente delicata per i profili di privacy e per la presenza di minori”. È stato inoltre avviato un confronto con gli uffici della Sovrintendenza per sviluppare un percorso che tenga conto sia della sicurezza sia della tutela della riservatezza, in particolare degli studenti.
“Su questo punto va fatta una valutazione condivisa con l’istituzione scolastica, tenendo conto degli aspetti legati alla privacy – aggiunge la Sovrintendente –. In ogni caso, qualora si decidesse di installare un sistema di videosorveglianza, questo non sarebbe all’interno degli edifici, ma eventualmente sul perimetro esterno”.
A febbraio ripartirà infine proprio in Bassa Valle la settimana – ormai diventata il mese – della legalità. “Stiamo lavorando da tempo con i dirigenti scolastici e con le amministrazioni locali, anche in collaborazione con le prefetture, per rafforzare l’attenzione dal punto di vista educativo e formativo, attraverso momenti di sensibilizzazione e progetti dedicati alla legalità”.
