Celva: serve una legge quadro per urbanistica e pianificazione territoriale

Il Celva ha approvato la nuova strutturazione degli organi direttivi che prevede 14 dipartimenti. In agenda ora una legge quadro in materia urbanistica, il passaggio a tariffa dei rifiuti. Rischio scomparsa comuni? Valle garantita dalle comunità montane.
Società
Sviluppare maggiormente e far crescere il ruolo degli Enti Locali attraverso una più efficace politica di consolidamento del Cpel nel governare le collettività locali attraverso mirati interventi nei diversi ambiti della società. E’ questa la “mission” alla base della nuova struttura organizzativa e politica approvata dal Comitato Esecutivo del Consiglio Permanente degli Enti Locali e del Consiglio di Amministrazione del Consorzio degli Enti Locali. Un’impostazione che secondo il neo presidente del Celmo Elso Gerandin, cerca di “rappresentare all’interno del direttivo del Celva tre principi: territorialità, disponibilità e  competenza”. La definizione dei 14 dipartimenti con i relativi referenti va in questo senso. In particolare i Dipartimenti, a loro divisi in quattro aree di appartenenza, rappresentano le unità organizzative nelle quali si articolano le funzioni del Cpel. Ciascun Diartimento ha un proprio settore di competenza specifico, e un referente politico che ne è responsabile e che svolge attività di pianificazione strategica, di analisi, e di amministrazione.

Diversi sono i temi che il Celva ha sul tavolo. Tra questi la revisione della legge sull’urbanistica con il completamento e la revisione dei piani regolatori che sarà  oggetto di incontro con la Giunta regionale e con gli assessori competenti. “La Valle d’Aosta ha competenza esclusiva in competenza di urbanistica. La legge n.11 del 1998 che ha dato i suoi frutti in passato, nel tempo ha subito una serie di interventi e revisioni. Modifiche quasi sempre previste in legge “omnibus”. Ora c’è la necessità di mettere insieme tutta questa legislazione e di rivedere la legge nei suoi principi, perché tra le altre cose, il testo prevede la revisione dei piani regolatori. Abbiamo oggi ancora qualche difficoltà sul territorio ad adeguare le cartografie, e i piani regolatori. Sulla base delle difficoltà avute e delle esperienze di questi anni abbiamo l’assoluta necessità di procedere ad una legge quadro che comprenda tutto quanto deliberato negli anni".

Tra le altre novità figura il passaggio da tassa a tariffa dei rifiuti. “Per la raccolta rifiuti oggi sono referenti le Comunità montane. Con legiferazione del 2007 i comuni della Valle d’Aosta sono stati suddivisa in Sub-ATI (Sotto Ambiti Territoriali Ottimali) che in alcuni casi coincidono con le Comunità Montane, in altri ad associazioni di Comuni. La novità è che a giorni una delibera prenderà in considerazione le indicazioni che ogni territorialità evidenzierà. In questo contesto anche l’ obbligo di mettere a tariffa tutti i costi di gestione (raccolta rifiuti e trasporto fino al trattamento finale) oltre alla parte legata agli investimenti che prevede una quota di ammortamento. E’ tutta materia in definizione in queste settimane con l’amministrazione regionale per valutare l’impatto sulla tariffa”.

Un recente rapporto pubblicato da Confcommercio-Legambiente prevede per il 2016 ben 1.650 comuni destinati a diventare vere e proprie “ghost-town”, città fantasma. Il riferimento è verso quei comuni disagiati, con scarse capacità economiche ed occupazionali, pochi bambini e popolazione in calo. La maggior parte dei comuni relativi al rapporto sono nel sud Italia, ma il fenomeno colpisce anche Liguria, Lazio, Valle d'Aosta. Una preoccupazione che, pur coinvolgendo la nostra Valle, non è reale “In materia di enti locali abbiamo competenza esclusiva grazie alla legge n.54 del 1998 – spiega il presidene del Celva –  La legge prevede in Valle solo due livelli politici: regione e comuni. Le comunità montane in questo contesto si inseriscono quali enti per la gestione dei servizi per conto dei comuni. Questa è la più grossa e innovativa risposta quando si parla di sopprimere piccoli comuni. Accorpare i servizi e gestirli a livello sovraccomunale permette alla VdA di mantenere queste realtà. Sono, infatti, i servizi che costano. Se ogni piccolo comune dovesse gestire tale spesa sarebbe impensabile. Questa impostazione che la VdA si è data grazie alla legge 54 permette dunque di mantenere l’identità politica di queste piccole realtà e comuni".

Oggi abbiamo già una forte risposta – conclude Gerandin – dobbiamo però assolutamente continuare perché è la risposta più ragionevole e concreta alla possibilità di soppressione dei comuni o rischio di scomparsa dei comuni. Abbiamo realtà piccole è vero ma questa gestione garantisce la loro sopravvivenza e fornisce risposte concrete”.

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