Dalla finanza internazionale alla Valle d’Aosta: Marco Cravero lancia “WhatsLove”, il social della voce

Marco Cravero, cresciuto a Courmayeur, dopo anni all'estero oggi firma WhatsLove, la social app “voice-first” che mette al centro la voce, le emozioni e la sicurezza, con un pulsante SOS pensato in particolare per le donne. Non un social per “apparire”, ma uno spazio per esserci.
Marco Cravero - WhatsLove
Società

Dalla finanza internazionale alla Valle d’Aosta per costruire qualcosa di diverso. Più umano. Marco Cravero, cresciuto a Courmayeur, dopo anni nei grandi centri della finanza tra New York, Londra e Milano, oggi firma un progetto che va in tutt’altra direzione: una social appvoice-first” che mette al centro la voce, le emozioni e la sicurezza. Si chiama WhatsLove.

L’idea nasce da una sensazione semplice ma potente come la difficoltà crescente di comunicare davvero: “Negli ultimi anni abbiamo iniziato a scrivere tantissimo, ma a dirci sempre meno – spiega Cravero -. Messaggi, chat, emoji, reazioni rapide, è tutto immediato, tutto filtrato, eppure le emozioni autentiche passano soprattutto dalla voce, dal tono, dalle pause, dalle esitazioni, dall’imperfezione. Trasformiamo conversazioni importanti riducendole a testo, a fraintendimenti continui, a relazioni che si raffreddano non per mancanza di interesse ma per mancanza di presenza“.

È da questa frattura che nasce WhatsLove: non un social per “apparire”, ma uno spazio per esserci.

Per chi non mastica tecnologia, WhatsLove è una social app voice-first: significa che la voce non è una funzione accessoria, ma il cuore dell’esperienza. Niente feed infinito da scorrere compulsivamente, niente corsa al like. Gli utenti comunicano principalmente attraverso messaggi vocali, interazioni audio e spazi di ascolto condivisi. L’obiettivo è creare connessioni autentiche, non performance digitali. Anche l’intelligenza artificiale, spiega Cravero, è pensata per premiare l’autenticità e non l’estremo o l’aggressività. L’innovazione, dunque, non è solo tecnologica ma culturale: in un’epoca dominata da filtri e immagini costruite, la voce resta l’ultima firma personale. Non mente. È fragile, imperfetta, reale.

Cravero - WhatsLove
Cravero – WhatsLove

Ma WhatsLove non è solo relazione. È anche sicurezza: “Tra le funzioni più significative dell’app – racconta Cravero -, c’è un pulsante SOS, pensato in particolare per le donne. In una situazione di disagio o pericolo, l’utente può attivarlo e chiedere aiuto in tempo reale. La richiesta viene gestita in modo rapido e discreto, mettendo immediatamente in contatto la persona con i propri cari. Questa idea nasce ascoltando storie vere. Mi sono chiesto: se abbiamo un telefono sempre in mano, perché non usarlo anche per proteggerci, non solo per distrarci?“. In un momento storico in cui il tema della sicurezza femminile è sempre più centrale, l’app vuole essere anche uno spazio sicuro, non soltanto un luogo di socialità.

Il percorso di Cravero, almeno in apparenza, sembra distante anni luce dal mondo delle app social. Dopo l’università in Scozia ha lavorato quasi esclusivamente all’estero, iniziando con Moody’s tra New York e Londra, per poi passare all’investment banking londinese con HSBC e BNP Paribas, fino a ricoprire un ruolo dirigenziale in Mediobanca a Milano. Un contesto estremamente strutturato e competitivo, fatto di numeri, decisioni rapide e pressione costante.

Proprio in quel mondo ha iniziato a percepire un contrasto profondo: da un lato l’efficienza estrema, dall’altro una progressiva perdita di contatto umano. Conversazioni importanti ridotte a chat su Bloomberg, email al posto del confronto diretto, relazioni filtrate da ruoli e performance: “Dopo anni passati a costruire valore economico, ho sentito il bisogno di costruire valore umano“. Non una fuga, quindi, ma un’evoluzione naturale.

Cravero - WhatsLove
Cravero – WhatsLove

Cravero è cresciuto a Courmayeur. Il padre lavorava alle Aiguille du Midi, a Chamonix, e la sua infanzia è stata segnata dallo sci, dalla natura e dai legami veri: “Dopo tanti anni all’estero, tornare in Valle d’Aosta non è stata una scelta dettata dalla nostalgia, ma dal radicamento. La Valle non è solo il luogo da cui vengo, è il luogo che mi ha formato. Non è un territorio semplice dal punto di vista lavorativo – ammette -. Ma oggi, tra lavoro remoto e digitale, è possibile creare qualcosa di globale anche da qui. E farlo in un luogo che ogni giorno ti ricorda chi sei, soprattutto ora che mio padre non c’è più, assume un valore ancora più profondo”.

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