È il 1967 quando Don Ugo de Censi dà vita all’Operazione Mato Grosso, un movimento spontaneo che educa i giovani attraverso il lavoro gratuito a favore dei più poveri dell’America Latina. Dall’altopiano del Mato Grosso, in Brasile, le missioni si estendono progressivamente al resto del continente, contando oggi oltre 500 volontari e 100 missioni tra Brasile, Bolivia, Ecuador e Perù.

Proprio al Perù saranno destinati i viveri che quest’anno la parrocchia di Saint-Martin-de-Corléans di Aosta sta raccogliendo in favore dell’Operazione Mato Grosso, con una campagna che si concluderà domenica 29 marzo e a cui ha aderito anche il Centro Turistico ACLI – Valle D’Aosta. “La raccolta viveri è una tradizione di Saint-Martin che quest’anno cerchiamo di riprendere dopo un periodo di pausa”, spiega Loris Ducly, volontario della parrocchia. “Quest’anno la proposta è quella di trasformarla in un momento di carità comunitaria legato alla Quaresima: anziché rinunciare a qualche vizio fine a se stesso, rinunciamo per dare qualcosa a chi ha meno”.

Mercoledì 18 febbraio sono quindi state consegnate delle scatole alle famiglie della parrocchia, con l’obiettivo simbolico di riempirle entro il 29 marzo, Domenica delle Palme, rinunciando a un chilo di alimenti al giorno. Mentre i parrocchiani stanno già procedendo nel consegnare la propria scatola, i volontari si preparano per una tre giorni di raccolta dei viveri per l’invio dei container, tra venerdì 27 e domenica 29 marzo. Nel weekend chiunque lo vorrà è invitato a consegnare le proprie donazioni direttamente in parrocchia entro domenica mattina. Alcuni supermercati della Valle centrale, tra cui Gros Cidac e Carrefour di Pollein, saranno inoltre presidiati dai volontari, che effettueranno anche una raccolta porta a porta in alcune zone di Aosta.

Ma i container arrivano effettivamente in Perù? Un gruppo di giovani della parrocchia li ha visti arrivare con i propri occhi, partecipando la scorsa estate alla missione per un mese. “Salire su quei tetti in Perù ci ha cambiato lo sguardo”, racconta Loris. “La polvere e la fatica ci hanno mostrato una povertà che non aspetta. Tornati a casa, abbiamo voluto raccogliere i dubbi e le curiosità incontrati in parrocchia per spiegare come un semplice chilo di pasta possa diventare, concretamente, un ponte tra noi e le missioni dell’OMG”.

Nel corso del mese di missione, i volontari valdostani hanno potuto osservare con i propri occhi come gli alimenti spediti dall’Italia sono distribuiti ogni giorno dai missionari, che talvolta percorrono anche diversi chilometri per raggiungere le persone più in periferia rispetto alle parrocchie. Soprattutto nelle zone più rurali del Paese, il cibo è poco, mal distribuito e il lavoro quasi un miraggio. “Nel nostro viaggio abbiamo incontrato queste storie e vogliamo dare una mano concreta per queste realtà”, aggiunge Loris. “La distribuzione dei viveri è solo la punta dell’iceberg delle attività dell’OMG, volte in ultima istanza a bloccare l’implacabile flusso emigratorio dalle zone più disagiate permettendo a quanti più poveri possibile di vivere una vita dignitosa senza lasciare per forza la propria casa”.

È proprio il carattere rurale e povero di infrastrutture del territorio peruviano a far privilegiare la raccolta di viveri, anziché di denaro: “La scelta di investire una somma non irrilevante nella spedizione di un container può sembrare antiintuitiva: non converrebbe che comprassero il cibo laggiù con i nostri soldi? In verità, le missioni dell’OMG sono solo raramente ubicate in luoghi toccati dalla grande distribuzione e per ottenere la stessa quantità e qualità di cibo in loco sarebbe necessaria una filiera logistica imponente e dai costi elevati. In più gli stessi container usati per raccogliere i viveri vengono rispediti in Italia pieni di prodotti di artigianato locale delle cooperative missionarie, da anni l’ambito che più migliora le vite dei peruviani coinvolti perché genera lavoro e reddito stabile in zone di emigrazione”.

Per chi volesse aderire alla raccolta, gli alimenti da consegnare devono essere a lunga conservazione e quindi non scadere nel giro di qualche mese. “Sarebbe meglio evitare anche contenitori in vetro perché rischiano di rompersi”, avverte Loris. “Il resto va tutto bene: pasta, riso, alimenti per bambini, latte in polvere, scatolame… Più si diversifica, meglio è: le necessità sono molte e avere diversi tipi di alimenti aiuta in più occasioni”.

