Società

Ultima modifica: 20 Giugno 2018 3:52

Francesco e l’allevamento, quando la passione diventa impresa

Sarre - Storia di un 29enne che, nato ai confini con Sarre, dove è venuto a contatto da bambino con le bovine, ha prima capito che “la direzione nella mia vita doveva essere questa”, per poi coronare il sogno di un’azienda agricola, aperta da ieri, 1 dicembre.

Allevare significa anche preoccuparsi del fieno per nutrire le bovine.

Sarre, il primo comune dopo Aosta, sulla strada che sale verso il Monte Bianco. Altrove, oltre Pont-Saint-Martin, lo definirebbero “periferia del capoluogo regionale”. Non qui, dove anche a un viaggiatore distratto, in transito sulla Statale 26, appare evidente trattarsi del luogo in cui verde e campagna iniziano a riprendersi gli spazi che, fino a poche centinaia di metri prima, erano appannaggio esclusivo della città e dei suoi edifici.

Se nella parte più alta del territorio, come Bellun, o sopra ancora, esistono dei veri e propri pascoli, anche nelle frazioni più prossime al fondovalle le distese d’erba fanno sì che l’allevamento sia una realtà. E’ proprio in quei prati, non lontani dal luogo in cui è cresciuto ed ancora adesso vive, sul confine con Aosta, che l’oggi ventinovenne Francesco Sartori, negli anni della sua infanzia, ha visto per la prima volta una bovina, rimanendo affascinato dal mondo della zootecnia, governato non dalle lancette degli orologi, ma dai ritmi della natura.

Un interesse coltivato, inizialmente, “andando molto spesso nelle aziende vicino a casa per aiutare nelle attività di stalla” e, siccome non è pensabile una ruralità svincolata dall’essere una comunità, partecipando “a molte manifestazioni del paese”. Da ragazzino, l’acquisto della prima mucca: se non è una scelta definitiva, per Francesco, poco ci manca, perché “avevo capito che la direzione nella mia vita doveva essere questa”.

Se l’adolescenza è la stagione dell’esistenza che tradizionalmente fa rima con irresponsabilità, lui decide invece di non prendere scorciatoie. Un mestiere, anche se può essere tramandato di generazione in generazione, non lo si improvvisa. Servono competenze, soprattutto ad anni duemila avanzati. Studia prima all’Institut Agricole Régional, poi, preso il diploma, continua iscrivendosi, e terminando il ciclo, alla facoltà di agraria dell’università di Torino

In famiglia, per la verità, non regna la massima convinzione sul cammino intrapreso: la crisi incombe e l’agricoltura non sembra più la “locomotiva” dell’economia regionale. Di fronte a segnali del genere, la titubanza è in fondo umana e comprensibile. Franco, il padre di Francesco, però, è al suo fianco: “vedendo l’amore e la passione per questa vita, mi ha aiutato ad aprire la prima stalla, dove ho iniziato ad allevare bovine e vitelli”.

Il ragazzo continua il lavoro, che nel caso dell’allevamento non finisce con l’accudire e mungere gli animali, ma significa tra l’altro preoccuparsi (tagliandolo e imballandolo, sempre in quei prati dove i sarolèn lo vedono sovente a bordo del suo trattore) del fieno per nutrirli. Il desiderio inseguito sin da bambino inizia a prendere forma, ma il destino mischia le carte, come solo lui è capace. Due anni fa, Franco muore improvvisamente.

Quando nel cielo è la stella polare a spegnersi, la notte rischia di vincere. “Credevo di non riuscire ad andare avanti, – confida Francesco con enorme compostezza – ma nel grande dolore sono riuscito a trovare la forza nella mia fidanzata”. Lei è Elettra, milanese, nata e cresciuta tra i palazzi della metropoli, con un impiego per un noto provider televisivo. Fin dalla tenera età sognava però un orizzonte diverso, fatto di un’azienda agricola e di un uomo, al suo fianco, che amasse quel tipo di vita.

Lei, aggiunge Francesco, “si è rimboccata le maniche e mi è stata accanto aiutandomi moltissimo”. Arriva il momento della crescita, quella vera. L’attimo in cui occorre mostrare al mondo che sei in grado di camminare con le tue gambe, mettendo in atto quanto imparato sino ad allora. Il giovane allevatore lo capisce e pone, anzitutto a sé stesso, una condizione: “l’azienda doveva cominciare a fruttare e darmi una vita stabile”.

Il cammino gli era chiaro: “l’unica attività che poteva rendere era iniziare a conferire il latte al caseificio per la produzione di Fontina”. Partono i lavori di ristrutturazione di un fabbricato a Chesallet. Serve mettere a norma i locali e la stalla. Non solo, ci sono tutti i permessi da ottenere per iniziare l’attività.

Elettra raggiunge Francesco per sostenerlo e aiutarlo, facendo la spola dalla città del Duomo e di San Siro, ogni volta che può. Lui, peraltro, è noto tra i suoi amici per il carattere testardo. Tenacia su tenacia: un prodotto che porta sotto gli occhi di tutti il risultato dei loro sforzi. Da ieri, venerdì 1 dicembre, l’azienda è realtà e la stalla ospita al momento dieci mucche da latte e otto tra vitelli e manzette. Oggi verrà inaugurata, con tanto di colata del latte e brindisi. Il contesto è a misura familiare, perché se c’è una cosa che gli ultimi anni hanno insegnato bene ai due è che i passi più lunghi della gamba sono pericolosissimi e la congiuntura non è ancora dietro le spalle.

“Non posso pensare di vivere altrove, o intraprendere un'altra attività. – conclude il suo racconto il giovane allevatore, commentando le giornate che iniziano prima dell’alba – La passione e l’amore che ho per questi animali e questa terra mi aiuta a non mollare e a continuare a volere questa vita nella nostra regione”. Per parte sua, Elettra gli fa eco: “questo traguardo è solo l’inizio di un percorso insieme. Cercheremo di realizzare quello in cui crediamo fortemente: una nostra attività agricola in questo territorio meraviglioso”. In quell’angolo di Valle d’Aosta dove la campagna riprende il sopravvento sulla città.

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