“Genepì della Valle d’Aosta”, avviata la procedura di registrazione del marchio

Una scheda tecnica con le caratteristiche del prodotto sarà ora inviata al Ministero delle politiche agricole insieme al parere favorevole della Regione. L’istruttoria è stata avviata dall’Istituto Tutela Grappa della Valle d’Aosta.
Società

Le piantine devo essere coltivate e raccolte in Valle d’Aosta, a una quota superiore ai 1350 metri, devo essere lasciate a macerare in una soluzione idroalcolica per un tempo minimo di 8 giorni, l’acqua utilizzata deve provenire da fonti locali, i grammi di zucchero dovranno essere almeno 80, mentre il colore potrà variare dal verde chiaro al giallo ambrato. Il “Genepì della Valle d’Aosta – “Génépi de la Vallée d’Aoste”, per essere definito tale, dovrà avere queste caratteristiche, messe nero su bianco dall’Istituto Tutela Grappa della Valle d’Aosta in una scheda tecnica che ora, insieme al parere favorevole della Regione, sarà inviato al Ministero delle politiche agricole, come richiesta di registrazione del marchio. L’istruttoria è stata avviata proprio dall’Istituto in rappresentanza dei liquoristi e la Coldiretti in rappresentanza dei coltivatori di Artemisia spp da cui si ricava il liquore genepì, coordinati dalla Struttura produzioni vegetali e servizi fitosanitari dell’Assessorato agricoltura e risorse naturali, con la collaborazione dell’Institut Agricole Régional.

Per quale motivo? Per formalizzare una distinzione, tra il prodotto valdostano e quelli realizzati fuori Valle, che già nel 2008 era stata inserita in un regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio Ue sulle bevande alcoliche. La domanda deve essere presentata entro il 20 febbraio.

“La produzione di genepì ha radici profonde nella cultura valdostana – si legge nella delibera di Giunta con la quale è stata approvato l’avanzamento dell’iter e la scheda tecnica – nel corso dei secoli le genti delle Alpi valdostane hanno utilizzato il genepì come diffuso metodo terapeutico per molte patologie infiammatorie e digestive e si usava anche bere l’infuso in acqua o latte, per le proprietà toniche, digestive, antisettiche, sudorifere ed espettoranti. Intorno alla fine del 1800, inizi del 1900, cominciarono a diffondersi gli opifici di trasformazione dell’erba in liquore, utilizzando i metodi tradizionali di macerazione, conosciuti ed applicati da tempo immemorabile dagli abitanti delle alte valli valdostane”. 

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