Il Fleyé utilizzato da gruppi folkloristici non valdostani? La Clicca non ci sta: “Imitazione infondata”

La Clicca di Saint-Martin-de-Corléans ha “appreso dell’utilizzo improprio e ingiustificato del Fleyé" da parte di associazioni folkloristiche non valdostane. "Sessantotto anni di tradizione e unicità ben lontani da logiche imitative e di plagio", dice il gruppo folkloristico.
La Clicca alla Foire d'été 2022 con i Fleyé
Società

Così il folklore rischia di perdere la propria identità”. Parole de La Clicca di Saint-Martin-de-Corléans di Aosta – il gruppo folkloristico nato nel 1958 – che punta il dito contro “l’utilizzo del Fleyé da parte di associazioni folkloristiche non valdostane”.

In una nota, infatti, si legge che il gruppo ha “appreso dell’utilizzo improprio e ingiustificato del Fleyé, strumento musicale della tradizione locale, da parte di associazioni tradizionali e culturali non valdostane, proponendolo addirittura in festival nazionali e internazionali”.

Ricostruendo la storia dello strumento – “nato sessantasette anni fa, nel 1959” e che “deve la sua origine all’intuizione di Venance Bernin, fondatore del gruppo, e all’estro creativo di Vittorio Bovi, all’epoca suo componente” –, ricavato da un “antico attrezzo agricolo utilizzato nelle aie per la battitura dei cereali” e diventato poi “un vero strumento musicale”, dalla Clicca spiegano che oggi ci si trova davanti a “un’imitazione infondata, solitamente giustificata da altre associazioni culturali o folkloristiche, tramite mere comparazioni stilistiche, musicali, morfologiche o gesti creativi, lontane dalle vere e uniche origini della tradizione valdostana e del Fleyé, quale strumento musicale”.

Strumento che, assieme al modo di suonarlo, “hanno valso inoltre alla Clicca numerosi riconoscimenti, alcuni dei quali internazionali, oltra alla nomina di Gruppo folkloristico di interesse nazionale ricevuta nel 2011 dal Ministero italiano dei Beni e delle Attività culturali”, oltre a “premi per i progetti di inclusione che hanno permesso di promuovere la storicità del gruppo e i suoi strumenti in Corea del Sud, India, Russia, Serbia, Spagna, Turchia e Ucraina”.

Vittorio e Mario Bovi componenti della Clicca Vittorio Bovi creatore del Fleyé
Vittorio e Mario Bovi, componenti della Clicca. Bovi è considerato il creatore del Fleyé

Ci tiene, e molto, La Clicca a “una salvaguardia della tradizione locale basata su studi antropologici, etnologici, etnografici e demoetnoantropologici” che racconta di “sessantotto anni di tradizione e unicità ben lontani, quindi, da logiche imitative e di plagio, con uso improprio delle tradizioni e strumenti altrui”.

Certo, prosegue la nota, “non stupisce che altre realtà folkloristiche o liturgiche utilizzino strumenti musicali realizzati in epoche diverse e con materiali, morfologia o resa sonora apparentemente assimilabili”, ma “leggere online illazioni sul Fleyé e sulle sue origini, che attribuiscono alla Valle d’Aosta il ruolo di semplice produttrice artigianale dello strumento significa sminuire il processo creativo e l’identità culturale che ne hanno reso possibile la nascita”.

Serve altro, quindi: “Tutto ciò fa emergere l’impellente necessità di tutelare, in maniera chiara e incisiva, le peculiarità folkloristiche del territorio valdostano”. Esattamente “come si salvaguardano, infatti, i prodotti della tradizione enogastronomica e artigianale, bisogna pensare di tutelare anche ilprodotto folkloristico Valle d’Aosta’, ovvero gli usi, i costumi, le musiche, le danze e gli strumenti musicali locali”.

Anche perché “se tale azione non avviene, perseguendo la logica di quello che sembra stia diventando un ‘folklore universale’, viene giustificato l’impiego di qualsivoglia strumento, costume o danza che sono tratti distintivi dei gruppi di questa regione”.

Le parole della Presidente

La Clicca alla Foire d'été 2022 con i Fleyé
La Clicca alla Foire d’été 2022 con i Fleyé

La presidente della Clicca, Serena Cioffi, spiega la natura delle “illazioni” di cui sopra: “Ci siamo accorti di questo gruppo piemontese che usa i Fleyé, probabilmente presi qua in Valle perché non ci risulta vengano confezionati altrove, e li esibiscono in giro. Abbiamo trovato dei video, sia girati a Torino sia nel resto dell’Italia, più o meno dal 2018 in poi”.

Situazione da monitorare. Fino ad un momento preciso: “Recentemente, questo gruppo ha preparato un comunicato, qualche mese fa, nel quale attribuiscono un’origine diversa al Fleyé. Siamo andati subito con toni soft, ma per difendere la loro posizione hanno comunicato questa origine ben diversa, addirittura attribuita alla Grecia. In più, c’è stato anche un attacco all’artigianato valdostano, togliendone la proprietà. Avevamo parlato con altre associazioni folkloristiche, abbiamo cercato di smuovere un po’ le coscienze e poi siamo stati obbligati a correre ai ripari. Perché com’è successo a noi può succedere ad altri gruppi folkloristici”.

Sempre dal Piemonte, arrivano altre notizie: “Oltre a questo gruppo, ma comunque legato a loro, c’è signore che fa uso del Fleyé e ne dichiara ancora altre origini, dicendo di basarsi su alcuni studi fatti da lui”.

Per quello, il comunicato della Clicca si rivolge anche alle istituzioni: “È importante ricordare che la ricchezza del folklore nasce proprio dalla diversità delle sue espressioni. Quando gruppi adottano elementi, musiche o caratteristiche che appartengono ad altre realtà territoriali, si rischia lentamente di smarrire l’origine, impoverendo quella varietà che costituisce la vera forza e bellezza della tradizione folkloristica”.

In chiaro: “​Il patrimonio folkloristico della Valle d’Aosta è un’eccellenza da salvaguardare ed è per noi un onore farne parte – chiude la nota della Clicca –. Difendere le peculiarità di ogni gruppo è l’unico modo per garantire alle future generazioni il legame con una storia autentica e profondamente legata al nostro territorio.  Se il folklore perde le sue differenze e la sua identità, quale destino avranno le nostre tradizioni?”.

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