Il Traforo del Monte Bianco è “la spina dorsale per lo sviluppo dell’Europa”

Giornata di celebrazioni a Courmayeur per i 50 anni dello scavo del Tunnel. Marguerettaz: “Progetto impensabile oggi con i comitati del no a raccogliere firme e a fare continuamente ricorsi”.
50 anni Traforo del Monte Bianco
Società

“Questa di oggi vuole essere una rievocazione della fatica, dell’impegno e della forza di volontà di quegli uomini che hanno lavorato in condizioni estremamente pericolose e difficili, tra improvvisi crolli di materiale instabile che veniva giù dalla volta, blocchi interi di granito che per decompressione si staccavano dalle parteti, vere e proprie cascate che hanno addirittura invaso la base del Tunnel. Ecco, quegli uomini sono ammirevoli per avere fatto quello che hanno fatto, per il lavoro che con i mezzi di allora e che con grande tenacia, con grande caparbia e sforzo di volontà, hanno portato a termine”.

La storia dell’impresa impossibile di realizzare un tunnel sotto il Monte Bianco, diventata realtà il 14 agosto 1962, giorno in cui nel cuore del Monte Bianco cadeva l’ultima barriera di roccia tra Italia e Francia, è stata raccontata questa mattina dal professor Giuseppe Giobellina, che per l’occasione ha presentato il volume “Un varco a Nord Ovest”, e dai protagonisti dell’epoca, come Franco Cuaz, primo direttore di esercizio del tunnel e Giulio Cesare Meschini, Direttore dei lavori del tunnel.

Attraverso le varie fasi della progettazione, le polemiche, il lungo iter burocratico, la cronaca dello scavo, nella prospettiva delle vicende storiche che l’hanno preceduta e accompagnata, i relatori dell’incontro hanno condiviso con il pubblico del Jardin de l’Ange di Courmayeur una storia di frontiera, dove la collaborazione e la sinergia di due diversi Paesi, forzatamente divisi da uno stesso confine, hanno saputo abbattere le differenze culturali, politiche e sociali, avvicinando due mondi che agli occhi dei più sembrano così distanti.

“Non è stata soltanto una conquista degli operai, dei tecnici e dei minatori che lo hanno scavato – ha continuato Giobellina – perché il Traforo del Monte Bianco non è un Traforo qualunque, come il Monte Bianco non è una montagna qualunque. In quegli anni era il primo grande tunnel transalpino e quindi ha assunto anche un valore simbolico, evocativo, di una corsa a conquistare nuovi spazi che proprio in quegli anni si stava realizzando a livello planetario. Erano gli anni dello Sputnik, gli anni di Gagarin, della corsa verso la conquista di queste altre realtà”.

A 50 anni di distanza, il Traforo del Monte Bianco è diventato un punto di riferimento. “ Quella che era barriera ieri – ha commentato il Presidente della Regione, Augusto Rollandinoggi è spina dorsale dello sviluppo dell’Europa, che noi vogliamo ulteriormente rafforzare perché finalmente l’Europa capisca il ruolo della montagna nella collettività e nel discorso culturale, sociale e ambientale nel futuro.” Più polemico l’assessore ai Trasporti Aurelio Marguerettaz, che ha colto l’occasione per lanciare qualche frecciata. “Oggi viene da chiedersi se in Italia e in Valle d’Aosta si può ancora continuare a sognare, perché appena s’immagina un progetto di questo genere i comitati del no cominciano a raccogliere delle firme, a fare ricorsi e quindi questi sogni vanno compromessi. E’ ora che tutta una parte della popolazione smetta di aderire in modo ideologico al partito del no e cominci a costruire veramente il futuro del paese”.  

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