La montagna non cerca eroi, ma persone di buon senso. “Vince chi torna indietro”

Riflessioni sull’alpinismo ieri, giovedì 12 agosto, al Jardin de l’Ange con Fondazione Courmayeur. "Serve educazione e conoscenza dei propri limiti per evitare incidenti e soccorsi inutili".
Società

“Camminare in montagna… soli o in gruppo?”. Alla domanda si è trovata presto una risposta “In montagna è meglio camminare accompagnati”. Del tema hanno discusso ieri in una tavola rotonda organizzata dalla Fondazione Courmayeur diverse figure professionali, c’era Alessandro Cortinovis, direttore del Soccorso alpino valdostano; Enrico Visetti, responsabile sanitario dell’elisoccorso; Federica Cortese, assessore comunale al Territorio e presidente di Montagna sicura; Arrigo Gallizio, presidente delle Guide alpine di Courmayeur; la guida alpina Carlo Cugnetto; la psicologa Elvira Venturella e il sindaco Fabrizia Derriard. “Essere accompagnati non vuol dire solo affidarsi alle guide o agli altri esperti, ma anche accompagnarsi con la tecnologia, con l’esperienza e con la prudenza”.

Tutti i relatori hanno parlato di “limiti” e di come troppo spesso le persone non conoscano o non rispettino i propri. Si compiono così imprudenze, e si chiamano i professionisti del Soccorso alpino. Ogni anno sono circa mille gli interventi in Valle d’Aosta, in estate calano solo del 5 per cento. “Tutti – spiega Cortinovis – sono di elevate difficoltà tecniche, anche perché la quota media di un soccorso in Valle è di 2.700 metri”. Molti si potrebbero evitare, e sono causati non da incidenti o da reali problemi fisici ma da stanchezza. “E’ quello che è successo con i sei alpinisti sul Rosa, solo pochi giorni fa”, aggiunge Cortinovis. Il rimedio è educare alla montagna. “Le nostre guide – dice Arrigo Gallizio – lavorano molto con i bambini che sono più che mai recettivi. C’è poi un fenomeno curioso: ad una certa età  i ragazzi smettono di venire in montagna verso i 16 anni, ma ritornano quando ne hanno circa 25. Questo perché lasciamo un bel ricordo”. Il problemi in montagna nascono spesso per imprudenza e per poca attitudine e conoscenza con il territorio, il che si traduce spesso in sottovalutazione e mancanza di rispetto. Con le guide alpine ciò non succede “Perché sono persone che sono state domate dalla montagna”, sostiene il sindaco Derriard. “La montagna è una grande scuola di umiltà”, ripete più volte l’avvocato Flick. “Ti pone di fronte ai tuoi limiti”, e non ti resta che rispettarli. “E’ proprio questa la grandezza – aggiunge Gallizio – capire i propri limiti. E’ per questo che la paura è importante: ti fa fermare, riflettere, tornare indietro. E quando torni indietro hai vinto”.

“La legge valdostana – racconta Enrico Visetti – prevede che chi chiama i soccorsi, in alcuni casi, paghi una parte. Questo se il soccorso non è sufficientemente motivato. Abbiamo notato come gli interventi inutili siano diminuiti”. I costi di un soccorso alpino sono importanti, solo per l’elicottero se ne partono 137 euro al minuti. “Il contributo che si chiede – ancora Visetti – è solo simbolico, con scopo tutto educativo, certo non punitivo”. Infine c’è la tecnologia, oggi più che mai compagna delle escursioni in montagna. La Fondazione montagna sicura è all’avanguardia in questo senso, studia i ghiacciai e può vantare un sito aggiornato su cui trovare informazioni dettagliate, chiare e semplici sulle condizioni della montagna. “Una lettura attenta e seria di queste informazione può portare l’alpinista a scegliere un altro itinerario”. Ritorna quindi il discorso dei limiti che in montagna non sono solo quelli personali, fisici e di allenamento, ma anche quelli esterni, legati alla natura e al territorio che spesse volte dice in chiare lettere “no, di qui non sali”. Una voce che bisogna ascoltare.

Vuoi rimanere aggiornato sulle ultime novità di Aosta Sera? Iscriviti alla nostra newsletter.

Articoli Correlati

Fai già parte
della community di Aostasera?

oppure scopri come farne parte