“Le Università per Giulio Regeni”: “La libertà… è partecipazione”

Una tavola rotonda sui temi della libertà di stampa e di ricerca accademica per accompagnare la proiezione del documentario su Giulio Regeni.
università giulio regeni ()
Cultura

Riflettere collettivamente sulla libertà di espressione, di stampa e di ricerca: è ciò che è avvenuto ieri, martedì 12 maggio, all’Università della Valle d’Aosta in occasione dell’evento “Le Università per Giulio Regeni”.  Tra i 76 poli universitari aderenti all’iniziativa e le 15 mila persone coinvolte, anche il pubblico e gli studenti valdostani hanno assistito alla proiezione del documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, prodotto da Fandango e Ganesh Produzioni.

Giulio, uno di noi

La tavola rotonda è iniziata con un gesto: l’apertura della bandiera gialla con la scritta “Verità per Giulio Regeni” a simboleggiare una memoria che non è solo ricordo, nell’anniversario di dieci anni dalla morte di Giulio Regeni, ma un incentivo ad agire.
“Giulio siamo noi” ha affermato infatti Patrick Vesan, docente universitario e moderatore dell’incontro, “anche quando rimaniamo invisibili; siamo noi quando abbiamo passione per quello che facciamo; amore per la scoperta e per la ricerca; quando vogliamo parlare con franchezza al potere; quando pensiamo che le cose possano migliorare.”
L’invito è di non stare in silenzio, perché “il silenzio favorisce il potere; la parola la vita”.

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“Verità per Giulio Regeni”

Perché siamo qui

Elisa Cattaneo, senatrice a vita e ricercatrice in ambito farmaceutico, ha raccontato poi la motivazione che l’ha portata a farsi promotrice dell’iniziativa e spiegato l’esigenza di portare la storia di Giulio Regeni nelle università italiane.
Il film “Parla di un ricercatore che potrebbe essere uno di noi. Si era recato sul campo: andiamo a studiare dove pensiamo ci siano le risposte a quelle domande brucianti che riguardano la vita”. Ha illustrato inoltre come molte delle aree tematiche affrontate nel documentario riguardino ambiti di studio urgenti e attuali: dalla comunicazione al diritto; dalla geopolitica alle lingue.
“È la quarta volta che vedo questo docufilm e ogni volta è nuova. Al termine della visione vorrei che ciascuno di noi si sentisse spinto a riempire quel metro quadro di spazio pubblico che possiede tramite un’azione concreta. Vorrei che l’emozione si trasformasse in attività e l’indignazione in partecipazione”.

Il suo desiderio è quello di continuare ad avere domande, interrogare la realtà ed essere alleati delle persone che portano avanti la ricerca. Cercare spazi di “agibilità politica” e di partecipazione attiva.

Libertà accademica

Franca Roncarolo, presidente della Società italiana di scienza politica, ha messo al centro del suo intervento il tema della libertà accademica.  “È molto più della libertà di espressione. È il dovere dell’accademia di fare ricerca, insegnamento, di parlare con il mondo che la circonda. Non è possibile insegnare cose importanti se non le si ricercano. Il sapere va alimentato giorno per giorno. Noi abbiamo il dovere di cercare le domande giuste e di cercare in uno spirito di verità le risposte. Ci sono molti punti di contatto con il lavoro giornalismo”.
Ha sottolineato poi l’importanza delle società scientifiche: hanno il dovere di mettere chi fa ricerca nelle condizioni migliori, di sicurezza ed economiche, per svolgere il proprio lavoro.

Per chi scriviamo?

Dopo aver espresso il suo desiderio sul fatto che i memoriali non siano solo ricordi ma spunti per un’attivazione del presente con una riflessione politica, Domenico Quirico, reporter e editorialista per La Stampa, ha condiviso la sua posizione sul fare giornalismo oggi.

Quirico afferma che il modo che il modo di fare giornalismo attuale non è più interessante per chi legge e non funziona. “Per chi scriviamo? Non per i lettori, ma per le persone che inseriamo nei nostri racconti.  Dobbiamo interessarci alle storie che mettiamo su carta, alle persone che accompagniamo nel loro destino di uomini con le nostre parole”.

Ricorda anche tutti quelli che, come Giulio, sono ancora “dall’altra parte”. Invita poi a essere consapevoli del fatto che molto spesso gli stati in cui si verificano episodi come quello di Giulio Regeni intrattengono con i paesi europei dei rapporti economici, politici e culturali a cui i cittadini non possono restare indifferenti.

Al termine della tavola rotonda, la proiezione del documentario, con gli interventi dei genitori di Giulio Regeni e del regista Simone Manetti.

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