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Ultima modifica: 6 Marzo 2019 7:23

Palazzo Cogne, la protesta scende in piazza. In arrivo una terza perizia

Aosta - “L’incarico è già stato dato – spiega il Presidente del Ccs Giovinazzo –, allo stesso studio che la fece nel 2016. Noi vogliamo però che sia collegiale e condivisa, che faccia chiarezza. La regione si è detta disposta a trovare degli spazi per le nostre attività in altre zone, anche se sarà certamente penalizzante per il Circolo”.

 

Sono circa duecento persone, di ogni età, hanno fatto sentire la propria voce in piazza Deffeyes, oggi. Il motivo uno solo – scritto su tutti i cartelli – “No allo sfrattodel Palazzo Cogne. Una protesta partecipata ma pacifica, giocata anzi attraverso una delle “attività principe” del Ccs, il ballo, scatenatosi tra i portici del Palazzo regionale.

A spiegare la protesta, ormai nota, per lo sgombero imposto dalla Regione dello storico palazzo di corso Battaglione, è il Presidente del Circolo, Giorgio Giovinazzo: “Questo è solo un piccolo assaggio di quello che siamo – ha dichiarato prima di salire ai piani alti, a parlare con il Presidente della Regione Fosson e l’Assessore alle Finanze Testolin ed i rappresentanti delle forze politiche – vogliamo sensibilizzare la popolazione e la politica perché il Ccs non può essere smantellato con questa leggerezza”.

La delegazione Ccs e la “battaglia delle perizie”

Giovinazzo spiega a chiare lettere la volontà sua e degli iscritti al Circolo. Quelle che la delegazione ha portato sul tavolo dell’Amministrazione regionale: “Chiediamo che l’ordinanza di sgombero venga sospesa – aggiunge – serve un parere super partes che metta tutti sulla stessa lunghezza d’onda. Lì non crolla nulla, i potenziali pericoli sono sanabili”.

E se non lo fossero? La risposta è secca: “Se non lo sono ci si mette ad un tavolo e si trova una soluzione alternativa, ma è l’ultima scelta. Il Ccs ha fatto la storia della città e della Valle d’Aosta, e ne è parte integrante”.

Il “nodo” dei 206mila euro

A complicare le trattative c’è il debito di 206mila che il Ccs ha con la Regione, relativo a spese di riscaldamento non pagate. Su questo Giovinazzo tenta la mediazione: “È un debito che persiste da una quindicina d’anni – spiega – e che aumenta col tempo. Non è responsabilità né mia, che sono in carica da 7 mesi, né di questo direttivo. Chiediamo però che gli interventi di manutenzione fatti da noi negli ultimi anni da noi, ma che avrebbe dovuto fare il proprietario, per circa 80mila euro, vengano almeno scalati da quanto dovuto”.

Cifra che, se non pagata, a quanto emerso ieri dalla Commissione regionale, oltre alla potenziale “procedura d’urgenza per il rilascio coattivo degli spazi” – nel caso lo stabile non venisse sgomberato entro il 10 marzo –, farebbe scattare le misure di riscossione da parte della Regione.

Lo sgombero oltre il Ccs

Nel frattempo la “Spada di Damocle” dello sgombero – con la Regione ancora ieri a ricordare che l’ordinanza di evacuazione entro il 10 marzo non sarà ritirata – fa un’altra “vittima”. Dopo lo spostamento dei pomeriggi danzanti per gli anziani, gestiti dal Comune di Aosta, a sgomberare sarà il bazar gestito da commercianti cinesi al piano terra dello stabile, ed in concessione dall’Amministrazione regionale.

Dopo l’incontro è ancora “stallo”

La delegazione trova un’apertura da parte della regione, ma il futuro resta incerto. “Rimane il termine perentorio del 10 marzo – spiega Giovinazzo dopo l’incontro a Palazzo –, noi faremo una valutazione all’interno del direttivo per rimuovere i pericoli sulla sicurezza”.

Intanto, la terza perizia si farà: “L’incarico è già stato dato – chiude il Presidente del Ccs –, allo stesso studio che la fece nel 2016. Noi vogliamo però che sia collegiale e condivisa, che faccia chiarezza. La regione si è detta disposta a trovare degli spazi per le nostre attività in altre zone, anche se sarà certamente penalizzante per il Ccs”.

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