Quali rifiuti finiranno nel pirogassificatore? Che differenza c’è rispetto all’inceneritore? Questa soluzione rallenta la crescita della raccolta differenziata? E’ vero che la spesa per la gestione dei rifiuti aumenterà? Quale sarà l’impatto sulla salute e sull’ambiente? Esistono altre soluzioni con emissioni più basse?
All’interno del nuovo sito internet lanciato oggi dall’Assessorato all’ambiente e dedicato alla gestione dei rifiuti c’è una sezione dedicata alle Frequent Asked Questions, cioè le richieste di maggior interesse della cittadinanza, ribattezzate per l’occasione “Non è vero”. Questo pomeriggio, per lanciare la nuova campagna di sensibilizzazione alla raccolta differenziata, l’assessore regionale Manuela Zublena ha voluto anticipare i contenuti di questa sezione del portale, facendo chiarezza sui “dubbi” e le domande più ricorrenti, avanzate in primis dai cittadini, riguardo alla scelta della Regione di affidarsi al trattamento a caldo per lo smaltimento dei rifiuti nella nostra regione.
Le risposte dell’assessore
“Il pirogassificatore non è un inceneritore – ha subito chiarito l’assessore dopo aver illustrato lo stato della politica di gestione dei rifiuti e aver ripercorso l’iter per la costruzione dell’impianto – perché i rifiuti sono trasformati in gas prima della combustione. Inoltre, i fumi vengono depurati prima di essere emessi”. Il ciclo dei rifiuti, inoltre, si concluderà in Valle. “Tutto sarà trattato qui, tranne le ceneri dei filtri (circa il 4-5% del totale, ndr), che saranno smaltite fuori Valle”.
Anche riguardo alla provenienza di ciò che sarà prima trasformato in gas e poi in energia, Zublena è stata chiara: “Saranno trattati solo rifiuti prodotti in Valle, come specificato nel bando della gara di appalto: chi sostiene il contrario è mal informato”.
E cosa sarà della raccolta differenziata per cui tanto si sta facendo? “Secondo alcune statistiche a livello europeo nei luoghi dove ci sono sistemi di trattamento a caldo le percentuali di raccolta differenziata sono più alte”. Per quanto riguarda invece i costi, secondo l’assessore, “rimarranno in linea con quelli attuali, con una spesa di 145 euro l’anno a tonnellata, di cui 54 per la differenziata”.
Infine, l’impatto sulla salute e sull’ambiente. “I limiti di emissione di diossine e furani saranno del 70% più basse rispetto ai limiti fissati per legge (0,03% rispetto allo 0,1% previsto) – ha concluso Zublena – e in ogni caso dev’essere ben chiaro che non esistono sistemi a emissioni zero, altrimenti li avremmo già adottati. Per quanto riguarda invece l’impatto sul paesaggio possiamo dire che sarà contenuto, perché si tratta di una struttura sola e piuttosto compatta, a differenza delle alternative che propongono più costruzioni”.
I tempi si allungano mentre la discarica si esaurisce
Intanto tra ricorsi e referendum i tempi per l’aggiudicazione della gara di appalto si allungano. “Entro la fine del mese, la Commissione esaminatrice dovrebbe concludere la valutazione tecnica – ha spiegato Fulvio Bovet della Direzione Ambiente – anche se ancora non si è deciso se passare subito all’apertura della busta con l’offerta economica o se aspettare la sentenza del Consiglio di Stato riguardo al ricorso dell’ATI esclusa. Inoltre c’è anche la questione riguardante il referendum di cui tenere conto: si tratta di una serie d’imprevisti che non ci consente di definire dei tempi certi”.
E la situazione dei rifiuti a Brissogne? “La discarica ha un’autonomia residua di 6-7 anni – ha concluso Zublena – forse qualcosa di più se riusciremo a incrementare la differenziata”.


