“A noi i capelli ricresceranno sempre. Perché non donarne un po’ a chi è rimasto col volto sfigurato dalle ustioni e magari senza capelli per tutta la vita?”. Commentano così il loro gesto di solidarietà le quindicenni Sylvie D’Hérin di Champdepraz, Anaïs Fregnani di Avise e Annie Berger di Pré-Saint-Didier.
Le studentesse al secondo anno dell’Institut Agricole Régional non ce l’hanno fatta a restare nell’indifferenza.
Colpite, come tutti e tutte, dalla tragedia di Crans-Montana, al loro rientro a scuola dopo le vacanze di Natale è stato anzitutto il minuto di silenzio osservato in tante scuole italiane a farle empatizzare con i loro coetanei colpiti dal dramma.

Poi, è arrivata la proposta del professore René Benzo, che all’interno dei corsi per parrucchieri ed estetisti del Project Formation ha lanciato l’idea di aderire alla raccolta di capelli destinata ai sopravvissuti di Crans-Montana.
“All’inizio eravamo un po’ timorose. Una di noi, ad esempio, aveva sempre portato i capelli lunghi”, racconta Anaïs. “Poi però ci siamo convinte e una nostra compagna ci ha tagliato le trecce nella camera del convitto”.
Erano anche altre le studentesse desiderose di condividere il gesto. Le trecce, però, dovevano essere lunghe almeno 20 centimetri per servire alla confezione delle parrucche medicali.
“Ovviamente prima ci siamo confrontate con i nostri genitori, che erano d’accordo con il nostro gesto di generosità”, racconta Sylvie. “Le nostre mamme preferivano che andassimo dal parrucchiere, ma alla fine è stato bello farlo insieme, coinvolgendo nel taglio anche chi non poteva donare i propri capelli”.
Ora, le trecce sono arrivate al comitato di Crans Montana Solidarité per mezzo di alcuni docenti di un istituto superiore di Foggia, impegnato in una simile raccolta di capelli.
“Dovrebbero arrivare prima o poi il riconoscimento e le fotografie delle persone a cui sono state donate le trecce, ma non abbiamo ancora ricevuto niente”, aggiunge Anaïs.
“Ci piacerebbe molto sapere chi abbiamo aiutato”, prosegue Sylvie, “e, chissà, magari anche avere l’occasione di incontrarci prima o poi”.
