Porte Pretoriane, il feudo dei Brunodet. Qui da anni tra zii, nonni, cugini di vario grado, è impossibile non imbattersi in un membro della famiglia di Valtournenche. Da più di 60 anni, per l’esattezza. Luigi, Roger e Bruno sono qui da una cinquantina d’anni, ma prima di loro c’erano padri e nonni: una Fiera di Sant’Orso che durava un solo giorno, con 40-50 artigiani tutti radunati dalle parti di via Sant’Anselmo. Una bella differenza rispetto ad oggi. E, a quanto pare, risale proprio ad uno dei Brunodet – Amato – l’invenzione del galletto, il vero emblema della Fiera: “Rappresenta il risveglio mattutino, simbolo di un nuovo giorno, della speranza di un cambiamento, di qualcosa di migliore. Da lì è diventato un portafortuna, un simbolo”, racconta suo figlio Luigi.

Lui ha iniziato con suo papà all’età di 12 anni (ora ne ha 67), poi attorno ai 20 anni ha messo il suo banchetto portando avanti la tradizione dei galletti: “Ho iniziato dando una mano a papà tagliando e scolpendo”, racconta. “Più o meno ci vuole una giornata per farne uno, tra tagliare, asciugare, lavorare, dare il colore, la cera. Faccio anche altro ma su ordinazione, facendo il maestro di sci non ho molto tempo”. In questi anni ci sono stati parecchi cambiamenti, perché per Luigi la Fiera è più commerciale, con macchinari che un tempo non c’erano.
E lo pensano anche Bruno e Roger Brunodet. Per Bruno “adesso ci sono meno possibilità di parlare con gli altri artigiani. Se mi piace di più? Sì e no. Io preferisco la Fiera di Donnas, più intima, più famigliare”. Per lui è cambiato molto il modo di lavorare. I suoi galletti sono fatti con legno di ginepro e sono più “grezzi” ma suo papà Jean, il più anziano dei fratelli, era famoso per le sue statuine di presepe: “Ancora adesso chi lo conosceva viene a chiedermele. Io ogni tanto le faccio, magari l’anno prossimo ne porto ancora”.

Anche Bruno ha ereditato la passione dal padre Albino, che a sua volta ha seguito le orme di suo papà Marcello. Questo vuol dire che Bruno è in Fiera da una sessantina di anni: “Papà torniva con il tornio a pedali. Ho iniziato anche io così. Pian pianino ho iniziato a scolpire, prima cose più brutte poi più belle. Lo faccio quando ho tempo e voglia. In genere faccio grolle e coppe dell’amicizia, ma quest’anno non sono riuscito, anche perché mi ci vogliono quattro o cinque giorni per farne una. Mia figlia mi fa presente che ho una certa età, e vorrebbe che ne facessi una da tenere almeno per ricordo”.

E anche Marie-Sol, sua figlia, è entrata nel giro: “La Fiera è un appuntamento fisso, si sta bene, c’è tantissima gente e l’atmosfera è sempre particolare. Mio papà mi ha passato la tradizione dei galletti, il marchio di famiglia. Porto anche mio marito, che è Walser e non ha molto questa passione, e soprattutto i miei figli piccoli, sperando possano portare avanti la tradizione”.

