Per spiegare le ragioni del No alla riforma della Giustizia il Comitato organizza per sabato 14 febbraio alle ore 17.30 ad Aosta, presso la Sala Conferenze dell’Hotel Omama in via Torino un incontro pubblico. Saranno presenti: Edmondo Bruti Liberati, già Procuratore della Repubblica di Milano ed ex Presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Magistrati, e Barbara Benzi, Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Milano, insieme a esperti locali come Roberto Louvin, professore associato di Diritto pubblico comparato all’Università di Trieste, e Carlo Curtaz, avvocato del Foro di Aosta.
Si tratta del primo appuntamento di un ciclo di incontri pubblici che si svolgeranno sul territorio regionale per informare e coinvolgere la cittadinanza sul referendum del 22-23 marzo 2026, chiamato a confermare o bocciare la cosiddetta riforma Nordio, una riforma costituzionale della magistratura che modifica sette articoli della Costituzione.
Secondo il Comitato del No, la riforma “non migliora il funzionamento della giustizia, ma modifica profondamente l’equilibrio costituzionale tra i poteri dello Stato”. Non solo per il Comitato, composto fra gli altri da CGIL Valle d’Aosta, ANPI, ARCI Valle d’Aosta, Libera Valle d’Aosta, Attac Aosta, Legambiente Valle d’Aosta, Valle Virtuosa, Vda Aperta, Partito Democratico Valle d’Aosta, Alleanza Verdi Sinistra – Europa Verde, Rete Civica Valle d’Aosta, parla di una riforma che “indebolisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, eliminando l’elezione dei rappresentanti togati, non migliora la giustizia per i cittadini perché non affronta problemi concreti come i tempi lunghi, la carenza di personale e di risorse e si inserisce in un clima politico che mira a ridurre il controllo di legalità sul potere politico esercitato dalla magistratura”. Un intervento di natura politica “che incide su uno dei pilastri della Costituzione e che si inserisce in un disegno più ampio di riduzione degli equilibri democratici, oggi con la giustizia, domani con ulteriori riforme istituzionali”. Da qui l’invito ad andare a votare e a votare No “perdifendere l’impianto democratico della Costituzione italiana.”
