Sono arrivate in Valle le tre finaliste del Premio La Donna dell’Anno

La cerimonia di consegna del premio è in programma sabato 12 novembre al Teatro Splendor.
Premio Donna dell'anno 2016
Società

Dopo aver conquistato nei giorni scorsi il prestigioso premio Sakharov, Nadia Murad, la giovane attivista irachena yazida, candidata al Premio Nobel per la Pace, è arrivata in Valle d’Aosta per prendere parte alla finale del Premio la Donna dell’Anno, in programma sabato al Teatro Splendor di Aosta.

Nadia, assieme alla brasiliana Regina Tchelly de Araujo Freitas e l'ivoriana Afooue Ahoutoue Brigitte Yoboue sono state accolte ieri dal presidente del Consiglio regionale, Andrea Rosset e oggi stanno portando le loro testimonianze agli studenti delle scuole superiori valdostane. 

"Queste donne sono testimoni del nostro tempo" ha sottolineato ieri il Presidente del consiglio regionale, Andrea Rosset  –  Sono donne che incarnano valori di solidarietà, pace, amore e aiuto, oltre a rappresentare il concetto di cambiamento che è il label dell'edizione 2016". 

Nell’agosto 2014 Nadia, che viveva nel Kocho, uno dei villaggi iracheni vicino Sinjar distrutto dall’Isis, fu rapita assieme ad altre 5mila ragazze e costretta a ogni genere di violenza da parte degli uomini del Califfato. 600 abitanti del suo villaggio vennero uccisi fra cui i suoi sei fratelli e sua madre. Dopo alcuni mesi di prigionia – "è stato peggio della morte" –  è riuscita a scappare e ora gira il mondo chiedendo di proteggere la comunità degli yazidi dal genocidio, fermando l’Isis.

Lotta contro lo spreco alimentare e la mal nutrizione la brasiliana Regina Tchelly de Araujo Freitas. Cresciuta in una favela del Brasile, la donna ha dato vita al progetto Favela Organica che prevede diverse azioni: dai laboratori al consumo consapevole, alla cucina alternativa sfruttando totalmente tutti i prodotti fino al compostaggio domestico. "Con questo premio vorrei aprire a gennaio la sede dell'Associazione, ora a casa mia, dove funziona anche la cucina".  

Infine l'ivoriana Affoue Ahoutoue Brigitte Yoboue, dopo essere stata abbandonata dal marito, ha dato vita con le donne del suo villaggio ad una cooperativa che permette loro di acquistare sementi e terreni a prezzi convenienti e avere forza contrattuale per stabilire un prezzo equo dei prodotti coltivati. Il surplus ottenuto viene reinvestito nell’attività agricola e nella costruzione di scuole dove studiano centinaia di bambini altrimenti destinati all’analfabetismo e alla criminalità. Nonostante le violenze, i soprusi e le minacce subite, continua a realizzare progetti di sviluppo locale, come scuole di tessitura e cucito. Sogna di completare tre piccoli ospedali che sta costruendo in zone rurali remote ai margini della savana per garantire l’accesso alle cure primarie in luoghi dove l’unico “medico” è lo stregone del villaggio.

La 18esima edizione del Premio La Donna dell'Anno ha già una vincitrice:  il tecnico di laboratorio italiano Eliana Levy per i suoi progetti nel Benin che hanno portato alla realizzazione di un impianto produttivo di spirulina, un integratore alimentare che può curare la malnutrizione. La donna riceverà infatti i 2mila 500 euro del premio Soroptimist International Club Valle d'Aosta. 

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