Tutela del paesaggio alpino, presentati al pubblico alcuni esempi innovativi di alpeggi

Organizzato un convegno pubblico presso la biblioteca di Saint Christophe. Gli esperti e i relatori si sono confrontati sulle soluzioni alternative all'urbanizzazione dei pascoli alpini.
Un momento dell'incotro
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"Il paesaggio è patrimonio di tutti, e chi lo altera, lo modifica o lo distrugge sottrae un bene non rinnovabile alla collettività". Questa frase di Marco Devecchi riassume in sé il senso della serata organizzata ieri, giovedì 3 dicembre, nel salone della biblioteca di Saint Christophe da Legambiente, il Wwf, l'associazione Augusta, gli Amici dei Valloni e gli ordini professionali degli architetti e degli agronomi.

La tutela del paesaggio alpino è stata al centro di tutti i vari interventi che si sono susseguiti. Oltre al già citato il docente di agraria Marco Devecchi, autore di una relazione sulla Convenzione europea del paesaggio, erano presenti il direttore della Fondazione Svizzera per la tutela del paesaggio, Raimund Rodewald, il docente dell'università di Friburgo, Flavio Zappa, il direttore della ricerca dell'Institut Agricole Régional, Andrea Barmaz, i docenti di agraria Andrea Cavallero e Giampiero Lombardi e il coordinatore del progetto "Ayas Km Zero", Stefano Lunardi.

La serata ha permesso al pubblico di condividere alcune esperienze interessanti riguardo alla tutela del paesaggio e all'architettura rurale. "Sempre più spesso l'azione dell'uomo sull'ambiente si traduce in un generale imbruttimento e impoverimento del paesaggio" ha spiegato la moderatrice Maria Pia Simonetti, presidente di Legambiente Valle d'Aosta. "Questa sera vogliamo offrire ai cittadini degli spunti di riflessione e confronto, per cercare di rispondere a questa domanda: esistono strade alternative da percorrere per agire nel rispetto dell'ambiente, dell'agricoltura e dell'economia di montagna?". Non si tratta di una domanda retorica. Questo interrogativo è alla base di iniziative e azioni intraprese negli ultimi anni da varie associazioni, e in particolare modo da "Amici dei Valloni", in opposizione ad alcuni progetti regionali e comunali riguardanti i valloni di Comboé, San Grato e Alleigne. Anche le esperienze presentate durante il convegno riflettevano la volontà di trovare delle soluzioni che salvaguardassero l'ambiente senza penalizzare chi vive e lavora in montagna.

Ad esempio, in Valle d'Aosta, l'Institut agricole régional ha messo in piedi un alpeggio sperimentale che non è servito da strade e non prevede stalle né strutture che non siano strettamente indispensabili. I trasporti avvengono in elicottero, e per il latte si utilizza una mungitrice meccanica mobile, in grado di spostarsi da un lato all'altro dei pascoli. I costi di una simile iniziativa sono inferiori a quelli abituali, e la produzione di formaggi procede a gonfie vele. Quanto all'alpeggio di Stein, presentato dalla relazione di Flavio Zappa, si è rivelato un interessante esperimento architettonico a bassissimo impatto ambientale.
Il convegno si è svolto alla presenza di un folto pubblico, ma non c'è stato un dibattito finale, anche perché gli interventi si sono protratti fin oltre la mezzanotte.

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