La Corte Costituzionale promuove la legge sulle locazioni brevi

Bocciato il ricorso della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Per la Consulta "non è fondata" la questione di illegittimità costituzionale sollevata sul limite dei 180 giorni per la sola locazione turistica di camere in unità abitative destinate a "prima casa".
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Turismo

Nessun profilo di incostituzionalità. La legge regionale sugli affitti brevi passa il vaglio della Consulta, che con sentenza pubblicata oggi boccia, perché “infondata“, l’impugnativa arrivata da Roma.

Il ricorso del Presidente del Consiglio dei Ministri era rivolto al comma 1, lettera f dell’articolo 4 della recente legge regionale, laddove, per la sola locazione turistica di camere in unità abitative destinate a “prima casa”, si individua un limite di 180 giorni all’anno.

Secondo il Governo nazionale “il periodo massimo annuo di esercizio dell’attività locatizia, realizzerebbe un’indebita compressione delle facoltà proprietarie e quindi dell’autonomia privata, così esorbitando dalle competenze legislative regionali primarie in materia di urbanistica e turismo, attribuite alla Regione dallo statuto speciale”.

Opinione però non condivisa alla Corte Costituzionale che nella sentenza spiega come “il superamento dei centottanta giorni non determina alcun effetto sui contratti di locazione turistica breve, che conservano la loro piena validità ed efficacia e restano disciplinati dalle previsioni del codice civile”. Secondo la Consulta la disposizione “fissa il limite temporale oltre il quale l’immobile oggetto del contratto si ritiene, in armonia con le previsioni della legge regionale urbanistica, destinato ad un utilizzo diverso rispetto a quello originario, legittimando interventi di natura amministrativa che, senza pregiudizio per la validità e l’efficacia dei contratti stipulati tra i privati, rientrano pienamente nelle competenze regionali”.

Locazioni brevi: salgono a 2.700 i codici regionali rilasciati per 11.400 posti letto

11 gennaio 2024

Nei primi due mesi circa di applicazione della nuova legge sugli affitti brevi, ovvero dal 1° novembre 2023 al 5 gennaio 2024, sono 2.721 i Cir (codice identificativo regionale) rilasciati per un totale di 11.420 posti letto. Dei Cir rilasciati, 191 sono relativi all’affitto di solo camere in prima casa. I 1898 locatori hanno un numero medio di posti letto di 4,2.
A fare il quadro sull’applicazione della nuova normativa regionale è stato in Consiglio Valle l’Assessore Giulio Grosjacques, rispondendo ad una iniziativa di Erika Guichardaz di Pcp, con la quale venivano segnalate criticità.

“Non ne sono emerse di particolari” ha detto nella replica l’Assessore. “Il modello regolamentare ha funzionato e lo strumento informativo si è rivelato semplice e efficace, come peraltro ho riscontrato nei tre incontri avuti con i cittadini a Donnas, Aosta e Arvier, che hanno avuto una media di 150-200 partecipanti.” I prossimi appuntamenti con la popolazione sono in programma il 18 gennaio a Courmayeur e il 5 febbraio a Saint-Vincent. 

“Al servizio di assistenza quotidiana nella stragrande maggioranza casi sono pervenute richieste di informazioni e chiarimenti puntualmente soddisfatti.”

Gli occhi sono ora puntati su Roma, per capire come le nuove norme  – l’introduzione del Codice identificativo nazionale (Cin) – contenute nel decreto “Anticipi” approvato a dicembre si adatteranno al contesto regionale.

“La disposizione statale prevede che, prima della sua applicazione, il Ministero del turismo invii alle Regioni che già hanno disciplinato e rilasciato i Cir, come la Valle d’Aosta, un codice alfanumerico da anteporre allo stesso ai fini della sua ricodificazione in Cin” ha spiegato in aula l’Assessore.

Gli uffici regionali nel frattempo hanno confrontato le due normative, analizzando gli aspetti che potrebbero comportare delle modifiche. Si tratta in particolare dell’estensione della disciplina regionale, che è limitata alla locazione turistica breve con contratti fino a 30 giorni, anche ai contratti di locazione per finalità turistiche di durata superiore ai 30 giorni (senza alcun limite massimo di durata); la previsione della ricodificazione del CIR come CIN con l’aggiunta di un prefisso alfanumerico fornito dal Ministero del turismo; la previsione, per i soli CIR ricodificati rilasciati a decorrere dal giorno successivo alla data di effettiva applicazione della norma statale, dell’obbligo di attestazione dei requisiti di sicurezza degli alloggi (estintore portatile e dispositivi per la rilevazione di gas e monossido di carbonio);, la previsione, per i soli CIR ricodificati rilasciati alle sole imprese a decorrere dal giorno successivo alla data di effettiva applicazione della norma statale, dell’obbligo di attestazione dei requisiti di sicurezza degli impianti; la previsione dell’obbligo, per la locazione per finalità turistiche esercitata in forma di impresa, di presentazione di apposita SCIA da presentare al SUEL. Altre novità riguardano l’introduzione di nuove sanzioni in caso di inadempimento dei nuovi obblighi e la previsione del vincolo di destinazione del gettito delle sanzioni, incamerato dal Comune, al finanziamento di investimenti per le politiche in materia di turismo e interventi concernenti la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti.

La discussione sulle nuove norme è ancora apertura sui tavoli romani, tanto che l’Assessore non esclude l’ipotesi, come regioni, di rivolgersi alla Consulta.

“Il Coordinamento tecnico turismo nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni, di cui è capofila la Regione Abruzzo, non è ancora stato convocato: se e quando sarà convocata, si verificherà con le altre Regioni se sussistono presupposti per l’impugnazione della norma statale davanti alla Corte costituzionale”.

Nella replica la consigliera Guichardaz si è chiesta dove sono finiti le oltre 3800 abitazioni su Airbnb. “I cittadini hanno quindi deciso di non affittare più le loro case o hanno scelto altre modalità, come gli affitti lunghi. Ci vorrebbe un’indagine per capire”.

Locazioni brevi: già 1200 Codici regionali concessi per 5100 posti letto

5 dicembre 2023

E’ corsa contro il tempo per rispettare gli adempimenti previsti dalla nuova legge sulle locazioni brevi, entrata in vigore lo scorso 1° novembre. Entro il 31 dicembre infatti chi esercita l’attività di locazione per finalità turistiche (da un giorno fino a 30 di pernottamento) deve dotarsi, attraverso l’apposita piattaforma online locazioni turistiche, del Codice identificativo regionale (Cir) e adempiere a tutte le altre prescrizioni.

In tanti ieri sera, lunedì 4 dicembre, hanno preso parte nella sala manifestazioni di Palazzo regionale al secondo incontro (Nda il primo è stato a Donnas, l’ultimo sarà a Courmayeur) organizzato dalla Regione per illustrare i contenuti della nuova legge e il funzionamento della piattaforma regionale.

In base ai dati illustrati dal Coordinatore dell’Assessorato al Turismo Enrico Di Martino ad oggi sono stati rilasciati oltre 1200 Cir per 5100 posti letto, con una media di 4,4 posti letto per ciascun alloggio. Le maggiori richieste sono finora arrivate da Valtournenche (200), seguita da Aosta (170),  Cogne (80), Courmayeur (70) e Sarre (50). Per il momento non sono arrivate richieste soltanto da quattro piccoli comuni valdostani.

“La locazione turistica – ha ricordato Di martino – cresce rapidamente anche in Valle d’Aosta con la conseguenza che vi sono sempre meno case per gli affitti residenziali, che si trovano ancora in Valle d’Aosta, ma a prezzi più alti”. Nell’estate 2022 in Valle d’Aosta c’erano annunci solo su Airbnb per 3250 alloggi, mentre nell’estate 2023 erano 4350.

Per accedere alla piattaforma si può utilizzare lo Spid, la Carta d’Idenità digitale o la Carta nazionale dei servizi. Tutte le informazioni sull’utilizzo della piattaforma, abbastanza intuitiva, sono contenute nel manuale utente o in un video Youtube. Utili anche le Faq, costantemente aggiornate con i quesiti via via posti all’Assessorato.Per ricevere informazioni e assistenza è inoltre disponibile un Contact center regionale che risponde al numero 800.61.00.61  dal lunedì al venerdì dalle ore 08 alle ore 18, mentre il sabato dalle ore 08 alle ore 12.

Il Cir andrà esposto sulle piattaforme utilizzate per promuovere l’alloggio, sul sito della struttura e anche su campanelli e insegni dell’alloggio. Il consiglio arrivato ieri sera è di utilizzare inizialmente un supporto cartaceo, evitando incisioni, che potrebbero essere vanificate dall’approvazione della legge nazionale che potrebbe introdurre il Codice identificativo immobili (Cin).

Al momento la piattaforma non consente la comunicazione in automatico dei dati dei clienti alla Questura, che andrà ancora inserita sul sito Alloggiati web. “C’è l’obbligo di fare denuncia entro le 24 ore successive all’arrivo degli ospiti” ricorda Di Martino, evidenziando come dai dati in possesso circa il 50% dei proprietari non adempirebbe a questo obbligo di legge.

L’iscrizione alla piattaforma servirà anche ai fini statistici. “Siamo stati negli anni scorsi penalizzati nella ripartizione di contributi a livello nazionale” ha ricordato l’Assessore regionale al turismo Giulio Grosjacques “perché mancano i dati sui posti letto offerti dalle locazioni turistiche”.

La piattaforma servirà anche a trasmettere i dati ai comuni, che hanno l’obbligo di vigilanza, sull’imposta di soggiorno, che si applica al comparto dal 1° maggio 2024. La Regione ha definito una tariffa minima di 50 centesimi a notte, che i comuni hanno facoltà di aumentare. “Ad oggi tutti i comuni che hanno deliberato si sono adeguati alla tariffa minima”.

Dal 1° novembre entra in vigore la legge regionale sulle locazioni brevi

Entrerà in vigore il 1° novembre la nuova legge regionale sugli affitti brevi per finalità turistiche, stipulati da locatori persone fisiche o in forma di impresa, aventi una durata pari anche a 1 solo giorno di pernottamento e non superiore a 30 giorni consecutivi di pernottamento.

Chi già sta esercitando l’attività di locazione per finalità turistiche avrà tempo dal 1° novembre 2023 e fino al 31 dicembre 2023 per ottenere, attraverso l’apposita piattaforma online “locazioni turistiche”, il CIR (Codice identificativo regionale) e adempiere a tutte le altre prescrizioni.

Per ricevere informazioni e assistenza sull’uso della piattaforma online, occorre contattare il Contact center regionale raggiungibile al numero 800.61.00.61 nella seguente fascia oraria: dal lunedì al venerdì dalle ore 08 alle ore 18, mentre il sabato dalle ore 08 alle ore 12.

Per ulteriori informazioni clicca qui

“Anche la Valle d’Aosta dispone finalmente di adeguati strumenti normativi e tecnici per acquisire contezza di questo importante fenomeno –  afferma l’Assessore Giulio Grosjacques –  componente significativa dell’offerta turistico-ricettiva regionale”.

Locazioni brevi, Federalberghi soddisfatta sulla cedolare secca

“Confidiamo che il pronunciamento del Consiglio di Stato metta la parola fine a una telenovela che si trascina da più di sei anni, durante i quali Airbnb si è appigliato a ogni cavillo pur di non rispettare le leggi dello Stato”.

A dirlo è Federalberghi, che commenta così la sentenza del Consiglio di Stato dello scorso 24 ottobre che recepisce le indicazioni della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e ribadisce che i portali di prenotazione devono riscuotere e versare allo Stato la cedolare secca sugli affitti brevi.

Cedolare secca, peraltro, inserita nella bozza manovra di bilancio 2024 del governo Meloni e per la quale è prevista l’ipotesi di un aumento dal 21 al 26 per cento.

Federalberghi è intervenuta nel giudizio al fianco dell’Agenzia delle Entrate “per promuovere la trasparenza del mercato – si legge in una nota –, nell’interesse di tutti gli operatori, perché l’evasione fiscale e la concorrenza sleale danneggiano tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza”.

La federazione degli albergatori italiani prosegue commentando alcune notizie riportate recentemente dagli organi di informazione, secondo i quali l’Agenzia delle Entrate ha chiesto ad Airbnb di sanare 500 milioni di euro di tasse non versate: “Ci auguriamo che non si facciano sconti e che la web company americana venga invitata a pagare per intero le somme sottratte all’erario in questi anni, senza dimenticare sanzioni e interessi”.

Federalberghi chiude sottolineando che “il mancato versamento delle imposte è solo uno dei tanti problemi generati dal far west degli affitti brevi” e auspica che “si proceda celermente all’aggiornamento delle norme che disciplinano la materia. Occorrono regole, controlli e sanzioni per tutelare i clienti, i lavoratori, i cittadini e le imprese”.

di Luca Ventrice

Legge regionale sulle locazioni brevi, la Regione si costituirà in giudizio

di Silvia Savoye – 27 settembre 2023

Il Palazzo della Corte Costituzionale

La Regione si costituirà di fronte alla Corte costituzionale contro l’impugnativa del Governo regionale sulla legge regionale sulle locazioni brevi.

“Il fenomeno della locazione turistica, cresciuto in maniera esponenziale in tutto il mondo, – spiegano il Presidente della Regione Renzo Testolin e l’Assessore Giulio Grosjacques – è connotato da estrema complessità e delicatezza e tutte le amministrazioni pubbliche, europee, statali e locali, stanno cercando di regolamentarlo con non poche difficoltà. In questo contesto, il fatto che la nostra legge regionale sia oggetto di impugnazione esclusivamente per un aspetto così puntuale è a nostro avviso indice della bontà e della ragionevolezza complessiva dell’intervento normativo regionale”.

A essere contestato è il comma 1, lettera f dell’articolo 4, laddove, per la sola locazione turistica di camere in unità abitative destinate a “prima casa”, si individua un limite di 180 giorni all’anno.

“Riteniamo – proseguono il Presidente Testolin e l’Assessore Grosjacques – che la limitazione dei 180 giorni all’anno per la locazione turistica nella “prima casa” sia il parametro oggettivo che consente di salvaguardare il principio urbanistico del nostro ordinamento secondo cui l’uso prevalente di un’unità abitativa non configura il suo mutamento di destinazione, che comporterebbe un abuso edilizio, con tutte le conseguenze del caso, ricordando che le “prime case”, proprio perché destinate alla residenza principale, beneficiano di agevolazioni fiscali e finanziarie significative”.

Aspettando l’esito del giudizio la legge regionale entrerà comunque in vigore dal 1° novembre “e sarà applicata nella sua interezza in quanto il ricorso governativo non ha un effetto sospensivo sulla disposizione impugnata”.

Il Governo impugna la legge regionale sulle locazioni brevi

Approvata nel luglio scorso dal Consiglio regionale, dopo anni di discussioni, la legge sulle locazioni brevi non supera il vaglio di costituzionalità da parte del Governo. Ieri, lunedì 25 settembre, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli, ha esaminato ventitré leggi delle regioni e delle province autonome e ha quindi deliberato di impugnare la legge regionale sulle locazioni brevi.

Come spiega la nota “talune disposizioni relative alle locazioni brevi per finalità turistiche” eccedono “dalle competenze statutarie e ponendosi in contrasto con la normativa statale in materia di ordinamento civile, violano l’articolo 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione”.

Le motivazioni dell’impugnativa

Secondo il Ministero per gli Affari regionali la legge regionale “eccede dalle competenze statutarie in materia di urbanistica e di turismo”, andando a violare la competenza esclusiva dello Stato in materia di ordinamento civile.

Il Ministero ricorda, in particolare, come la locazione turistica è introdotta “nel nostro ordinamento civile dalla legge n. 431 del 9 dicembre 1998, che, nel disciplinare la locazione di immobili adibiti ad uso abitativo, ha stabilito quali articoli della legge stessa fossero applicabili anche agli alloggi locati esclusivamente per finalità turistiche e quali articoli, invece, non dovessero trovare applicazione relativamente a detti alloggi.” Le locazioni turistiche sono altresì disciplinate dal Codice del Turismo.

“Pertanto, per il combinato disposto delle citate norme.. al contratto di locazione di immobili ad uso abitativo per finalità turistiche si applicano le disposizioni del codice civile e quindi gli articoli 1571 e seguenti di detto codice”.

Nonostante la Valle d’Aosta abbia competenza primaria in materia di urbanistica e di turismo, è “indubbio che la disciplina dei singoli contratti, e quindi anche del contratto di locazione, è di competenza dello Stato in quanto riconducibile alla materia ordinamento civile di cui all’articolo 117, comma secondo, lettera l) della Costituzione”.

I profili di illegittimità costituzionale vengono rilevati, quindi, nell’articolo 4, comma 1, lettera f. 
“La disposizione, pur essendo inserita in un articolo dedicato agli adempimenti amministrativi,  – si legge nella nota del Ministero – con il suo ultimo capoverso – seppure limitatamente alle camere arredate ubicate in “prima casa” dove risulti prevalente l’uso abitativo “permanente o principale” ovvero il caso richiamato dall’articolo 2, comma 1, lettera a) numero1) – fissa in 180 giorni annui la durata complessiva massima dei periodi per i quali è consentito l’esercizio dell’attività di locazione per finalità turistiche di dette camere arredate ubicate in unità abitative. In tal modo, esulandosi dalle competenze legislative in materia di urbanistica e turismo, la disposizione comprime una facoltà di godimento del proprietario dell’immobile, che è anche esposto a una sanzione amministrativa pecuniaria in caso di violazione, intervenendo così indebitamente in materia di diritto civile, ambito che l’art. 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione riserva alla competenza legislativa esclusiva dello Stato”.

Locazioni brevi, Adava soddisfatta: “Primo tassello per un quadro normativo chiaro e trasparente”

di Giorgia Gambino – 13 luglio 2023

Louis Fosson
Luigi Fosson

È stata approvata in Consiglio Valle soltanto ieri, mercoledì 12 luglio, ma già inizia a far discutere la nuova legge a regolamentazione delle locazioni turistiche brevi. Mentre gli albergatori di Adava si dicono soddisfatti per l’esito della seduta consigliare. Differenti sono le opinioni degli host dell’Home sharing club VdA, che spiegano di essersi per anni spesi invano per la modifica del disegno di legge.

Il presidente Adava Luigi Fosson ringrazia l’assessore Grosjacques e i suoi funzionari per aver portato a termine il processo legislativo e dice: “Era il 2016 quando, in una gremita saletta conferenze dell’Hotel Duca di Aosta, si tenne la tavola rotonda ‘Turismo e legalità’, una delle prime misure da noi organizzate volte a comprendere un fenomeno che stava per esplodere e a sensibilizzare gli interlocutori istituzionali di allora sulla necessità di introdurre poche e semplici regole per garantire la qualità degli alloggi offerti, il rispetto delle norme di sicurezza e un rapporto di concorrenza leale tra chi, a diverso titolo, si propone sul mercato della ricettività turistica – rammenta Fosson -. Da allora sono state moltissime le iniziative messe in campo per chiedere una regolamentazione dei cosiddetti affitti turistici brevi, mentre alla guida dell’associazione si sono susseguiti tre diversi presidenti e ai vertici regionali cinque assessori”.

“Questa legge rappresenta un primo e importante tassello verso la creazione di un quadro normativo chiaro e trasparente per gli affitti turistici brevi nella nostra regione, non un traguardo definitivo ma l’inizio di un processo continuo di monitoraggio e adattamento alle mutevoli esigenze del settore – dichiara ancora Fosson, insistendo sull’importanza che i soggetti coinvolti collaborino per applicare la nuova normativa nel migliore dei modi -. Anche noi faremo la nostra parte accogliendo nella nostra famiglia i gestori di appartamenti locati a fini turistici che lo vorranno e fornendo loro tutto l’aiuto e l’assistenza necessari per affrontare in maniera semplice e corretta i nuovi adempimenti previsti”.

In una nota, l’Associazione degli albergatori valdostani spiega il lungo iter che ha portato all’approvazione della legge: “La nuova norma, frutto di un lungo confronto e un ampio coinvolgimento delle parti interessate, mira a fornire una solida base normativa per il settore degli affitti turistici brevi, prevedendo maggiore trasparenza del mercato, tutela per gli ospiti e una regolamentazione chiara per gli operatori del settore”.

“Evidentemente la lunga attesa per l’approvazione di questo provvedimento – sempre Fosson – testimonia la complessità e la delicatezza delle tematiche e degli interessi in gioco; durante tutto il lungo percorso non ci siamo mai arresi e abbiamo sempre lavorato a stretto contatto con l’Assessorato regionale al Turismo, il Celva e chiunque ci abbia coinvolto positivamente, fornendo il nostro contributo e supporto per l’elaborazione di un testo equilibrato che tenesse conto delle esigenze di tutte le parti interessate”.

Airbnb VdA: “Molti appartamenti resteranno vuoti, si rischia una perdita di risorse”

“Sono oramai tre volte che riesco a far accantonare un disegno di legge che ancora adesso ritengo essere al limite della costituzionalità e, di conseguenza, suscettibile di ricorsi – commenta Claudio Pica della community valdostana di Airbnb -. Questa maggioranza ha comunque scelto di farlo passare con un atto di compattezza, forza e forse arroganza per dimostrare di essere più valida delle precedenti Commissioni e Giunte e mi addolora sapere che essa ha preferito fare gli interessi di una lobby anziché quelli di molte altre persone”.

A nome dei suoi host, in poco tempo passati dai 350 ai 3.500 membri, il co-fondatore dell’Home sharing club VdA non manca di ringraziare partiti come Lega, Forza Italia e Pcp per aver presentato in aula alcuni emendamenti a loro avviso utili ma in seguito rifiutati.

“Sino a novembre non cambierà nulla però quello che accadrà dopo sarà per tutti noi un’incognita – ammette ancora Pica -. Se vengono posti troppi vincoli è un po’ come stabilire il limite dei novanta all’ora in autostrada, così difficile da rispettare da spingere la gente a preferire la statale”.

Sono molteplici i soci della community valdostana di Airbnb che stanno ipotizzando di lasciare vuoti i propri appartamenti togliendo loro la prerogativa di locazioni brevi, con una perdita stimata di 1.240 posti letto potenziali per ogni dimora da 4 persone.

“È un ingente spreco di risorse per la Valle d’Aosta, che ha bisogno di questi spazi tanto nei luoghi più frequentati quanto nei piccoli e altrimenti abbandonati villaggi di montagna – osserva ancora Pica -. Nonostante la nostra disponibilità a trattare, la legge è stata ripresentata tale e quale a come era stata accantonata dalle passate Commissioni, perdendo così l’opportunità di regolamentare il settore in maniera corretta”.

Uppi: “La platea di piccoli proprietari non fa nessuna concorrenza agli alberghi”

Anche la sezione valdostana dellUnione piccoli proprietari immobiliari non nasconde il proprio rammarico in merito al nuovo decreto legge n.92, il cui disegno era stato a suo tempo osteggiato, pur in uno spirito collaborativo, sperando in una norma a sua detta più vicina alle sue esigenze pratiche.

Con soddisfazione prendiamo atto che almeno è stata accolta la riduzione da sei mesi a trenta giorni della durata delle locazioni turistiche che saranno tenute al rispetto della nuova normativa, in vigore dal 1° novembre del 2023 – constata il segretario generale Jean-Claude Mochet -. Siamo però affranti nel constatare che, invece di andare verso la semplificazione, come la nostra associazione auspica da sempre in tutte le sue sedi sia nazionali che europee, la burocrazia prenda il sopravvento creando maggiori adempimenti”.

I piccoli proprietari immobiliari avrebbero auspicato una esclusione dalla nuova legge regionale delle locazioni occasionali o saltuarie non organizzate, da questo momento soggette a una serie di vincoli che rischiano di ridurne la capacità di offrire posti letto generando un conseguente impoverimento delleconomia turistica valdostana.

“È inaccettabile continuare a vederci trattati come persone che vivono di rendita, magari evadendo il fisco, poiché chi affitta per breve periodo un alloggio, magari ereditato dai genitori o sul quale ha un mutuo, non ha di certo le stesse potenzialità, le stesse forze o gli stessi obiettivi di chi loca in maniera professionalmente organizzata – incalza ancora Mochet -. Per questo trovo fuori luogo definire gestori di appartamenti turistici chi affitta i propri alloggi in maniera non professionale e occasionale travisando completamente la realtà dei fatti, perché tale platea di piccoli proprietari non fa nessuna concorrenza agli alberghi dato che essa si rivolge a un target di turisti completamente diverso”.

Il Consiglio regionale ha approvato la legge sulle locazioni turistiche

di Luca Ventrice

Consiglio Regionale 27 settembre
Consiglio Regionale 27 settembre

La Valle d’Aosta, ora, ha una legge che regolamenta le locazioni turistiche brevi. Un percorso lungo sia fuori dall’aula del Consiglio Valle – la legge è infatti rimasta nei “cassetti” dell’Amministrazione dal 2019 – sia all’interno, con una seduta-fiume che ha occupato quasi tutto il primo giorno di adunanza dell’Assemblea.

Questione dibattuta non poco, e da molte parti. Con scintille non troppo lontane nel tempo, richieste di chiarezza, considerazioni sull’impatto – anche economico – degli affitti sugli alloggi per le vacanze e prese di posizione degli addetti del settore.

La legge “Disciplina degli adempimenti amministrativi in materia di locazione per finalità turistiche” – con una pioggia di emendamenti, ampiamenti annunciati, almeno dalla Lega, da parte dei gruppi di opposizione – è stata illustrata dal relatore Corrado Jordan (Alliance-VdA Unie): “L’analisi del settore turistico dimostra che anche in Valle l’affitto breve contribuisce ad accrescere l’offerta ricettiva – ha detto –. Portiamo oggi qui un provvedimento ritenuto necessario da tutti”.

“Non ci siamo sottratti alla disciplina di un settore in continua evoluzione” ha aggiunto “ma l’articolato di legge prevede di essere precisi anche con atti deliberativi successivi. Crediamo sia opportuno valutarne tra qualche tempo il funzionamento”. In chiaro: valutando quindi eventuali correttivi alla norma in corso d’opera.

Le critiche dell’opposizione

Consiglio Regionale
Consiglio Regionale

Ad aprire le danze dei rilievi alla legge dell’opposizione è Forza Italia, per bocca di Pierluigi Marquis. Una delle perplessità è l’impianto stesso della legge. O meglio, il suo linguaggio: “Si parla di un settore che ai sfugge a controlli, come se fosse ‘sottotraccia’ – ha detto –. Si dice che bisogna fare emergere il fenomeno. Trovo che non ci sia da aggiungere niente: si vedono i cittadini come dei fuorilegge, che fanno poco di buono per l’economia, non si riconosce loro il contributo che danno. Anzi, li si vede solo come fonte di imposizione fiscale”.

Da aggiungere, invece, ne ha eccome: “Lo stesso relatore parla di un ‘mini-rodaggio’ per poi tornare in aula. Non funziona, questa legge creerà un’infinità di problemi alla comunità, mortificherà il contributo all’economia dei proprietari e dovremo tornare in aula. Lo vedremo, perché succederà”.

Dalle parti della Lega l’aria che tira è simile: “Questa normativa, nel cassetto da diversi anni, è stata tirata fuori tale e quale mentre il fenomeno si era già sviluppato e modificato – ha detto Paolo Sammaritani –. È una legge scritta male, un esempio di eccessiva burocrazia, che crea una serie di impedimenti inutili”.

“Si legifera con i princìpi della sinistra: controlli e burocrazia, mettendo i bastoni fra le ruote all’iniziativa privata”, ha spiegato invece Simone Perron. “La visione dovrebbe essere totalmente diversa – aggiunge invece Raffaella Foudraz, sempre del Carroccio –, in un’ottica di più ampia libertà. Bisogna permettere alla gente di lavorare senza che sia sempre vessata da ridicole imposizioni e incombenze”.

“Sosteniamo la necessità dei controlli – ha aggiunto il capogruppo della Lega Andrea Manfrin –, ma in modo ben definito e non vago. Semplificando e permettendo alle persone la libertà di utilizzare il proprio bene”.

E se per Chiara Minelli (Pcp) “le criticità sollevate quattro anni fa sarebbero dovute essere prese in considerazione, ma non è stato così”, la collega di gruppo Erika Guichardaz ha spiegato che “la casa è importante. Questo ddl affronta il tema in modo sbagliato, mettendo in contrapposizione locatari e albergatori”.

Dal gruppo misto, interviene anche Claudio Restano (Evolvendo): “Se si fosse voluto affrontare in maniera organica l’argomento bisognava parlare della riforma del turismo, come fatto altre regioni. Potevamo portare un atto completo e una discussione unica. Oggi non siamo in grado di fornire quel valore aggiunto che tutti gli operatori del settore turistico aspettano”.

La maggioranza tira dritto

Consiglio Regionale Giulio Grosjacques
Consiglio Regionale Giulio Grosjacques

Nel lungo rimbalzo di interventi, l’assessore al Turismo Giulio Grosjacques risponde alle critiche. “C’è la volontà da parte di tutti di fare ordine in questo argomento. Da parte nostra non c’è nessuna pregiudiziale. Però, è un settore che rischia di essere fuori da ogni regola. Anzi, la ministra Santanchè ha detto esplicitamente che rischia di diventare un Far West”.

“Credo non ci sia nessuna ostruzione della libera attività – ha aggiunto –. Si confonde la ‘burocratizzazione’ con la regolamentazione. Siamo per la seconda, e con regole chiare. L’obiettivo della norma è diverso dalla rappresentazione data”.

A fianco di Grosjacques, interviene anche Luciano Caveri, assessore agli Affari europei: “La nostra norma pare molto più aperta rispetto a future normative europee e a quelle che potrebbero emergere dallo stesso governo Meloni. È ovvio che non si può pensare di fermare gli affitti brevi. È un modo di vivere le vacanze molto diffuso, legittimo e giusto, ma di pertinenza dell’articolo 2 del nostro Statuto. Non si tratta di essere buoni o cattivi ma, come legislatori regionali, di fare il nostro mestiere”.

“Spero si possa votare una norma di civiltà, non di destra né di sinistra ma di buon senso. E che regolamenta un mercato che oggi ha un potenziale enorme. È un mondo che non vuole restare in un ‘limbo deregolamentato’, visto a volte con sospetto”, ha aggiunto l’assessore ai Beni culturali Jean-Pierre Guichardaz, predecessore peraltro di Grosjacques per le deleghe al Turismo.

Dice invece il presidente della Regione Renzo Testolin: “Serviva un giusto equilibrio per tutelare tutti i portatori di interesse ed i turisti, con la voglia di dare una soluzione e non di creare altri problemi. Se l’approccio si dimostrerà puntuale come pensiamo, sarà dimostrato nei prossimi mesi. Se ci sarà bisogno di correggere nessuno si spaventerà per dover intervenire di nuovo. È un percorso da affrontare, lo facciamo per la prima volta in maniera decisa e seria”.

Il disegno di legge è stato approvato dal Consiglio Valle con 19 voti favorevoli – la maggioranza compatta –. Hanno voto contro Lega, Forza Italia e Restano (14 voti). Due le astensioni: Erika Guichardaz e Minelli (Progetto civico progressista).

4 risposte

  1. Rimarrano sicuramente “vuoti”. Giustamente! Se no che è qua… il Far West? Cos’è tutta questa gente che vuole andare in vacanza in case normali!

  2. Applicheremo la legge, come è giusto che sia, ma ci metteremo in fila anche noi quando verranno distribuiti i ristori.

  3. Nell’hotel del presidente Adava un pernottamento per due persone costa oltre 500 euro al giorno. E’ impossibile che la clientela del piccolo appartamento, possa fare concorrenza a questa attività. Non solo. Molte piccole località e isolati villaggi possono continuare a essere un pò abitate grazie alle locazioni brevi di tanti piccoli proprietari. Turisti che oltre a trovare un’offerta anche a prezzi bassi e ragionevoli, una volta sul posto cercano il negozio vicino per un pò di spesa, frequentano un bar o un ristorante. Questi piccoli proprietari non hanno alte marginalità, perché le tasse sulla casa sono già molto alte e i ricavi sono occasionali. Trattarli come degli operatori economici ostacola queste attività. La risposta non può essere altre tasse. Adava purtroppo ha un peso politico sproporzionato.

    1. Ma non hai capito… Calderoli dice che questa cosa lede non so quale comma della Costituzione, che lui ama. Quindi lo fa per difendere un diritto Costituzionale, mica per aggiungere un’ulteriore norma oppressiva fatta per infasdire. Meno male che ci sono persone che difendono il diritto di proprietà, perché così gli appartamenti rimarranno sicuramente “vuoti”, per il bene dei proprietari.

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