Ben ritrovati alla terza puntata di “Astrofoto del mese“, un progetto di divulgazione della Fondazione Clément Fillietroz realizzato con il contributo della Fondazione CRT, in collaborazione con AostaSera.it.
Questo mese, grazie alla bellissima immagine ripresa dall’astrofotografo Riccardo Civati, scopriamo insieme alcuni dei più affascinanti oggetti del cielo: le comete. Provenienti dalle periferie più lontane e fredde del Sistema solare – in genere a diversi miliardi di km dal Sole, ma anche oltre –, seguono orbite molto allungate che le portano solo occasionalmente vicino alla nostra stella.
Il nucleo cometario, cioè la parte più massiccia della cometa, è un conglomerato di ghiaccio e polveri, spesso descritto come una “palla di neve sporca”. Le sue dimensioni sono modeste rispetto ad altri oggetti del Sistema solare e generalmente non superano la decina di chilometri. Per questo le comete rientrano nella categoria dei cosiddetti corpi minori, come gli asteroidi. Tuttavia, a differenza di questi ultimi, scoperti al telescopio solo agli inizi del 1800, le comete sono state osservate e documentate già diversi secoli prima di Cristo.
La loro visibilità è conseguenza di ciò che accade quando si avvicinano al Sole. L’aumento della temperatura provoca la sublimazione dei ghiacci presenti nel nucleo, cioè il loro passaggio diretto dallo stato solido a quello gassoso, senza una fase liquida intermedia. Sulla Terra, a livello del mare, il ghiaccio d’acqua fonde a 0 °C mentre nello spazio la pressione è così bassa che sublima già a –100 °C.
Il gas liberato trascina con sé polveri del nucleo cometario e quindi si formano un’atmosfera temporanea di gas e polveri che circonda il nucleo, la chioma, e ben due code, una costituita da polveri che riflettono la luce solare e l’altra costituita proprio da gas. A differenza del nucleo cometario, che ha dimensioni ridotte, queste strutture possono estendersi fino a decine o centinaia di milioni di chilometri. È dunque tale processo a generare lo spettacolo che possiamo ammirare in cielo. Non a caso il termine “cometa” deriva dal greco “Kométes”, che significa “con la chioma”, un chiaro riferimento alla sua inconfondibile scia luminosa.
Quando osservare una cometa
Se la cometa C/2022 E3 (ZTF) richiede pazienza per una sua futura osservazione (ammesso che la sua orbita resti la stessa, tornerà a farci visita tra circa 50.000 anni), una nuova protagonista è in arrivo: la C/2026 A1 (MAPS), visibile fotograficamente fino a metà marzo e, se sopravviverà al passaggio vicino al Sole, anche a inizio aprile. Una bella sfida per gli appassionati di astrofotografia!
Se volete sottoporci le vostre fotografie astronomiche riprese dalla Valle d’Aosta, inviatele via posta elettronica all’account comunicazione@oavda.it e potreste comparire in una prossima puntata della nostra rubrica!

L’astrofotografia di Riccardo Civati, scattata l’11 febbraio 2023 dal suo osservatorio remoto a Porliod, frazione montana del Comune di Nus nel vallone di Saint-Barthélemy, ritrae la cometa C/2022 E3 (ZTF), nota anche come “cometa di Neanderthal”. Il soprannome è legato al suo precedente passaggio nei pressi del Sole, stimato circa 50.000 anni fa, quando sulla Terra Homo sapiens conviveva ancora con Homo neanderthalensis.
Articolo a cura di Nicole Sacco, Martina Giagio, Andrea Bernagozzi
