I protagonisti della politica, di ieri e di oggi, assieme ad allora militanti, amici e conoscenti, si sono ritrovati oggi, venerdì 19 giugno, al cimitero di Aosta per l’ultimo saluto a Bruno Milanesio, già vicesindaco di Aosta, consigliere ed assessore regionale per tre legislature, ma prima di tutto epicentro di decenni di socialismo in Valle. A salutare il compagno di iperbole politica e di una vita è stato il già sindaco Bruno Giordano, perché “mi hai fatto promettere che se tu fossi andato avanti per primo, sarebbe toccato a me ricordarti”.
“Purtroppo, – ha aggiunto, parlando davanti alle bandiere del Partito socialista e ai gonfaloni di Regione e Comune – quel momento oggi è arrivato” e “spero di essere all’altezza di tale compito, forse il più arduo e gravoso da te affidatomi in cinquant’anni di comune militanza, straordinaria amicizia e assoluta generosità”. L’inizio di una vera e propria orazione laica, che ripercorrerà l’intero cammino percorso assieme. A partire dal 1975, quando i due si conobbero. “Per due anni ci siamo frequentati e, diciamo, stimati” e “con l’avvento di Bettino Craxi alla Segreteria nazionale del Partito Socialista decidemmo insieme di tornare a unire le forze socialiste della nostra regione”.

L’obiettivo? “Costruire un grande partito socialista, fondato sui valori nei quali tu credevi profondamente, del socialismo democratico e del riformismo, mirati a promuovere la giustizia sociale, la solidarietà, l’estensione dei diritti civili, le pari opportunità, la laicità dello Stato, la tutela delle minoranze, attraverso riforme graduali all’interno del sistema democratico”. Un progetto che, al di là dell’ambizione, aveva bisogno di una modifica dello statuto del partito. La direzione nazionale dà il “via libera”, non senza “una fulminante battuta di Bettino, che chiosò: ‘Milanesio in Valle d’Aosta ha un concetto napoleonico del nostro Statuto’”.
Le “intuizioni ante litteram”
Per Giordano si trattò di una “delle tue tante intuizioni politiche ante litteram, ossia avanti rispetto ai propri tempi”, giacché “alla direzione fummo eletti direttamente dal Congresso regionale, rispettivamente Segretario e Vicesegretario”. Il tempo portò le regionali del 1983, vissute con lo slogan “Socialisti perché cittadini del mondo, autonomisti perché valdostani” e con la conquista di tre seggi in piazza Deffeyes. Poi le comunali del 1985, che videro la conferma di un altro uomo del garofano, Edoardo Bich, a primo cittadino.
Cinque anni e il Sindaco socialista venne eletto in Regione, lasciando la poltrona che fu prima di Francesco Allera Longo e poi di Leonardo La Torre. Alla tornata elettorale comunale del 1990, fu proprio a quest’ultimo, al tempo “golden boy” del Psi, che Milanesio – racconta Giordano – pensò in un’altra “grande intuizione”: “Leo sarebbe stato il nostro futuro Sindaco”. Venne confermato, facendo “lo strapieno di preferenze in città”, e, “per la prima volta, nella storia democratica della città di Aosta, il Partito socialista superò il Partito comunista”.

Di quel tempo, La Torre ricorda come fu grazie alla moglie di Milanesio, Annamaria, che ebbe l’occasione di pranzare con lui. Un incontro che finì con la promessa del Segretario al giovane ritenuto promettente: “con te faremo delle cose assieme”. Sono i semi di un altro rapporto durato fino all’ultimo in cui “ho consolidato negli anni questo affetto personale, – dice La Torre – così come la stima per l’uomo politico”.
La Torre: “Bruno c’era sempre”
Per La Torre, Milanesio rappresentava “un grande fratello saggio, ed arguto, con cui confidarmi, confrontarmi, condividendo momenti belli e anche situazioni difficili. E Bruno c’era sempre, con la sua visione della vita aperta, moderna, attuale”. A quell’inizio di anni Novanta, ricorda Giordano, risale anche “la stagione del durissimo confronto con l’Union Valdôtaine a livello regionale, che portò a ciò che al storia ricorda come ‘Il ribaltone’, ma che – anche qui, sempre ante litteram – si configurava come una specie di sfiducia costruttiva che portava soluzione della crisi politica in atto”.
Un episodio per cui Giordano non esita a mettere i puntini sulle i: “non fosti l’eminenza grigia – che sottintende sempre qualcosa di negativo, pur riconoscendo le capacità – che portò a una sorta di golpe, ma ti ritagliasti un ruolo da regista, che poi è il vero e unico tratto distintivo che connota la tua vita politica”. Al riguardo, l’amico ricorda anche un altro episodio cruciale di quella stagione: “Come dimenticare la meschina e scomposta reazione dell’Uv, che portò al famigerato referendum contro i giochi olimpici, un’opportunità unica per la Valle d’Aosta”.
Torrione: “ci siamo combattuti lealmente”

“Molti – aggiunge Giordano – non lo ammetteranno mai, ma si mangiano ancora le mani per aver remato contro. I giochi erano già nostri”. Una pagina di cui ha parlato anche un altro storico esponente del socialismo valdostano, Gianni Torrione, anch’egli già Sindaco del capoluogo regionale e terzo ex primo cittadino ad avvicendarsi al microfono. “Non so da che parte stesse la ragione. – ha detto – Io non ho condiviso la tesi di Milanesio, credo che sarebbe stato un danno per la Valle d’Aosta e me ne assumo la responsabilità davanti a lui. Però, ci siamo combattuti lealmente”.
Tralasciato “volutamente il dolorosissimo anno di Tangentopoli e le sue cosiddette ‘Mani pulite’”, Giordano evoca la battuta dell’amico nel periodo in cui “andavano di moda le canotte alla Bossi e i cappi sventolati in Parlamento”: “Caro Bruno, ci aspetta una lunga traversata del deserto”. Nel 1993, un altro commento destinato a lasciare il segno. Alé Vallée, nuova creatura di Milanesio, partecipa alle regionali, mancando il quorum per 300 voti e regalando la maggioranza assoluta all’UV: “Sarà l’inizio della loro fine, perché la politica ha l’obbligo di nutrirsi del nemico oggettivo e quando questo nemico non si trova all’esterno, per forza di cose bisogna trovarlo all’interno”.
La nascita del Partito Socialista Valdostano
Nel 2000, “sull’onda emotiva della scomparsa di Craxi”, nasce il Partito Socialista Valdostano, che corre “contro tutti” alle comunali di Aosta, con Milanesio quale candidato Sindaco. Risultato: 7% dei consensi e due consiglieri. L’ultimo incarico elettivo di una lunga carriera. “E sempre per quella tua dote di non sigillare mai le porte, – continua Giordano – i due giganti della politica valdostana, Augusto (Rollandin, ndr.) e Bruno, tornarono a dialogare, riconoscendo l’uno il valore dell’altro”.
Un nuovo rapporto che “portò alla mia candidatura a Sindaco della città”, con avversario “il povero Carlo Curtaz, tragicamente deceduto a sole 24 ore di distanza, e te alla presidenza della Nuova Università Valdostana”. Per Giordano, “tanto ci sarebbe ancora da dire su quanto fossi saggio, intelligente, colto, lungimirante, tollerante, simpatico, curioso generoso, eppure sempre umile”, ma al futuro prossimo è stato rinviato un altro appuntamento: “ricordatevi che il testamento politico di Bruno c’è, è in forma finita e sono parole interamente scritte da lui, che riguardano soprattutto quella che lui chiamava la seconda Autonomia”.

“Nessuna concessione alla morte”
Un’operazione memoria per cui si è impegnato anche La Torre, che ha aggiunto “Bruno, hai vissuto come hai voluto e sei morto come avresti voluto”, perché “sei morto senza concedere niente alla morte: né il degrado cognitivo, né quello fisico”. “Ci hai lasciati, – ha continuato – ma con la soddisfazione e la leggerezza di un grande artista che esce di scena quando cala il sipario, ma dopo uno straordinario spettacolo. Lo spettacolo della tua vita”.
Parole dopo le quali cosa resta da aggiungere? Torrione una risposta l’ha provata a dare: “che Bruno Milanesio è stato socialista, con il garofano nel cuore” e che “non ha mai cambiato rotta, né dentro di sé, né nell’agone politico”. “L’essenza dell’umanità che è racchiusa nel concetto di socialismo, – per l’anziano ex Sindaco – l’aveva applicata alla lettera. E questa sua qualità l’ha portata avanti, sapendo allungare la mano all’avversario”.
Il commiato sulle parole di Nietzsche
A concludere i ricordi, il nipote di Milanesio, Enrico Maria Primerano, con una citazione che ha strappato l’applauso dei presenti: “Si ripaga male un maestro, se si rimane sempre scolari”. Arriva da “Così parlò Zarathustra” di Nietzsche e sottintende che il vero apprendimento deve portare all’autonomia. E, avversari politici o meno, detrattori di Milanesio o meno che si sia, occorre riconoscere che copiare pedissequamente non facesse per lui. Dopodiché, la bara con su mazzi di garofani rossi ha lasciato la sala del cimitero, diretta alla tomba di famiglia.
È morto Bruno Milanesio, per molti un’“eminenza grigia” della politica valdostana
16 giugno 2026, ore 18.11, di Luca Ventrice

Fino alla fine, c’è chi lo considerava una “eminenza grigia” della politica valdostana. Certo è, che nella politica ha passato la vita, guardando a ciò che avveniva sia da dentro i palazzi, sia rimanendo “alla finestra”. È morto a 83 anni Bruno Milanesio. Ne avrebbe compiuti 84 tra due mesi. Nella notte, nella sua casa di Saint-Pierre, era stato colpito da un infarto. Stamane al “Parini”, dov’è stato trasportato, il decesso
“Stringere” la sua vita in un articolo – ma soprattutto gli incarichi, l’influenza e la storia – è quasi una missione impossibile. Nato il 25 agosto 1942, è stato consigliere regionale per tre legislature, dal 1968 al 1973 – con l’allora Partito socialista unificato –, e dal 1973 al ’78 e ancora dal 1988 al 1993 con il Partito Socialista Italiano.
Diversi i ruoli ricoperti in piazza Deffeyes da Milanesio, a partire dal primo, quello di Assessore al turismo, antichità e belle arti dal ’69 al ’70 e ancora dal ’70 al ’73, nelle Giunte guidate da Mauro Bordon prima – dimessosi da Presidente nel 1970 –, e da Cesare Dujany dopo, fino alla fine naturale della Legislatura. Un mondo che oggi appare lontano, quando cioè, la maggioranza era composta da Democratici popolari, Psi, Mouvement autonomiste valdôtain (l’ex Rassemblement) e Partito Socialista democratico italiano. Con l’appoggio esterno dei sei consiglieri dell’Union valdôtaine.
Chiusa la V Legislatura, Milanesio viene riconfermato in Consiglio Valle, sempre nelle liste del Psi, durante le Elezioni regionali del 1973. Una volta in Aula, riprende il ruolo di Assessore al turismo, antichità e belle arti prima nella decima Giunta (guidata ancora da Cesare Dujany, dal 9 luglio ’73 al 15 novembre 1974), poi nella dodicesima che, dal 20 dicembre 1974 al 18 ottobre 1975, è guidata da Mario Andrione di ritorno alla Presidenza della Regione dopo le dimissioni dell’intera Giunta precedente.
Nell’ultima legislatura cui è in carica, la vicenda per cui molti lo ricordano. Il “ribaltone” del 1990, intessuto assieme alla Democrazia Cristiana, che fece cadere la giunta di Augusto Rollandin (assente quel giorno in aula, perché diretto a Barcellona, ove avrebbe presentato la candidatura di Aosta per i giochi invernali del 1998), favorendo la nascita di quella presieduta dal democristiano Gianni Bondaz. Quest’ultimo, però, restò in carica solo due anni, spazzato via dallo scandalo delle tangenti per le Colombiadi del 1992.
Socialista da sempre, fonda Evolvendo, formalmente un’associazione che si pone come “centro di elaborazione culturale e di iniziativa politica” che vede, tra le sue fila, un altro ex “garofano” come Leonardo La Torre, nella parentesi tra la sua uscita dall’Union Valdôtaine e l’approdo a Fratelli d’Italia. Per poi tornare in Evolvendo.
Nella sua lunga carriera politica, Milanesio nel 2000 si candidò anche a Sindaco della città di Aosta, in tandem con Giuseppe Schimizzi, sotto il simbolo del Partito socialista valdostano. Vennero eletti Guido Grimod e Marino Guglieminotti Gaiet, ma Milanesio in opposizione – acuto osservatore (come già manifestato dal suo pamphlet di alcuni anni prima “La Repubblica delle Fontine”) ed oratore – era manna dal cielo per molti cronisti dei lavori nella “mansarda” del Municipio.
È in quegli anni che Milanesio guida da amministratore unico – in due momenti – la Nuv srl. Società di scopo nata – da qui l’acronimo – per realizzare la Nuova Università della Valle d’Aosta al posto della caserma Testa Fochi, all’ingresso ad ovest del centro storico cittadino. Scelte che ha scatenato non poche polemiche tra Augusto Rollandin – allora Presidente della Regione – e Roberto Louvin (allora in Vallée d’Aoste Vive). Dopo quell’esperienza, una lunga osservazione delle cose della politica, senza però mai far mancare il suo punto di vista. Come si conviene ad una “eminenza grigia”.
Le esequie di Bruno Milanesio avranno luogo venerdì 19 giugno alle 10 al cimitero di Aosta.
Il cordoglio del Consiglio Valle

Il presidente Stefano Aggravi esprime il cordoglio del Consiglio Valle per la scomparsa di Bruno Milanesio, consigliere regionale per tre legislature, dal 1968 al 1978 e dal 1988 al 1993.
Eletto con il Partito Socialista Unificato, poi diventato Partito Socialista Italiano, è stato Assessore al turismo nella quinta legislatura, dal 1969 al 1973, carica che ha riconfermato anche nella legislatura successiva – si legge nella nota- . È tornato in Consiglio Valle nella nona legislatura, dal 1988 al 1993, sempre con il Partito Socialista Italiano, di cui è stato nominato Capogruppo. Nel corso di quest’ultimo mandato ha presieduto la prima Commissione consiliare permanente “Istituzioni e autonomia” ed è stato Vicepresidente della terza Commissione “Industria, commercio e artigianato”.
È stato, inoltre, componente della Commissione per il Regolamento, della Commissione per le Nomine e della Commissione speciale incaricata di predisporre il regolamento per l’assunzione del personale della Casa da gioco di Saint-Vincent.
“Con la scomparsa di Bruno Milanesio, la Valle d’Aosta perde uno dei protagonisti della propria storia politica degli ultimi sessant’anni – dice Aggravi -. Consigliere regionale e Assessore, ha animato il dibattito pubblico e la vita del Consiglio con passione, idee e una forte partecipazione alle vicende della nostra Autonomia. Fino agli ultimi anni ha mantenuto uno sguardo attento sulle sfide della società valdostana, continuando a stimolare la riflessione e il pensiero politico. A nome del Consiglio regionale, esprimo ai suoi familiari e a quanti gli sono stati vicini le più sincere condoglianze“.
Il cordoglio del Governo regionale

Il presidente della Regione Renzo Testolin, a nome del Governo regionale e a nome personale, esprime cordoglio per la morte di Bruno Milanesio, “figura di primo piano per molti decenni della vita politica valdostana”.
Nel corso della sua lunga esperienza istituzionale – dice una nota da piazza Deffeyes -, Bruno Milanesio ha ricoperto importanti incarichi pubblici tra i quali Assessore regionale al Turismo, Antichità e Belle arti e Consigliere regionale, e ha assunto poi ruoli di responsabilità come nella società Nuova Università Valdostana, per la realizzazione del nuovo Polo universitario ad Aosta.
“La Valle d’Aosta ha perso un protagonista di una lunga stagione della propria storia politica e amministrativa, un uomo che ha dedicato gran parte della sua vita all’impegno pubblico e alle istituzioni, mettendo a disposizione la sua esperienza e mantenendo sempre vivi il dibattito e l’attenzione verso le principali questioni che riguardano la nostra regione. A nome del Governo regionale e mio personale, esprimo le più sentite condoglianze e sincera vicinanza alla famiglia e a quanti hanno condiviso con lui percorsi politici e professionali”.
Il deputato Manes: “Uomo di cultura e di pensiero, protagonista della vita pubblica valdostana”

Anche il deputato Franco Manes (Uv) esprime in una nota il proprio cordoglio per la scomparsa di Milanesio, “figura che ha attraversato una lunga stagione della vita politica valdostana, ricoprendo incarichi istituzionali e contribuendo, da protagonista, al dibattito pubblico sulla Valle d’Aosta e sulla sua autonomia”.
“Con Bruno Milanesio se ne va una figura significativa della politica valdostana – spiega Manes –. È stato un uomo di cultura, di pensiero e di confronto, capace di leggere la Valle d’Aosta con profondità e con uno sguardo spesso originale. Il suo percorso politico è stato anche segnato da passaggi controversi, che appartengono alla complessità della sua storia pubblica, ma resta indiscutibile il contributo che ha dato nel dibattito autonomista e nella vita istituzionale regionale”.
“La politica valdostana perde una figura di cultura politica vera – conclude il deputato unionista –. Una figura con cui si poteva concordare o dissentire, ma che ha sempre imposto riflessione. Alla sua famiglia rivolgo le mie condoglianze e un sentimento di vicinanza”.
Il cordoglio del Comune di Aosta

Il sindaco di Aosta Raffaele Rocco, la Giunta comunale e l’Amministrazione comunale esprimono “profondo cordoglio per la scomparsa di Bruno Milanesio”. Con lui – spiega una nota da piazza Chanoux – “viene meno una personalità che ha attraversato da protagonista oltre sessant’anni di vita politica valdostana. Una figura forte, complessa e immediatamente riconoscibile che ha vissuto la politica con passione, intelligenza e tenacia, conservando fino agli ultimi anni uno sguardo attento sulle trasformazioni della nostra comunità”.
“La storia pubblica di Bruno Milanesio è stata profondamente legata anche alla città di Aosta – spiega Rocco -. Vicesindaco in giovanissima età, successivamente consigliere comunale e candidato sindaco, ha partecipato direttamente alla vita dell’istituzione cittadina. Da amministratore della Nuova Università Valdostana ha inoltre accompagnato uno dei processi di trasformazione urbana più importanti degli ultimi decenni: la riconversione della caserma Testafochi e la nascita del polo universitario”.
“Di Bruno Milanesio si potevano condividere oppure contrastare le posizioni e le scelte, ma difficilmente si potevano ignorare la lucidità delle sue analisi, la fermezza delle convinzioni e la capacità di alimentare il confronto – dice ancora il Primo cittadino del capoluogo -. Il suo modo diretto di esprimersi e la sua inesauribile passione per la politica ne hanno fatto una presenza che non lasciava indifferenti”.
E aggiunge: “Al di là delle appartenenze e delle differenti valutazioni che inevitabilmente accompagnano una vicenda politica tanto lunga e intensa, Aosta riconosce oggi il contributo di un uomo che ha dedicato una parte essenziale della propria vita alla dimensione pubblica e al dibattito sul futuro della Valle d’Aosta. Alla famiglia, ai suoi affetti e a tutte le persone che gli sono state vicine giungano la partecipazione e le più sincere condoglianze della Città di Aosta”.
Il cordoglio dell’Union Valdôtaine

L’Union Valdôtaine scrive di aver “appreso con tristezza della scomparsa di Bruno Milanesio, figura importante della vita politica e istituzionale valdostana. Nel corso del suo lungo impegno pubblico, ha ricoperto incarichi di responsabilità all’interno del Comune di Aosta, del Consiglio Valle e del Governo regionale, contribuendo al dibattito politico della nostra regione. Al di là delle differenze di percorso e di posizioni, l’Union Valdôtaine desidera rendere omaggio al suo impegno e al contributo che ha dato alla vita democratica valdostana. Il Mouvement esprime le più sincere condoglianze alla sua famiglia e ai suoi cari”.


2 risposte
della condanna per corruzione che ebbe negli 70 ?
“De mortui nhil nisi bonum”, fomula di elegante rispetto per chi non c’è più e per i suoi familiari