Il mondo del rugby (e non solo) saluta Thierry Debove, “sindaco” di Chamolé

Thierry a Sarre dava una mano in Club House, forte della sua esperienza da barista maturata soprattutto a Pila. “Era una persona generosa, un buono”, lo ricorda Francesco Fida.
Thierry Debove
En souvenir

“Hai fatto pure il miracolo di rendere più simpatici i cugini francesi”. Thierry Debove era un’istituzione, una persona sempre con la battuta pronta, a volte fintamente burbero, che però non faceva fatica a dare confidenza. È mancato all’improvviso ieri mattina all’età di 60 anni quando era a Genova a casa di un amico, e fino alla fine è rimasto legato allo Stade Valdôtain Rugby, indossando la maglia della società giallonera.

Thierry Debove a Sarre era un volontario e appena aveva un momento libero dava una mano in Club House, forte della sua esperienza da barista maturata soprattutto a Pila, dove goliardicamente era stato anche designato “sindaco di Chamolé”. Negli ultimi anni durante la stagione invernale lavorava per il Comune di Gressoney. “Ero contento per lui perché ultimamente lo vedevo molto sereno”, racconta Francesco Fida, presidente dello Stade Valdôtain.

Thierry è arrivato in Valle d’Aosta più di una ventina di anni fa con la sua compagna di allora e, avendo giocato a rugby in Francia a lungo, ha subito cercato la squadra locale non lasciandola più. “Ricordo che un anno, quando ancora giocavo, siamo stati a Tolone ospiti del suo ex titulaire, un weekend perfettamente organizzato da lui in cui ci siamo divertiti tantissimo”, continua Fida. “A Pila aveva organizzato per diversi anni un torneo di touch rugby 3 contro 3 in cui giocavano uomini, donne e bambini”.

Fida lo ricorda con commozione: “Era una figura importantissima nella famiglia Stade. Una persona molto generosa. Era un buono”.

Così lo ricorda un altro frequentatore dell’Area6Tu: “La faccia di mille battaglie. Lo sguardo stanco ma fermo. Non so se eravamo davvero amici, ma sono sicuro che tu mi hai fatto sempre sentire accolto e sono certo che in questo eri un vero fuoriclasse, si sentiva. Dietro al bancone tu facevi sentire tutti importanti, e per me eri l’oste da cui sarei sempre tornato. Quello a cui avrei potuto dire tutto oppure nulla. Perché quelli come te sono quelli che amo. Sono quelli che tengono in faccia un sorriso, anche se forse da ridere non avevi così tanto. Quelli che rallentano ma non si fermano. Vorrei dire altro, vorrei dire tanto perché in realtà a me semplicemente vederti arrivare al campo creava vicinanza, presenza autentica, sembrava sempre stessi tornando a casa. E la verità è che tu per me sei e rimarrai sempre un volto dell’Area6Tu, un pilastro, una presenza per tutti senza voler strafare, senza fare rumore. Quel tuo accento francese, hai fatto pure il miracolo di rendere più simpatici i cugini, e stavi allo scherzo senza esitazioni. Della tua semplicità e della tua dolcezza nello sguardo non ci dimenticheremo. Un abbraccio Thierry”.

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