“Il quartiere Cogne non è il Bronx, è la nostra casa”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una lettrice che spiega: "Arresti e sequestri sono fatti di cronaca che non vanno ignorati, né edulcorati o minimizzati, ma non devono nemmeno diventare l’unica etichetta per un’intera comunità".
Una foto zenitale del quartiere Cogne, ad Aosta
I lettori di Aostasera

Il quartiere Cogne non è il Bronx, è la nostra casa. Negli ultimi giorni leggiamo notizie che colpiscono dritto allo stomaco. Arresti e sequestri sono fatti di cronaca che non vanno ignorati, né edulcorati o minimizzati, ma non devono nemmeno diventare l’unica etichetta per un’intera comunità.

Voglio dirlo chiaramente: il quartiere Cogne non deve essere ridotto all’istantanea di una piazza di spaccio a cielo aperto, è un luogo di vita.

Cosa c’è oltre la cronaca nera? Ci sono le famiglie: centinaia di persone perbene che ogni mattina si alzano per andare a lavorare con onestà.

C’è la scuola: il cuore pulsante dove i nostri figli imparano il valore della legalità e del rispetto. Persone oneste, laboriose, che ogni mattina scelgono la strada del lavoro e del rispetto delle regole, educando i figli a fare lo stesso.

C’è la parrocchia dell’Immacolata: un pilastro instancabile. Tra l’oratorio, le attività per i giovani e il sostegno alle famiglie più fragili, la Chiesa è il cuore che batte per l’inclusione e il bene comune.

C’è il presidio quotidiano: quello fatto dai vicini che si aiutano, dai commercianti che tengono vive le strade e da chi non abbassa lo sguardo.

C’è l’impegno, solo per fare un esempio, dell’Associazione Quartiere Cogne: un gruppo di cittadini che non sta a guardare, ma che attiva cuore, cervello e mani per organizzare eventi, curare il decoro urbano e creare momenti di aggregazione che tengono unite le generazioni.

C’è la storica Bocciofila: un luogo di aggregazione autentico, dove la tradizione incontra la voglia di stare insieme, simbolo di una socialità sana che resiste al tempo e offre opportunità anche culturali!.

È troppo facile vedere solo il cosiddetto “marcio”, puntare il dito e dipingere un quartiere come “difficile” basandosi solo sugli errori di pochi. Quei pochi che spesso vengono “da fuori” e come un virus rendono la vita difficile a chi vive nel quartiere. È lì che bisogna intervenire, sul presidio del territorio; prevenire per non dover curare.

La verità è che la maggioranza silenziosa qui è fatta di gente buona, che si dà da fare ogni giorno per rendere queste strade più sicure e accoglienti.

Noi non siamo gli articoli di giornale. Noi siamo la dignità di chi vive questo quartiere con orgoglio e lo difende con l’esempio, non con le parole. Orgogliosi delle nostre radici e fiduciosamente attivi per nostro futuro! Il quartiere Cogne siamo noi.

Non basta? L’impegno dei cittadini va organizzato, incoraggiato e sostenuto ancora e ancora e ancora dall’impegno delle istituzioni. Uniti si può e si deve vivere. Vivere sereni.

Gabriella Patacchini

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