Quando i concorsi non coprono i posti: interrogativi sull’efficacia del sistema

La riflessione di una lettrice.
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I lettori di Aostasera

Desidero porre una riflessione in merito a un recente concorso pubblico per il quale erano previsti 66 posti da C2, con concreta possibilità di ampliamento.

Dai risultati pubblicati oggi emerge che, a fronte degli oltre 250 candidati ammessi alla prova scritta, già più che dimezzati dopo una prova preselettiva, soltanto 44 sono risultati idonei. Questo dato, benché conscia che manchi ancora la prova orale, solleva già una domanda semplice ma rilevante: com’è possibile che una selezione pubblica, finalizzata a coprire un fabbisogno così significativo di personale, produca un numero di idonei inferiore ai posti disponibili?

Non si tratta di mettere in discussione il principio della selezione meritocratica, che deve rimanere centrale, ma di interrogarsi sull’equilibrio tra il livello di difficoltà delle prove e gli obiettivi concreti della pubblica amministrazione. Una selezione eccessivamente restrittiva rischia infatti di non rispondere alle esigenze reali degli uffici, lasciando scoperti posti necessari e rallentando i servizi ai cittadini.

A questo si aggiunge un tema di utilizzo delle risorse pubbliche: l’organizzazione di un concorso comporta costi economici e organizzativi rilevanti, che dovrebbero tradursi almeno in un’effettiva copertura dei posti messi a bando. Allo stesso tempo, anche i candidati investono tempo, energie e risorse nella preparazione e nella partecipazione alle prove: un sistema di selezione sbilanciato rischia di disperdere questo impegno senza produrre benefici proporzionati per la collettività.

Alla luce di questi elementi, sarebbe auspicabile una riflessione da parte degli enti competenti: le modalità di selezione adottate sono realmente coerenti con il fabbisogno di personale e con l’efficienza amministrativa?

Una cittadina

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