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Pensare bene per vivere meglio di Nicoletta Savoye |

Ultima modifica: 28 Gennaio 2020 10:26

Chiedere aiuto non è sinonimo di fragilità

Aosta - Perché dovrei andare dallo psicoterapeuta? In fondo lo psicologo a cosa serve? Nicoletta Savoye fornisce nella nuova puntata della rubrica "Pensare bene per vivere meglio" alcune risposte.

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Perché dovrei andare dallo psicoterapeuta? In fondo lo psicologo a cosa serve?
Penso che ci siano molte idee confuse sulla mia professione, quando chiedo ad un bambino “cosa fa lo psicologo” lui mi risponde “vai a parlarci quando stai male” oppure “è qualcuno con cui ti puoi sfogare”. Se lo chiedo ad un adulto le risposte sono ancora più bizzarre “ho bisogno di parlare con qualcuno che non sia un amico” oppure si irrigidiscono e dicono “Solo i matti vanno dallo psicologo, io non ho bisogno”.

Questa è una convinzione non solamente molto diffusa ma anche enormemente illogica. Infatti succede che proprio chi ha buone risorse psicologiche, chieda il mio aiuto perché consapevole di attraversare un momento critico, ha più forza di voler mettersi in discussione e di voler uscire dalla famosa “confort zone”. Purtroppo succede che le persone “più gravi” non ritengano di averne bisogno, generalmente tendono ad attribuire i loro problemi agli altri. In questi casi non sarà la persona in questione a chiedere aiuto, ma quelli che sono intorno a lei. Altri invece pensano di essere degli “onnipotenti”, capaci di badare sempre a se stessi e di riuscire a cavarsela sempre da soli. Si tratta di individui che difficilmente si mettono in discussione.

Chiedere aiuto non è sinonimo di fragilità, è semplicemente presa di coscienza di un malessere che sta condizionando il nostro stare nel mondo.
Una domanda che invece mi viene posta molto spesso è la differenza tra psichiatra, psicologo e psicoterapeuta.
Chiariamo subito: lo psichiatra è un dottore laureato in medicina e chirurgia e ha fatto la specializzazione in psichiatria. È un medico che si occupa di salute mentale e può prescrivere farmaci, di fronte ad un disturbo psicopatologico può intervenire con una terapia farmacologica.
Lo psicologo è un dottore laureato in scienze psicologiche, per essere chiamato tale deve aver fatto l’esame di stato ed essersi iscritto all’albo professionale; si occupa di promozione del benessere della persona, aiuta l’altro a comprendere meglio se stesso, fa consulenza e supporto psicologico, può fare diagnosi ma non può trattare i disturbi psicologici.
Lo psicoterapeuta è colui che, dopo la laurea in psicologia e aver conseguito l’esame di stato, ha fatto una scuola di specializzazione quadriennale, presso una scuola di specializzazione universitaria o riconosciuta dal MIUR. È il professionista che può trattare e curare i disturbi psicopatologici, ma a differenza dello psichiatra, non essendo un medico, non può prescrivere farmaci.

Ma vediamo un po’ nel dettaglio cosa fa lo psicoterapeuta. A me piace definirlo come il professionista che trasferisce delle abilità. Terapeuta e paziente lavorano insieme individuando quali sono i punti di vulnerabilità e i punti di forza. Il paziente inizia attraverso l’elenco dei suoi problemi, individuando quali sono quelli prioritari, su quelli che è necessario lavorare per riuscire a trovare il prima possibile un benessere psicologico; in seguito si individuano le aree in cui il problema presentato crea maggiormente difficoltà, si individuano poi i condizionamenti e i pensieri disfunzionali.
La persona attraverso il percorso psicoterapeutico impara non solo a conoscersi e a conoscere meglio gli altri, ma impara a capire com’è il suo funzionamento, a gestirsi e ad autoregolarsi, diventando più adattivo di fronte alle situazioni della vita. Impara a conoscere come il suo cervello e il suo corpo rispondono alle situazioni stressanti della vita quotidiana.
Lo psicoterapeuta non è colui con cui sfogarsi, ma è un professionista con il quale si apprende a funzionare in modo più efficiente, che lavora seguendo protocolli specifici per i disturbi manifestati.

Come posso capire quando è il caso di chiedere aiuto?
Quando il malessere che viviamo interferisce con le normali attività della giornata, causando per esempio difficoltà di concentrazione, difficoltà nel sonno, ansia. Quando il tono dell’umore è così basso da non riuscire più a provare piacere in quello che prima ci piaceva
Quando evitiamo situazioni o persone perché ci creano disagio. Semplicemente perché ci sentiamo incastrati da noi stessi.
Quando i pensieri sono tali da suscitare emozioni spiacevoli intense, i comportamenti che mettiamo in atto sono spesso impulsivi e fonte di dolore.
Purtroppo i pensieri ansiosi e depressivi non passano con il passare del tempo…

Per ulteriori informazioni:

 

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