Una vita dietro il bancone: Loredana e la sua bottega senza tempo

Da 35 anni Loredana Bruna accoglie clienti nel suo negozio di Aosta: una storia di passione, memoria familiare e piccoli gesti quotidiani.
Loredana Bruna
Ritratti

Nel cuore del centro storico di Aosta, tra vetrine che cambiano e serrande che si abbassano, c’è una bottega che sembra sfidare il tempo. È il negozio di frutta e verdura di Loredana Bruna, una di quelle attività che non fanno rumore, ma che diventano parte del paesaggio affettivo di una città.

Un luogo che profuma di basilico, cassette di mele e gesti antichi. Una presenza discreta, quotidiana, che da trentacinque anni accompagna la città senza clamore, con quella naturalezza che appartiene solo alle cose autentiche.

Quando le si chiede come abbia fatto a resistere, mentre intorno i supermercati si moltiplicavano e il centro diventava sempre più difficile da raggiungere, lei non ha dubbi: “Forse la formula che premio è quella della qualità. Non solo dei prodotti, ma del servizio. È l’impronta che ha dato mia mamma.”

La qualità, per Loredana, non è uno slogan. È un gesto. È lavare la frutta prima di consegnarla.
È preparare minestroni, verdure pulite, frutta pronta da mangiare. È accogliere le richieste su ordinazione senza mai far pesare la fatica. È riconoscere i clienti uno per uno, sapere cosa preferiscono, capire quando hanno fretta e quando invece hanno bisogno di scambiare due parole.

I suoi clienti, spesso, fanno più giri per trovare parcheggio. Ma tornano. Perché da lei non si compra solo un prodotto: si compra un’attenzione.

In trentacinque anni, Loredana ha visto cambiare molto la città e le persone.
“La gente oggi ha sempre fretta, vuole tutto e subito”, dice con un sorriso che non giudica, constata. Eppure, la concorrenza dei grandi supermercati non l’ha mai davvero spaventata. Chi entra nella sua bottega cerca qualcosa che non si trova sugli scaffali: un volto, una voce, un gesto gentile.

Loredana Bruna
Loredana Bruna

Loredana è arrivata dietro quel bancone nel 1991, quando la vita le ha chiesto di cambiare strada. All’epoca faceva la parrucchiera, prima da Vittoria Aielli e poi da Massimo e Gastone, alla Jean Louis David, quando quel brand di haute coiffure proponeva in città un’idea nuova di stile, quasi un soffio di modernità metropolitana. Ma la morte del padre Vittorio, che insieme alla moglie Carina aveva portato avanti l’attività fin dai tempi del quartiere operaio della Cogne, l’ha riportata a casa. Accanto alla mamma, compagna di lavoro e di vita, ha imparato un mestiere fatto più di attenzioni che di parole.

Ad aiutare Loredana, da decenni, ci sono due Sonia: una da vent’anni, l’altra da venticinque. Una fedeltà rara, che racconta più di tante parole il modo in cui Loredana vive il lavoro e le relazioni.

Loredana e Sonia
Loredana e Sonia

La ferita più grande, quella che ancora oggi le attraversa lo sguardo quando ne parla, è la perdita della mamma Carina.

“Non c’è giorno che non pensi a lei”, confida. Amica, collega, complice. Nella vita e nel lavoro.
Sono passati tredici anni, ma la sua presenza continua a riempire la bottega, nei gesti imparati, nelle abitudini che resistono, in quel modo di accogliere che è diventato una firma di famiglia.

Il negozio è stato per molto tempo il centro di tutto. E negli ultimi anni, tra burocrazia crescente e incombenze da “segretaria” che non ha mai scelto, il mestiere si è complicato.
“Quello non mi piace”, ammette. “Ma lo devo fare per far andare avanti l’attività.”

Da due anni, però, la sua vita ha trovato un nuovo equilibrio grazie a un compagno con cui condivide una quotidianità semplice: cucinare, passeggiare, concedersi qualche breve vacanza. Una serenità che le illumina il volto.

Loredana è gentile, cordiale, e ha una luce giovane sulla pelle che sembra davvero venire dalle vitamine di frutta e verdura che maneggia ogni giorno. O forse dal fatto che fa un lavoro che le piace, e questo, in qualche modo, si vede.

A chi le chiede se consiglierebbe a una giovane di aprire un’attività come la sua, risponde con un sorriso dolce e un po’ malinconico: “Non lo so… credo di no. Ci vuole tanto impegno. Ci vuole passione. Non bisogna farlo pensando ai soldi. Si deve lavorare con passione”.

E forse è proprio qui il segreto della sua bottega che resiste: fare le cose con cura, senza clamore, con quella semplicità che entra nel cuore e nelle abitudini della gente.

2 risposte

  1. Niente di eccezionale.
    Niente di clamoroso.
    Un pezzo di vita quotidiana da respirare.
    Questo articolo mi piace.

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