Un, due, tre stella! di Osservatorio Astronomico della Valle d'Aosta |

Ultima modifica: 31 Agosto 2020 10:17

Il Triangolo estivo e il futuro che non è scritto

Nus - Osservando il cielo in questo scorcio finale della bella stagione, spicca il Triangolo estivo, già alto al tramonto nella regione di cielo all’incirca sopra la nostra testa. Si tratta di un asterismo, cioè di un disegno fatto con le stelle che non è però stato codificato nelle moderne costellazioni.

L’asterismo del Triangolo estivo è composto dalle tre stelle brillanti Vega (a sinistra, in alto), Deneb (a sinistra, a metà altezza) e Altair (appena sotto il centro dell’immagine). Crediti: Akira Fujii https://www.spacetelescope.org/images/heic0720c/L’asterismo del Triangolo estivo

Le visite guidate in Osservatorio Astronomico, nella loro versione estiva, si concludono domenica 30 agosto. Nel mese di settembre continueremo a proporle al sabato, con la visita guidata diurna dalle ore 15 alle 16 e quella notturna dalle ore 21.30 alle 23. Sabato 19 e domenica 20 settembre sarà presentato al pubblico il Planetario di Lignan, completamente rinnovato nel sistema di proiezione digitale, di ultimissima generazione, grazie al Progetto “EXO/ECO – Esopianeti – Ecosostenibilità – Il cielo e le stelle delle Alpi, patrimonio immateriale dell’Europa”, finanziato dal Programma di Cooperazione transfrontaliera Italia-Francia Alcotra 2014/20. Per partecipare alle visite guidate in Osservatorio Astronomico, a pagamento, e alle speciali proiezioni in Planetario di sabato 19 (mattino e pomeriggio) e domenica 20 settembre (mattino), eccezionalmente a ingresso libero per questa speciale occasione, è necessario prenotarsi sul sito www.oavda.it.

Osservando il cielo in questo scorcio finale della bella stagione, spicca il Triangolo estivo, già alto al tramonto nella regione di cielo all’incirca sopra la nostra testa. Si tratta di un asterismo, cioè di un disegno fatto con le stelle che non è però stato codificato nelle moderne costellazioni, definite appena 90 anni fa dall’International Astronomical Union, l’associazione che rappresenta una sorta di Nazioni unite degli astronomi. Sia le costellazioni oggi ufficialmente accettate, sia gli asterismi sono disegni di pura fantasia. Lo spazio si chiama così proprio perché tra una stella e l’altra c’è tanto… spazio, distanze immense che misuriamo nell’ordine di decine di migliaia di miliardi di km, i famosi anni luce. Dal nostro punto di vista sulla Terra, però, non percepiamo la profondità dello spazio e gli astri ci sembrano disposti su un immaginario soffitto che ci sovrasta, la volta celeste. Se vediamo due stelle uno accanto all’altra, quindi, è solo una questione di prospettiva: nella realtà saranno probabilmente molto distanti tra loro. Se vediamo tre stelle, possiamo immaginare che siano i vertici di un triangolo (in effetti non è facile trovare un’alternativa). Se poi le tre stelle sono ben visibili in estate, quando siamo in vacanza e possiamo stare fuori alla sera, guardando romanticamente il cielo insieme alla persona amata, ecco che quel triangolo diventa noto come il Triangolo estivo.

Lo formano tre stelle brillanti: Vega (alla quale abbiamo dedicato la puntata di luglio della nostra rubrica) nella costellazione della Lira, Altair nella costellazione dell’Aquila, Deneb nella costellazione del Cigno. Le stelle sono elencate in ordine decrescente di luminosità apparente, cioè quanto vediamo brillare una stella. La luminosità apparente non ci dice però quale fra le tre stelle sia quella che davvero emette intrinsecamente più energia. Per farlo, dobbiamo conoscere anche la distanza. Come si può intuire, misurare quanto un astro sia lontano non è affatto facile, perché non possiamo certo tirare una fettuccia nello spazio! Tuttavia gli astronomi, nel corso dei secoli, hanno sviluppato diversi metodi per stimare le distanze, tanto ingegnosi quanto complessi da mettere in pratica.

La stella Deneb, a sinistra, rappresentata in scala per dimensioni con il Sole, a destra Crediti: Public Domain https://en.wikipedia.org/wiki/File:Deneb_vs_Sun.jpg
Confronto tra le dimensioni della stella Deneb, a sinistra, e il Sole, a destra

Oggi sappiamo che Altair e Vega sono relativamente vicine a noi, rispettivamente 17 e 25 anni luce. Conoscendo quanta luce riceviamo da loro e quanto distano, possiamo calcolare che sono entrambe più brillanti del Sole: emettono rispettivamente 11 e 40 volte più luce della nostra stella. Gli astronomi hanno poi scoperto che Altair, come Vega, ruota molto velocemente su sé stessa. Stime recenti indicano che all’equatore raggiunge una velocità di rotazione di oltre 200 km/s, compiendo un giro completo in circa una decina di ore: per questo motivo, se potessimo vederla da vicino noteremmo che ha un aspetto nettamente ovalizzato. A occhio nudo non ci possiamo accorgere di nulla, ma anche guardando Altair all’oculare di un telescopio non vedremmo che un puntino. È grazie a strumenti scientifici evoluti, che raccolgono e analizzano la luce con particolari modalità, che i ricercatori ne hanno potuto ricostruire la forma.

Deneb invece è così lontana che le misure della sua distanza sono abbastanza incerte. Uno dei valori più attendibili pubblicati ad oggi dice che Deneb si trova a 2.600 anni luce, cioè oltre 100 volte più di Vega! Risulterebbe così che questa stella è una supergigante bianco-azzurra 200 volte più grande e 200.000 volte più luminosa del Sole. Nella classifica delle stelle del cielo notturno che ci appaiono più brillanti, Vega si trova al 5° posto e Altair al 12°, mentre Deneb è solo in 19° posizione. In realtà, in questa Top 20 stellare, Deneb è in assoluto la più lontana e anche quella intrinsecamente più luminosa. Insomma, è un astro eccezionale.

Osservazione interferometrica della forma schiacciata della stella Altair Fonte: Ming Zhao (University of Michigan) http://www-personal.umich.edu/~monnier/Altair2007/altair2007.html
Osservazione interferometrica della forma schiacciata della stella Altair

Le costellazioni cui appartengono le tre stelle del Triangolo estivo sono ricche di storia e di storie, fantastiche come il loro disegno e tuttavia capaci di ispirare riflessioni importanti. Secondo la mitologia greca, la Lira rappresenta lo strumento musicale suonato da Orfeo, cantore e musico sublime capace di incantare esseri umani e animali. Sfortunatamente Orfeo perse la moglie Euridice, morsa e uccisa da un serpente. Inconsolabile, per ritrovarla si recò nel regno dei morti, che i Greci, come molte altre civiltà, immaginavano essere sottoterra. Ottenne udienza da Ade e Persefone, i divini sovrani dell’aldilà. Suonando la lira e cantando il suo dolore per la perdita della moglie, li commosse al punto che permisero a Euridice di tornare nel mondo dei vivi. Imposero però una condizione: che Orfeo si incamminasse davanti a lei e non si voltasse mai a guardarla, fino a quando non fossero usciti entrambi dal regno dei morti. Orfeo ebbe cura di rispettare questo divieto ma, appena uscito, si voltò a guardare Euridice, senza pensare che la donna amata, trovandosi un po’ indietro, non aveva ancora varcato la fatidica soglia della porta degli inferi. Euridice dovette tornare indietro ed Orfeo la perse di nuovo, per sempre.

Come tutti i miti, anche questo ha dei significati profondi. Il più immediato è l’invito a non guardarsi troppo indietro. Il passato vive dentro di noi, a volte è consolante perdersi nei suoi ricordi nostalgici e struggenti; ma il passato non può più essere cambiato, mentre il futuro è ancora tutto da scrivere. Millenni dopo, proprio la frase “The future is unwritten”, inscritta dentro una stella stilizzata, campeggerà sul retro della copertina dell’album Combat Rock dei Clash, il seminale gruppo punk britannico: forse Joe Strummer è l’Orfeo della nostra epoca.

Il Cigno celebra l’animale in cui si trasformò Zeus per sedurre la bellissima Leda, dall’unione con la quale nacque Polluce. Quella stessa notte, però, Leda si congiunse anche al marito Tindaro e da questa unione nacque Castore. Polluce e Castore sono rappresentati nella costellazione dei Gemelli, invisibile in cielo in questo periodo. Secondo un’altra interpretazione, le stelle del Cigno rappresenterebbero non l’elegante volatile, ma Orfeo stesso, posto in cielo vicino alla sua amata Lira. Uccello o poeta? Né l’uno, né l’altro, ma forse rappresenta qualcosa di più: il trionfo dell’immaginazione dei nostri antenati, talmente affascinante che ha attraversato il tempo, giungendo fino ai nostri giorni. Almeno in cielo, la fantasia è al potere.

L’Aquila identifica l’animale simbolo di Zeus, che riportava al dio il fulmine che egli scagliava. L’aquila rapì anche Ganimede, descritto da Omero come il più bello degli uomini, e lo trasportò sul Monte Olimpo, dove divenne il coppiere degli dei. Non a caso a Ganimede è dedicata anche la vicina costellazione dell’Acquario, bassa sull’orizzonte a oriente nelle prime ore della notte, quando l’Aquila spiega le sua ali sopra la nostra testa, in direzione sud.

Se Vega, Deneb e Altair costituiscono i tre brillanti vertici dell’asterismo, più o meno al centro del Triangolo estivo c’è un’altra stella visibile a occhio nudo. Si tratta di Albireo, che rappresenta il muso del Cigno. Non è molto appariscente, invece merita invece una particolare menzione. Infatti già all’oculare di un piccolo telescopio si nota che la stella è formata da due stelle, facilmente distinguibili una rispetto all’altra. Si tratta quindi di una stella doppia, una delle più amate dagli appassionati di osservazione astronomica perché le due componenti hanno colori nettamente diversi, una blu e una arancione.

 La stella doppia Albireo, nella costellazione del Cigno, è famosa per il contrasto tra il colore aranciato e il colore azzurro delle due componenti Credit: © Frank Tyrlik
La stella doppia Albireo, nella costellazione del Cigno

Il colore delle stelle è dovuto alla temperatura alla quale si trovano gli strati esterni della stella, formati da gas, soprattutto idrogeno. I colori sono poco o per nulla visibili a occhio nudo, mentre si notano meglio al telescopio, in particolare quando il contrasto cromatico rinforza la percezione del colore di entrambe, come nel caso di Albireo. Il colore blu indica che i gas sono incandescenti con una temperatura dell’ordine di 10.000 gradi, mentre quello arancione segnala una temperatura inferiore, attorno ai 4.000 gradi.

Albireo è una doppia fisica, cioè con le due stelle che si trovano alla stessa distanza da noi e sono legate reciprocamente una all’altra dalla forza di gravità, oppure è una doppia ottica, con le due stelle a distanza diverse da noi, che solo prospetticamente ci appaiono ravvicinate? La questione è dibattuta da almeno un paio di secoli, senza che ancora vi sia una soluzione definitiva accettata da tutta la comunità scientifica. Le misure di distanza ottenute dal satellite Hipparcos dell’agenzia spaziale europea ESA, all’inizio degli anni ’90 del XX secolo, suggeriscono che le due componenti si trovino a 434 e 401 anni luce da noi, quindi separate da una trentina di anni luce. Sarebbe quindi una doppia ottica. Sono ancora in corso le osservazioni del satellite Gaia, sempre dell’ESA, i cui risultati preliminari separano ulteriormente le due componenti, ponendole a 330 e a 390 anni luce circa. Alcuni studiosi però sottolineano che tutte queste misure hanno ampi margini di imprecisione, perciò non si può escludere che le due componenti formino davvero una coppia, unita da un legame gravitazionale. In questo caso, le due componenti orbiterebbero attorno al baricentro comune del sistema in circa 75.000 anni. La stella meno brillante di Albireo è una stella blu di sequenza principale, circa 230 volte più luminosa del Sole, mentre la componente più brillante è una gigante arancione circa 1.200 volte più luminosa del Sole e 70 volte più grande (per inciso, si tratta a sua volta di una stella doppia, stavolta certamente fisica, perché con osservazioni dettagliate si è scoperto che possiede una compagna più calda, ma meno luminosa, una stella di sequenza principale di colore blu).

Tiriamo le somme: nell’anno di grazia 2020, con i potenti mezzi che gli astronomi hanno a disposizione, tra cui satelliti e telescopi capaci di spaccare un capello in quattro, dopo osservazioni, misure, calcoli, nuove osservazioni, nuove misure, nuovi calcoli, discussioni, revisioni, ponderazioni, programmazioni, catalogazioni… ancora non abbiamo compreso la natura di Albireo, stella doppia fisica oppure prospettica! Sembra quasi un corollario moderno al mito di Orfeo e Euridice: un invito a guardare avanti, fare ulteriori ricerche, affrontare il domani, perché siamo ben lontani dall’aver trovato tutte le risposte. Nell’astrofisica come nella vita, il futuro continua a restare non scritto. Ricordiamocelo la prossima volta che osserveremo il Triangolo estivo, magari canticchiando una canzone dei Clash.

L’articolo è stato realizzato in collaborazione con l’Associazione LOfficina del Planetario che gestisce il Civico Planetario “Ulrico Hoepli” di Milano (lofficina.eu).

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