“Lamentarsi va bene, ma è necessario avere gli strumenti per reagire”.
Così Stefano Ferrero, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, ha introdotto ieri sera all’Hostellerie du Cheval Blanc l’iniziativa ‘Te la do io la buca’ vero e proprio vademecum di autodifesa per il cittadino.
Autodifesa da cosa? Dai disagi creati dai cantieri Telcha per il teleriscaldamento: “un ‘manualetto – ha spiegato Ferrero – con tutti gli strumenti per ottenere i giusti risarcimenti dal Comune in caso di danni materiali o personali, causati dai cantieri per il teleriscaldamento”.
Sei i consigli snocciolati dal M5S: fotografare il manto stradale ed i danni subiti dal veicolo, chiamare la polizia (che garantisce la redazione di un verbale pubblico), cercare subito dei testimoni e farsi rilasciare una dichiarazione scritta, andare al Pronto Soccorso per certificare lo stato di salute, chiedere un preventivo per la riparazione del mezzo da parte del carrozziere o del meccanico di fiducia ed infine inviare una raccomandata con avviso di ricevimento all’ente proprietario della strada con tutti gli allegati di cui sopra. Necessario poi inviare una diffida in cui segnalare luogo, ora, data e modalità dell’incidente specificando la targa dell’auto, la presenza eventuale di testimoni, l’entità dei danni allegando le fotografie del mezzo e della strada: “La giurisprudenza in questi casi è molto dibattuta – ha spiegato l’avvocato Federica Gilliavod, ospite della serata – ed è necessario portare subito all’attenzione il danno visivo, fotografando tutto nell’immediato, perché il Comune può liberarsi delle responsabilità se ritiene ci sia concorso di colpa o se l’insidia sia ben segnalata”.
Insidie sulla sicurezza delle quali, in realtà, ci si scorda in fretta durante la serata, per andare a dibattere su un argomento assai più spinoso. E la direzione la indica Luca Lotto, consigliere pentastellato del Comune di Aosta: “I commercianti aostani spesso segnalano come i lavori di Telcha davanti ai loro negozi portino ad un mancato guadagno lamentando un danno dovuto alla scarsa informazione, la diminuzione degli introiti e svariate difficoltà”.
Qui però la questione si complica: “Il problema non è semplice – spiega Gilliavod – perché c’è indubbiamente il disagio ma anche una società che ha il diritto di svolgere quegli interventi. Il problema comunicativo è della pubblica amministrazione, ma chiedere un risarcimento per i minori incassi è molto difficile, perché difficile da provare”.
A chiudere il cerchio, però, ci pensa Alessio Ciocca, responsabile commerciale di Cofely GDF-Suez, non nuovo agli incontri pubblici, e spesso non semplici, sul teleriscaldamento: “Le informazione date dall’avvocato sono corrette, troppo spesso si chiedono risarcimenti senza produrre la giusta documentazione, e quello tracciato dall’avvocato è il percorso corretto per essere risarciti da Telcha. È difficile però, per un commerciante, dimostrare la correlazione tra la presenza di un cantiere e la diminuzione del fatturato. Rivolgetevi direttamente ai nostri uffici, comunque, io mi sono sempre fatto carico personalmente delle richieste ricevute, girandole all’assicurazione per i giusti risarcimenti”.
Il problema percepito, però, sembra non essere davvero Telcha: “È il Comune – spiega una commerciante presente in sala – a doverci venire incontro, a decurtarci le ‘tasse sui servizi’ visti i disagi e i disservizi creati, non Telcha. Che questi lavori deve farli nonostante i cantieri aperti sono devastanti, anche per la salute e per la polvere”.
“Qui non c’è solo Telcha – ha concluso Ferrero – il cui 30% è di proprietà di CVA, quindi di tutti noi, perché tutti noi siamo un pezzo di CVA. C’è stata, dietro questa vicenda, una chiara e precisa incapacità politica. Non è vero che tutti i politici sono ladri, alcuni sono imbecilli e spesso fanno più danni. I lavori dovevano essere pianificati meglio tra Regione, Comune e commercianti, tenendo conto anche dei loro interessi”.
