Secondo i sindaci i requisiti per gli alloggi dei lavoratori stagionali sono troppo stringenti

L’Assemblea del Cpel, che ha riunito i rappresentanti delle amministrazioni comunali ieri 19 maggio 2026, ha approvato con parere favorevole le disposizioni attuative della legge regionale sul riuso di edifici per creare alloggi destinati ai lavoratori stagionali e dipendenti, ritenendo però troppo vincolanti i requisiti richiesti alle strutture.
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Troppo vincolanti i requisiti obbligatori per le strutture che vogliono applicare la disposizione normativa. È con questa osservazione che l’Assemblea del Cpel, riunitasi ieri 19 maggio 2026, ha approvato con parere favorevole le disposizioni attuative ai sensi dell’articolo 10 della legge regionale 16/2025, che dispone sul riuso di edifici esistenti per creare alloggi destinati ai lavoratori stagionali e dipendenti nel settore turistico. 

La legge, che punta a dare una prima risposta al problema della carenza di alloggi per il personale del settore turistico e commerciale, secondo l’assessore al turismo Giulio Grosjacques vede “la Valle d’Aosta come apripista, perché non esiste a livello nazionale una normativa di riferimento sul tema”. 

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Nelle delibere sottoposte ieri al parere del Cpel, in realtà, secondo Grosjacques “è stato ampliato il ventaglio delle attività che possono essere ricomprese sotto questo disegno di legge”. Oltre ai dipendenti di alberghi, commercio, pubblici esercizi, potranno infatti beneficiare di queste strutture anche altri settori collegati al turismo, come impianti a fune, scuole di sci, guide alpine, complessi termali, noleggio attrezzature sportive e trasporto pubblico locale. 

“Abbiamo però dovuto tenere tutto nell’alveo del settore turistico-ricettivo e commerciale”, spiega Grosjacques, “perché queste riqualificazioni possono beneficiare dell’accesso ai mutui agevolati previsti dalla legge 19/2001, che sostiene questi due settori”.  

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I dubbi più importanti manifestati dagli amministratori comunali riguardano proprio l’obbligatorietà della destinazione d’uso turistico-ricettiva per gli edifici da riqualificare. Da un lato, infatti, si possono riutilizzare ex strutture alberghiere cessate da almeno tre anni, ma che mantengono la destinazione turistico-ricettiva. Dall’altro, si possono usare edifici con altra destinazione d’uso, pubblici o privati, purché il piano regolatore comunale consenta il cambio a destinazione turistico-ricettiva alberghiera. 

Queste strutture non hanno quindi una destinazione residenziale: il lavoratore dovrà risiedere in un comune diverso sia da quello della sede di lavoro sia da quello in cui si trova l’alloggio.

Secondo il sindaco di Courmayeur Roberto Rota, “resta comunque il problema di dove dare residenza anagrafica a chi lavora in strutture ricettive e alberghi”. 

Queste strutture, ha rassicurato l’assessore Grosjacques, “possono però fare da ponte perché i lavoratori diventino effettivamente residenti nei comuni dove lavorano, attenuando quindi il fenomeno dello spopolamento che interessa sempre di più i paesi di montagna”.

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Sulla destinazione d’uso, anche il sindaco di Saint-Christophe Paolo Cheney ha espresso dei dubbi: “Il mio comune è caratterizzato da un centro commerciale di un certo tipo e bisogna verificare se per gli edifici commerciali è possibile inserire questo uso, oltre a capire da quanti anni è in disuso l’attività commerciale”. 

Il rischio è anche quello di escludere dall’accesso alla disposizione normativa delle strutture in disuso presenti sul territorio, ma di proprietà regionale. La gestione è infatti riservata solo a imprese alberghiere in attività, anche in forma associata. 

“A La Thuile esistono molti edifici disponibili in queste condizioni”, ha affermato il sindaco Mathieu Ferraris, “ma diversi sono di proprietà regionale. Per ora non siamo riusciti a verificare se sia possibile il trasferimento al comune o a un consorzio di albergatori. Abbiamo un forte patrimonio demaniale di proprietà regionale abbandonato a se stesso, a cui sarebbe bello dare una seconda vita, ma per ora non c’è possibilità di trasferirlo al comune e con le leggi attuali non riusciamo a trovare una quadra per dare il via alla riqualificazione”. 

L’assessore alle opere pubbliche Davide Sapinet ha rassicurato che “la legge vuole favorire dei processi che ora sono più percorribili. Un anno fa non eravamo ancora in queste condizioni, ora siamo già un passo avanti, ma bisognerà verificare caso per caso”.

Anche da Grosjacques la conferma che “saranno portati in Giunta i casi concreti su cui discutere. Avranno corsia preferenziale soprattutto le situazioni in cui gli edifici in disuso sono presenti sul territorio e c’è richiesta di posti letto”. 

Approvate con parere favorevole e senza osservazioni, invece, le disposizioni applicative di cui all’articolo 5, comma 3, della legge. 

Soddisfazione per il disegno di legge che dà respiro ai centri polifunzionali dei piccoli comuni

Parere favorevole senza osservazioni anche sul disegno di legge regionale, approvato il 27 aprile scorso dalla Giunta regionale, che rende strutturali i contributi agli esercizi di vicinato.

L’articolato interviene innanzitutto sugli chalet di lusso (chalet haut de gamme), assimilandoli a nuova tipologia di struttura extralberghiera. 

Su spinta dei 13 ostelli della gioventù presenti sul territorio regionale, il testo prevede che questi ultimi possano essere gestiti da imprese, e quindi avere al loro interno un’attività di somministrazione di alimenti e bevande aperta alla clientela non solo interna ma anche esterna.

Infine, il disegno di legge rende strutturali i contributi a favore degli esercizi di vicinato per la vendita al dettaglio di generi alimentari e beni di prima necessità e li estende ai centri polifunzionali di servizio.

A esprimere soddisfazione su questo punto è il sindaco di Saint-Denis Franco Thiébat, l’unico comune con presenza continuativa di un centro polifunzionale. “In un paese di media montagna frammentato come il nostro, dove c’è il rischio di perdita di socializzazione e di identità del territorio, poter avere un centro polifunzionale attivo è fondamentale. Il nuovo bando per la gestione è andato deserto, cercheremo di attivarci subito per avere questa copertura, che permetterà di garantire sostenibilità economica al servizio”. 

La misura immagina infatti 24.000 euro annui per l’apertura e il mantenimento dei centri polifunzionali di servizio, considerati dall’assessore Grosjacques “punti di aggregazione fondamentali anche in relazione alla crisi del piccolo commercio che sta investendo il territorio regionale. Questa cifra non è casuale: abbiamo paragonato questi 24 000 euro a uno stipendio di una persona che conduce l’attività. Lo spirito di questa norma è quindi di garantire a chi si prende l’onere di avviare un’attività di questo genere di poter proseguire l’attività indipendentemente dal fatturato. Lo abbiamo fatto proprio perché ci è stata rappresentata da molti comuni la criticità legata alla chiusura dei piccoli servizi e abbiamo ritenuto come legislatori che questa potesse diventare una risposta ai territori”.

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