"La Valle d’Aosta non è un paese per famiglie!". Così il gruppo consiliare di Alpe sull’approvazione ieri a maggioranza da parte del Cpel delle nuove direttive sui servizi alla prima infanzia.
"In linea con quanto esplicitato a più riprese dal presidente Rollandin, gli amministratori riuniti al Celva hanno criticato e sminuito il ruolo dei nidi, delle garderie, delle tate, sostenendo che svolgono una funzione non essenziale: ci chiediamo in che mondo vivano questi soggetti, lontani anni luce dalla realtà sociale della nostra regione, fermi ai tempi in cui i bimbi erano figli del villaggio e tutti se ne occupavano. Siamo nel 2015, la maggior parte dei genitori è professionalmente occupata e necessita di opportunità educative di qualità che permettano la conciliazione dei tempi di cura con i tempi di lavoro, senza per questo dover pagare costi elevati per l’accesso" scrivono in una nota i consiglieri regionali del Galletto.
L’aumento delle tariffe da una parte e dall’altra l’innalzamento del rapporto numerico educatore/bambino viene letto dal gruppo consiliare come "volere l’uovo e la gallina, un risparmio sul servizio erogato facendolo pagare di più!".
Il "sì" di ieri a maggioranza porta, aggiunge ancora Alpe, ad una demolizione del "sistema costruito con passione e serietà nel tempo, per tornare al servizio meramente assistenziale degli anni ’60, compensano la scarsità di risorse economiche regionali, dovuta a una longeva mala gestione, ritorcendosi sulle tasche delle famiglie, svuotano i servizi perché pochi se li potranno permettere, favorendo il lavoro nero a cui tanti ricorreranno per affidare a prezzi più vantaggiosi i propri figli e diminuiscono i posti di lavoro nei servizi, i cui esuberi saranno a loro volta un costo sociale".
