Gioele Dix chiede a Garibaldi ‘Che cosa resta della patria?’

'Tutta colpa di Garibaldi' andrà in scena questa sera e domani al teatro Giacosa di Aosta. Gioele Dix passa in rassegna i vizi nazionali con la scusa di narrare la storia della nascita della nazione amalgamando prospettiva storica e satirica.
Cultura
“Che cosa resta della patria?” E’ un po’ questa la domanda ironica cui cercherà di rispondere questa sera e domani sul palcoscenico del Teatro Giacosa “Tutta colpa di Garibaldi” lo spettacolo di Gioele Dix, Nicola Fano, Sergio Fantoni, inserito nel programma della Saison Culturelle 2007/2008.
Non si tratta dunque dell’ennesimo elogio di un padre della patria, ma dell’ironica domanda al cospetto del suo gigantesco papà. Lo spettacolo ripercorre comunque la storia dell’eroe dei due mondi: il ritorno in Italia dopo l’avventuroso esilio sudamericano, il generoso tuffarsi nella rivoluzione del 1848, le coraggiose campagne di liberazione, l’epopea delle guerre d’indipendenza e la conquista del Regno delle Due Sicilie.

Gioele Dix, mentre ride amaramente, passa in rassegna i vizi nazionali con la scusa di narrare la storia della nascita della nazione. Prospettiva storica e satirica si amalgamano e danno un senso diverso all’epopea garibaldina: un’interrogazione su chi siamo e chi siamo diventati, su quale sia questo strano paradosso di una nazione unita da quasi un secolo e mezzo ma che ancora non riesce a sentirsi. Dix la mette in scena scandendo la narrazione con battute e punture di spillo. Con lui ci sono Edmarcia De Andrade, assistente tuttofare brasiliana (a ricordare Anita) e Matteo Malavasi, uomo-orchestra e contrabbassista.

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