I 65 giorni di vita del consiglio di amministrazione del Casinò de la Vallée sono l’occasione per fare il punto della situazione per il presidente Enrico Cheillon: “Il 2007 si chiude con circa 2 milioni di euro di margine con una lieve crescita dei proventi lordi di gioco (pari a 714 mila euro ndr), ricavi per 83 milioni e costi per 81”. Ma la novità principale, su cui peraltro Venezia e Sanremo hanno già investito, è l’apertura di due sale scommesse: una a Torino e una ad Aosta.
E’ un quadro in chiaroscuro quello disegnato da Cheillon. In primo luogo perché il risultato positivo è legato soprattutto al nuovo disciplinare che attribuisce oggi il 65% degli introiti alla Casa da gioco e il resto alla Regione, mentre prima la spa poteva tenere in cassa solo il 48%. “Secondo la vecchia ripartizione – ammette l’amministratore delegato Riccardo Varvello – oggi i conti sarebbero in rosso per un milione di euro”. E poi le presenze. Il calo del 2007, rispetto all’anno precedente, è dell’1% pari a 9.316 persone in meno.
Guardando al mercato, l’offerta è sempre più affollata. “La concorrenza dello Stato – dice Cheillon – è sempre più aggressiva e presto si arricchirà anche del gioco on line”. Ecco perché la Casinò spa si appresta ad aprirsi al settore dei giochi autorizzati dai Monopoli di Stato. Attraverso la società “4Games” srl la casa da gioco di Saint-Vincent intende entrare nel campo telematico (gioco on-line) e svilupperà un proprio marchio di franchising dopo la sperimentazione su due sale scommesse una a Torino (per le scommesse sportive) e una ad Aosta (per le scommesse ippiche). Così si infrange un tabù che da sempre impediva ai valdostani di giocare d’azzardo sotto le insegne del casinò. “Resto dell’opinione che non si devono spolpare i residenti – precisa Cheillon – ma è anche vero che i valdostani hanno già la possibilità di scommettere sui cavalli o su altro. Non facciamo altro che inserirci in un mercato già accessibile in Valle”.
E ancora la nota dolente della trattativa con i sindacati per i croupier dei giochi americani. “Martedì 13 maggio – assicura Varvello – abbiamo fissato l’incontro con le organizzazioni dei lavoratori. L’ipotesi su cui siamo indirizzati è di riconoscere un aumento mensile di 350 euro in tre anni a fronte di una maggiore disponibilità e flessibilità del personale”. “Punteremo sulla formazione – annuncia Cheillon – perché i nostri dipendenti avvertono forte preoccupazione per le sorti dell’azienda, sono demotivati e hanno uno scarso senso d’appartenenza”.