Ue, nuova bozza sul clima. Ma Berlusconi avverte: ‘Pronti al veto’

Diffuso dalla presidenza francese un nuovo testo che accoglie alcune richieste dell'Italia: concesso più tempo e "maggiore flessibilità" a tutela delle imprese.
News Nazionali

Bruxelles, 11 dic. – (Adnkronos/Aki/Ign) – A poche ore dal summit sul pacchetto-clima ed energia che si aprirà nel pomeriggio a Bruxelles, continua il pugno di ferro tra l'Italia e la Ue. Nella notte la presidenza francese ha diffuso alle cancellerie una nuova bozza di compromesso che va incontro ad alcune richieste dei nuovi stati membri e accoglie alcune richieste dell'Italia ancora aperte, tra le queli quella di poter aumentare la quota 'scontata' dagli obiettivi nazionali grazie ad aiuti allo sviluppo ecologico in paesi terzi e che le esenzioni per i settori esposti siano del 100% secco.

Ma il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, entrando al pre-vertice del Partito popolare europeo, ha ribadito che l'Italia è pronta al veto ''se non riusciremo a ottenere quello che abbiamo chiesto con grande chiarezza fin dall'inizio". "Spero -ha aggiunto Berlusconi- che non si debba arrivare a questo, anche se sono molto perplesso sul fatto che questo sia il momento giusto".

"Oggi vediamo, i nostri ministri hanno lavorato per trovare delle soluzioni che non appesantiscano le imprese e l'economia", ha detto ancora il premier sottolineando che nel corso del vertice europeo bisognerà "ancora approfondire alcuni temi molto importanti che riguardano le nostre aziende, per esempio della ceramica, del vetro, e altro ancora". In ogni caso, ha aggiunto il premier, "da persona concreta quale sono, mi risulta strano che mentre tutti denunciano una crisi globale e profonda che potrà portare a perdite di posti di lavoro in tutta Europa, si pensi a qualcosa che si poteva tranquillamente rimandare al vertice sul clima di Copenaghen". Insomma, ha tagliato corto il premier, "è assurdo parlare di clima quando c'è la crisi economica, prendere una decisione sul clima in questo momento mi sembra sia abbastanza inopportuno".

Ma ecco i punti essenziali della nuova bozza di cui AKI-ADNKRONOS International possiede copia, .

SETTORI NON ESPOSTI: entro il 2020 dovranno acquistare a pagamento il 70% dei permessi di emissione, partendo al 20% nel 2012.

CRITERI PER SETTORI ESPOSTI: su questo punto nessuna modifica: restano le due soglie del 5% dei costi aggiuntivi provocati dalla direttiva e le 10% dell'esposizione sul mercato internazionale, criteri che devono esser rispettati contemporaneamente. L'Italia insiste rispettivamente per il 3% e l'8%. Si puo' anche rispettare uno solo di questi criteri, che pero' in questo caso passano entrambi al 30%, mentre l'Italia chiedeva il 15%.

Passa pero', sia pure tra parentesi quadra (a indicare che il punto e' molto controverso), la richiesta italiana e tedesca che l'esonero sia del 100%, mentre in un primo tempo la presidenza indicava una forchetta dell'80-100%.

CONTEGGIO DEGLI AIUTI ALLO SVILUPPO ECOLOGICO: Formalmente resta nella bozza che gli stati membri possano mettere a proprio credito nei debiti di riduzione di emissioni nazionali il 3% massimo delle emissioni nel 2005 grazie agli aiuti per gli aiuti allo sviluppo ecologico di paesi terzi (il cosiddetto 'Clean Development Mechanism'). Tuttavia, l'Italia strappa un 1% aggiuntivo (dunque un totale del 4%) con una clausola che la inserisce in un gruppo di paesi (oltre al nostro l'Austria, la Finlandia, la Danimarca, la Spagna, il Lussemburgo, il Portogallo, l'Irlanda, la Slovenia, Cipro e Svezia) in quanto rispondono ad alcuni criteri specifici (lo 0,1% del pil di costi aggiuntivi, una quota di oltre il 50% dei trasporti nel totale delle emissioni, obiettivo a lungo termine del 30% di rinnovabili).

DEROGHE A NUOVI STATI MEMBRI: Per il settore termoelettrico, che dovra' pagare i permessi di emissione dal 2013, la bozza per il summit di Bruxelles prolunga per 9 nuovi stati membri (le tre repubbliche baltiche, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria) deroghe fino al 2020 e non, come inizialmente previsto, al 2016. Quella data era una conditio sine qua non anzitutto della Polonia. Si partira' dal 30% per arrivare al 2020 al 100% dell'obbligo di pagamento.

QUOTE DI SOLIDARIETA': Anche qui rispondendo alle pressioni soprattutto di Varsavia, la presidenza nella bozza per il summit di Bruxelles propone di incrementare la quota dei proventi delle aste destinati alla solidarieta' dal 10% al 12%. Cosi' ai 27 stati restera' l'88% dei proventi, il resto andra' a sostegno dell'ammodernamento tecnologico dei nuovi stati membri. Va pero' sottolineato che i criteri che identificano i settori esposti coprono il 90% dei settori industriali che non pagheranno per le quote riducendo nettamente i fondi ottenuti dalle aste da utilizzare per la solidarieta'.

FINANZIAMENTO TECNOLOGIA CATTURA E STOCCAGGIO CO2: per questo punto la presidenza nell'ultima bozza prevede 150 milioni di euro, ma tra parentesi quadra, a indicare che non vi e' accordo.

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