Mimmo Candito non delude le aspettative nell’incontro all’Espace Populaire

Secondo Candito il giornalismo che conoscevamo sta morendo, ne nascerà uno diverso, in cui le notizie saranno in mano a televisione e internet, mentre la carte stampata tornerà ad essere uno spazio per la riflessione e l’approfondimento.
Cultura
Non ha deluso le aspettative Mimmo Candito, storico inviato di guerra per il quotidiano La Stampa. Il giornalista è intervenuto ieri all’Espace Populaire di via Mochet. Si è parlato dello stato di salute del giornalismo e, più in generale dell’informazione, in Italia e non solo.
Tutti siamo coinvolti – ha detto Candito – il 90% di quello che conosciamo passa attraverso i mezzi di comunicazione, è tutto veicolato dai mass media". L’importanza dei media è quindi centrale nella vita di tutti noi. Essi formano la nostra conoscenza e la nostra visione del mondo. Il problema è che forniscono una visione parziale del mondo. A dominare è il “puntillismo”: ci si concentra su dei puntini di realtà, dimenticando tutto il resto. “In questo modo non si capisce più quello che è importante e quello che non lo è”. Non siamo in grado di passare dal puntino singolo all’insieme del quadro. Non riusciamo a vedere il disegno nel suo complesso. Ci concentriamo, e i media si concentrano, su un punto, credendo che sia il tutto. “Si perde – prosegue Mimmo Candito – la capacità di lettura del reale come complessità”.
Secondo Candito il giornalismo di guerra rappresenta bene il giornalismo tout court: “è il giornalismo”.
Il giornalista deve compiere un lavoro continuo di mediazione, bisogna essere consapevoli che ci sono dei poteri, sul campo di battaglia come nella vita di tutti i giorni. Il giornalista – ha proseguito – è un matto che continua a fornire una visione alternativa della realtà”.
Il futuro della professione secondo Candito non è dei più rosei, lo scrive da anni anche nel suo libro I reporter di guerra: “Il giornalismo che conoscevamo sta morendo, ne nascerà uno diverso, in cui le notizie saranno in mano a televisione e internet, mentre la carte stampata tornerà ad essere quello che era in origine, uno spazio per la riflessione, per l’approfondimento”.
Parlando di nuovo direttore del Tg1, Augusto Minzolini, Candito non ha risparmiato frecciatine: “Un giornalista dovrebbe sempre tenere la schiena dritta. Sarò forse troppo maligno, ma un collega che viene scelto per dirigere il tg più importante del paese forse non l’ha tenuta, forse non scriveva cose troppo scomode al potere”.

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