"Ma perché arrestata solo i poveri cristi e i grandi spacciatori quelli che si fanno i soldi no’’? E’ questa la domanda provocatoria che una ragazzina ha rivolto agli agenti dell’Unità operativa criminalità diffusa, della Squadra mobile di Milano, che hanno parlato di droghe e spaccio agli studenti valdostani.
"Noi ci occupiamo di contrastare e combattere il fenomeno dello spaccio al dettaglio – spiegano gli agenti – mentre altre specialità si occupano di debellare il traffico internazionale. Ma non è così semplice''.
L'incontro, che si è tenuto, questa mattina, lunedì 14 dicembre, al teatro Giacosa di Aosta, si colloca nell'ambito del percorso alla legalità organizzato dalla Presidenza della Regione e dall'Assessorato dell'Istruzione e Cultura, in collaborazione con il Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), il comune di Aosta e la Presidenza del Consiglio regionale.
L'incontro, che si è tenuto, questa mattina, lunedì 14 dicembre, al teatro Giacosa di Aosta, si colloca nell'ambito del percorso alla legalità organizzato dalla Presidenza della Regione e dall'Assessorato dell'Istruzione e Cultura, in collaborazione con il Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), il comune di Aosta e la Presidenza del Consiglio regionale.
''Ogni anno milanese la squadra arresta oltre 800 spacciatori – commenta Massimo Denarier, segretario regionale del Sap – e sono numeri decisamente importanti. Sconfiggere lo spaccio è importante, sia quello piccolo che quello grande. Del resto, nelle ultime settimane sono stati arrestati numerosi mafiosi dediti allo spaccio''.
Gli agenti hanno parlato ai ragazzi, non solo di come si svolge quotidianamente la loro attività di lotta e di contrasto allo spaccio, ma anche gli effetti devastanti che le droghe hanno sull'organismo, oltre a come viene prodotta e immessa sul mercato. Vivace il dibattito, gli studenti hanno posto numerose domande, su chi sia lo spacciatore, sul legalizzare o meno le sostanze stupefacenti, ma hanno anche sottolineato il fatto che molto spesso ad essere arrestati sono solo gli anelli deboli della catena.
''Bisogna spezzare questa catena – continuano i poliziotti – che parte da chi produce la droga, a chi la vende fino ad arrivare al consumatore. Ma per quale motivo bisogna 'farsi'? Continuamo a chiederlo ai ragazzi che fermiamo, ma non abbimo mai avuto risposte soddisfacenti. Non crediamo che la liberazzizione sia la soluzione ai problemi''.
Gli agenti dell'unità milanese hanno poi raccontato episodi quotidiani del loro lavoro, alcuni anche drammatici.
Gli agenti dell'unità milanese hanno poi raccontato episodi quotidiani del loro lavoro, alcuni anche drammatici.

