PRILA FILA: BROTHERS

“Brothers” dimostra quanto Jim Sheridan dia sempre agli attori e ai loro corpi il posto centrale. Nell’anno di “Avatar” e dell’istituzionalizzazione delle immagini di sintesi, quasi un gesto rivoluzionario.
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Cultura

BROTHERS

Un uomo che torna dal regno dei morti; due fratelli, uno il negativo dell’altro, che si scambiano il ruolo di padre e marito; un padre che maledice il proprio figlio: non si ha paura, in “Brothers” di giocare con gli archetipi e gli assoluti del mito.
Il problema è che spesso, a causa di una sceneggiatura che fatica a reggere il peso dei temi che ha scelto di trattare e di una regia che si limita a prenderne atto e decide di occuparsi solo della direzione degli attori, si ha l’impressione che “Brothers” avrebbe potuto essere un film migliore se ci si fosse dedicati almeno un po’ a dare profondità alle vicende personali dei protagonisti. A peggiorare le cose, ci si mettono diverse incongruenze, così rare nel programmatissimo e sterilizzato cinema contemporaneo da fare quasi tenerezza, e riferimenti a fatti esterni al racconto che non vengono poi né raccolti né spiegati.
Rimangono gli attori, eccezionali non tanto negli “obbligatori” momenti di parossismo delle emozioni, quanto piuttosto nella misura con la quale li preparano e ci si avvicinano. Opera minore dell’autore di “Nel nome del padre”, “Il mio piede sinistro”, “In America”, “Brothers” dimostra comunque quanto Jim Sheridan dia sempre agli attori e ai loro corpi il posto centrale. Nell’anno di “Avatar” e dell’istituzionalizzazione delle immagini di sintesi, quasi un gesto rivoluzionario.

Per saperne di più su "Cinema e (dopo)guerra"

Realizzato del 1946, diretto da William Wyler, il racconto del ritorno a casa di tre veterani al termine della seconda Guerra Mondiale. Vero e toccante nel mettere in scena il disagio dei reduci, non scade mai nel sentimentalismo, neanche quando sceglie di utilizzare un vero marinaio, rientrato in patria con due protesi di acciaio al posto delle mani, alle prese con le difficoltà della vita di tutti i giorni. Enorme successo commerciale alla sua uscita, dopo più di sessant’anni resta uno dei grandi classici del cinema americano.

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