L’atlante dei patois: tra 2010 e 2011 i primi due volumi

L’Atlas dei patois francoprovenzali, un lavoro scientifico durato circa 40 anni porterà, tra il 2010 e il 2011, alla pubblicazione del primo volume di questa indagine che si è concentrara sulla variabilità geografica dei fenomeni linguistici.
Nicoletta Maraschio - Presidente Accademia della Crusca
Cultura
Le lingue madri in Valle d’Aosta, italiano e francese, patois e parlate del Lys, sono state protagoniste insieme alle nuove lingue importate in Valle da chi viene a risiedervi, della Giornata internazionale della Lingua Madre, celebrata ad Aosta martedì 23 febbraio presso la Cittadella dei Giovani. Ad aprire il programma di incontri, seminari e appuntamenti è stata Marinella De Nicolò, rappresentante della Commissione italiana dell’Unesco, insieme all’Assessore regionale all’Istruzione e Cultura Laurent Vierin. Non è mancato in questa occasione l’approfondimento della presidente dell’Accademia della Crusca di Firenze, Nicoletta Maraschio, sulla necessità di approfondire la propria lingua. MAraschio a tal proposito ha evidenziato come in Valle sia presente “Una sensibilità e consapevolezza linguista alta”.
Fil rouge dell’incontro è stata la conoscenza delle diverse lingue e culture che convivono in Valle d’Aosta intese come simbolo di integrazione e come momenti di diversità culturale a confronto.

“Le diversità linguistiche e culturali devono essere riconosciute in un solco di tradizioni. L’elemento locale deve legarsi a quello universale – ha spiegato Viérin – Noi cerchiamo di lavorare sui giovani per renderli aperti sul mondo e sull’Europa ma anche profondamente radicati nella nostra storia, cultura e tradizioni. Quindi la lingua come veicolo di integrazione e come veicolo di riconoscimento intorno ad una comunità”.

Tra gli approfondimenti della giornata uno spazio particolare è stato dedicato all’Atlas dei patois francoprovenzali, un lavoro scientifico, durato circa 40 anni che porterà, tra il 2010 e il 2011, alla pubblicazione del primo volume di questa indagine che si è concentrara sulla variabilità geografica dei fenomeni linguistici. A spiegare lo stato dei lavori sono stati Saverio Favre, Capo servizio Bureau Régional Ethologie et Linguistique, e Gianmario Raimondi, docente di linguistica italiana presso l’Università della Valle d’Aosta. Iniziato nell’ambito del Centre d’Etudes francoprovençales di Saint-Nicolas alla fine degli anni ‘60 e ripreso nel 1985 dal BREL, l’Atlas si è caratterizzato per una lunga attività scientifica, tutt'ora in corso, attraverso un questionario di oltre 6000 domande condotte in 16 punti di inchiesta che hanno sviluppato diversi focus e aree di interesse. Tutto il materiale sarà tradotto in trascrizione fonetica, rielaborato e organizzato in carte linguistiche. L’informatizzazione di questo ingente lavoro è cominciata già negli anni ’90. Tutto dovrà ora passare su cartaceo.

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