Fil rouge dell’incontro è stata la conoscenza delle diverse lingue e culture che convivono in Valle d’Aosta intese come simbolo di integrazione e come momenti di diversità culturale a confronto.
“Le diversità linguistiche e culturali devono essere riconosciute in un solco di tradizioni. L’elemento locale deve legarsi a quello universale – ha spiegato Viérin – Noi cerchiamo di lavorare sui giovani per renderli aperti sul mondo e sull’Europa ma anche profondamente radicati nella nostra storia, cultura e tradizioni. Quindi la lingua come veicolo di integrazione e come veicolo di riconoscimento intorno ad una comunità”.
Tra gli approfondimenti della giornata uno spazio particolare è stato dedicato all’Atlas dei patois francoprovenzali, un lavoro scientifico, durato circa 40 anni che porterà, tra il 2010 e il 2011, alla pubblicazione del primo volume di questa indagine che si è concentrara sulla variabilità geografica dei fenomeni linguistici. A spiegare lo stato dei lavori sono stati Saverio Favre, Capo servizio Bureau Régional Ethologie et Linguistique, e Gianmario Raimondi, docente di linguistica italiana presso l’Università della Valle d’Aosta. Iniziato nell’ambito del Centre d’Etudes francoprovençales di Saint-Nicolas alla fine degli anni ‘60 e ripreso nel 1985 dal BREL, l’Atlas si è caratterizzato per una lunga attività scientifica, tutt'ora in corso, attraverso un questionario di oltre 6000 domande condotte in 16 punti di inchiesta che hanno sviluppato diversi focus e aree di interesse. Tutto il materiale sarà tradotto in trascrizione fonetica, rielaborato e organizzato in carte linguistiche. L’informatizzazione di questo ingente lavoro è cominciata già negli anni ’90. Tutto dovrà ora passare su cartaceo.


