Una nuova legge per i 5300 dipendenti del comparto unico regionale

I dipendenti di Regione, comuni e comunità montane hanno ora una nuova legge. Vengono inoltre individuati due soli livelli dirigenziali: uno di primo livello e uno sottordinato.
Consiglio regionale
Economia

Da oggi i 5.300 dipendenti del comparto unico – Regione ed enti locali – hanno una nuova legge che disciplina la loro organizzazione. Un testo, composto da 77 articoli nella versione approdata in aula, che modifica la legge che risale, ormai, a 15 anni fa.

L'obiettivo dichiarato della nuova normativa è di dare "una maggiore efficienza all'attività amministrativa. Resta fermo il principio del comparto unico, definendo meglio le funzioni dei ruoli politici e di quelli tecnici".

Il gruppo del Popolo della Libertà si è astenuto, ma in aula i toni sono stati durissimi. Massimo Lattanzi ha parlato esplicitamente di dipendenti fannulloni e di dirigenti che ricevono premi in busta paga senza senza essere stati necessariamente produttivi. "Ma cosa potevamo aspettarci – ha detto Massimo Lattanzi – da un apparato di dirigenti che deve riformare se stesso? Credevamo che dopo dieci anni di dibattito il risultato potesse essere diverso, capace di premiare le capacità fuori dal ricatto sindacale". E aggiunge: "Una piccola casta ha frenato il cambiamento".

Tra le novità, la legge introduce nuove logiche meritocratiche per migliorare la "performance" organizzativa ed individuale anche attraverso l'utilizzo di sistemi premianti, secondo logiche che evitino la corresponsione di trattamenti economici indifferenziati e generalizzati, per valorizzare i dipendenti che conseguono i migliori risultati e quelli coinvolti in progetti innovativi che incrementano la qualità delle attività e dei servizi offerti con l'attribuzione di incentivi di sviluppo economico o di carriera.

Vengono inoltre individuati due soli livelli dirigenziali: uno di primo livello e uno sottordinato. Per i dipendenti di categoria D è prevista la possibilità di essere titolari di incarichi di particolare responsabilità e professionalità, con delega parziale e temporanea di funzioni dirigenziali. Vengono riconosciute a livello legislativo le figure di Capo e Vice Capo di Gabinetto, quali strutture necessarie dell'organizzazione della Presidenza della Regione per il supporto delle funzioni presidenziali.

Infine, viene introdotta la possibilità di costituire uffici stampa cui assegnare addetti e responsabili anche esterni all'Amministrazione, iscritti all'elenco dei giornalisti professionisti o pubblicisti, in conformità alla legge 7 giugno 2000, n. 150 (Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni).

Voto contrario invece dai banchi del Partito Democratico e dell'Alpe. "Questo testo non porta le novità attese nella pubblica amministrazione – ha detto Albert Chatrian, dell'Alpe – non va nella direzione auspicata dallo stesso presidente della Regione due anni fa". Gli fa eco, sempre dall'opposizione, Raimondo Donzel, del Pd: "Difficile definire questa una riforma: si discosta in senso peggiorativo rispetto a quelle che stiamo vedendo nella pubblica amministrazione a livello nazionale".

A difendere la legge è stato il presidente della Regione, fra il silenzio di tutte le altre forze di maggioranza. "Questa legge – ha detto Rollandin – va verso una razionalizzazione dei costi e una verifica dei risultati. In futuro sarà possibile fare concorsi unici per i vari enti locali a seconda delle categorie. Non c'è nessuna legge che può garantire l'efficacia e l'efficienza. La legge non risolve il problema, ma può essere lo strumento. Qui fissiamo degli obiettivi, introducendo dei criteri di premialità e questo fino ad oggi non era assolutamente scontato".

 

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