Al Casinò, il banco vince sempre. Però a Chamonix, da un po’ di anni a questa parte, a mancare sono stati sempre più i giocatori. Poco da introitare, se di fiches sul tappeto ne piovono meno. E così la storica casa da gioco – ospitata dal Royal, edificio simbolo costruito nel 1848 e situato nel cuore della cittadina transalpina – è giunta a chiudere definitivamente i battenti. Lo scorso 4 giugno è scaduta la concessione di servizio pubblico che legava il gestore al Comune, senza che sia stata avviata una nuova procedura per il rinnovo.
I semi della crisi erano germogliati nella seduta del Consiglio comunale di Chamonix dello scorso 3 marzo (in Francia serve l’ok del Ministero dell’Interno per aprire una casa da gioco, ma la conduzione fa capo al Municipio). In quell’occasione era apparso evidente che lo squilibrio finanziario del Casinò avesse natura strutturale. Una condizione che aveva portato l’attuale gestore (insediatosi 18 anni fa) a rifiutare pure l’ipotesi di una proroga di un anno dell’intesa, sottolineando di non essere in condizione di proseguire l’attività nelle condizioni economiche attuali.
Come spesso accade in casi del genere, la crisi non ha un segno solo, quanto una somma di fattori. Tra quelli indicati dall’amministrazione comunale, vi è la trasformazione del mercato del gioco d’azzardo, che vede una crescita influente di scommesse online e giochi digitali. Altri fattori che hanno, nel caso transalpino, condotto a una progressiva diminuzione delle presenze, l’inasprimento delle norme sui controlli d’identità dei clienti e sul divieto di fumo.
Non solo, perché anche la posizione della struttura è stata considerata penalizzante, ritenuta relativamente distante dai principali bacini di utenza del gioco d’azzardo in Francia. E se, nel tempo, occorre dirlo senza moralismi, i valdostani, cui era inibito totalmente l’ingresso alla casa da gioco di Saint-Vincent, trovavano in Chamonix l’opportunità più vicina per giocare d’azzardo, dal giugno 2009 – con la modifica del disciplinare di gestione approvata dal Consiglio Valle – i residenti possono accedere al piano terreno del Casinò de la Vallée, dedicato ai giochi elettronici e alle slot machines.
Un altro fattore da aggiungere alla lista. Certo, non il più incidente, ma in Alta Savoia parlano di “erosione della frequentazione”, non di crollo degli ingressi. Adesso, al nuovo sindaco di Chamonix, François-Xavier Laffin – che al momento dell’emergere della crisi era ancora in opposizione, ma dopo il ballottaggio del 22 marzo scorso ha indossato la fusciacca (ricevendola da Eric Fournier, rimasto in carica per 18 anni, proprio come la gestione del Casinò) – tocca fare i conti con le ripercussioni economiche della chiusura.
Ha annunciato che la città si farà direttamente carico dei costi della fine della concessione, rilevando beni previsti dal contratto per circa 260mila euro e acquisendone di ulteriori, per un valore di 1,8 milioni di euro, legati soprattutto all’attività di ristorazione dell’ex casa da gioco. Sul tappeto resta, poi, la questione del futuro dell’edificio che, fino ad oggi, ospitava i tavoli verdi. Le Royal è uno dei luoghi storici più significativi di Chamonix. Nel 1860 ospitò anche Napoleone III, durante le celebrazioni seguite all’annessione della Savoia e di Nizza alla Francia.
Tra le prime ipotesi avanzate da Laffin, la municipalità valuta di proporre un avviso pubblico per manifestazioni d’interesse, finalizzato a mantenere un’attività di ristorazione nell’edificio annesso all’ex casinò, garantendo entrate da affitti e consentendo “di prendersi il tempo per riflettere sulla nuova vita di questo hotel”. E se la Francia ha, negli ultimi due anni, ampliato le eccezioni territoriali per aprire dei Casinò (fino a poc’anzi riservati solo a comuni turistici o termali, mentre il caso simbolo della riforma è considerato Saumur, nella valle della Loira, località di interesse “equestre”), per Chamonix, comunque, è la fine di un’epoca. Rien ne va plus!
