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Definizione di coaching e ruolo del coach.
Una in più, mi direte voi!
Non è così, vi farò grazia di un’ennesima definizione di coaching. Tra tutto quello che è già stato pubblicato su questo argomento, vorrei commentare due testi  ed illustrarvi in cosa corrispondono a ciò che per me è il coaching.
Per l’International Coach Federation
Per prima, la definizione di coaching data dall’International Coach Federation (ICF):
Il coaching professionale si definisce come una relazione seguita in un periodo definito che permette ai partecipanti di ottenere dei risultati concreti e misurabili nella loro vita professionale e privata. Attraverso il processo di coaching, il partecipante approfondisce le sue conoscenze e migliora le sue prestazioni. Il coaching può essere praticato in sessioni individuali di faccia a faccia, al telefono o in sessioni collettive, in un luogo specifico (Coaching sportivo). Queste sessioni possono essere integrate da scambi scritti per posta o per e-mail. Il coaching può essere utilizzato parallelamente ad un lavoro di psicoterapia, ma non sostituisce in nessun caso quest’ultima.
Una relazione seguita:
Più che una relazione, è un’intesa che si crea tra il coach e il suo cliente (il termine cliente designa sia l’individuo che il gruppo). E’ essenziale che il coach sia un sostegno professionale incondizionato. Questo implica essere in parte nel non-giudizio e in parte nel ruolo di protettore del proprio protetto.  Cosa che permette al cliente di realizzare i progetti che decide di mettere in atto, trasformando, se è il caso, la propria visione, i propri valori e le proprie competenze.
Un periodo definito:
Questo punto è legato al seguente: poiché si tratta di ottenere dei risultati, bisogna fissare in partenza una scadenza sul calendario. Che si tratti di un coaching professionale o personale, le contingenze economiche necessitano di un periodo definito. Ma soprattutto, il fatto di fissare una data di scadenza per un corso di coaching fa parte dell’alchimia che provocherà il cambiamento scontato, ed è anche un vettore di autonomia per il cliente. Per un coaching individuale, la professione si accorda in più dell’80% dei casi ad una durata media che va tra le 6 e le 12 sessioni, di 2 ore ciascuna. A mio avviso, credo sia meglio e più efficace convenire in un numero di sessioni che rimane nella parte bassa di questa forbice (salvo l’aggiunta di sessioni di formazione individuale, al di fuori del coaching, per esempio).

Risultati concreti e misurabili:
Nella fase iniziale, ovvero nello stabilire la richiesta di coaching, il partecipante indica qual è l’obiettivo da raggiungere specificando come saprà di averlo raggiunto. Da notare, anche se è una formula sottile, che è “il partecipante ad ottenere dei risultati”; egli stesso è l’attore.
Per ultimo, il tema <<coaching e psicoterapia>> merita sicuramente un articolo specifico. Si può semplicemente dire che le due materie non hanno la stessa finalità. Allo stesso tempo, però, esse possono completarsi.

Per la Società Francese di Coaching
Infine, la definizione di ruolo del coach secondo la Società Francese di Coaching:
La competenza specifica del coach si basa sulla sua capacità di aiutare il cliente ad elaborare le proprie soluzioni. Il coach non si sostituisce al proprio cliente. Egli non possiede la soluzione. Il suo valore aggiunto risiede nella sua capacità di stimolare le persone a cercare una soluzione creativa e adatta, a partire dalle capacità di ognuno e dalle diverse situazioni, senza però influenzare nessuno. Il suo intervento:
    •    Aiuta a comprendere meglio le situazioni professionali vissute;
    •    Permette la costruzione in collaborazione di uno scenario di progresso.
Ciò che amo in questa definizione, è che essa indica chiaramente che l’unico attore che può elaborare una soluzione è il partecipante e non il coach. Ed è essenziale il punto in cui si distingue il coaching dalle altre forme di accompagnamento quali il consiglio, il tutorial o la formazione. Anche se, in apparenza, le finalità del coaching e del consiglio sono le stesse, il metodo e la postura per raggiungere lo scopo finale sono diversi. L’una e l’altra non si indirizzano allo stesso bisogno del cliente. Il consiglio mira a fare meglio e a saperne di più, apportando l’esperienza e aiutando il cliente ad applicare le soluzioni. Il coaching porta ad essere meglio per agire meglio o diversamente, la persona deve imparare ad imparare (si parla sempre di un partecipante che può essere un individuo o un gruppo). Ciò che si impara è spontaneo, involontario ed intuitivo. Proviene infatti dal cambiamento dei  punti di vista del cliente nel proprio contesto; si può parlare di una reinterpretazione della realtà.
Capacità di stimolare la persona a ricercare una soluzione creativa e adatta:
Questa capacità, è tutta nel saper fare e saper essere del coach. L’ICF l’ha classificata in 4 grandi campi:
    •    Stabilire le basi;
    •    Cooperare per creare una relazione con il cliente;
    •    Comunicare con efficacia;
    •    “Imparare ad imparare”, riuscire.

Senza nessuna influenza:
per intendersi, senza influenzare il cliente nella scelta delle soluzioni. Al contrario, il coach aiuterà il cliente ad esplorare tutte le sfaccettature delle soluzioni elaborate.

Ecco qual è il mio concetto di coaching, sapendo bene che noi stessi abbiamo prestato questo termine ad un’altra professione!
In effetti, all’origine, il coach era la persona che conduceva le diligenze. D’altronde, la parola coach deriva dal termine ungherese “kocsi” che indica una diligenza. “Kocs” è un piccolo paese ungherese dove furono costruite, nel Medio Evo, le prime diligenze postali rinomate per il loro sistema di sospensione e di guida innovativo, solido e confortevole.
All’inizio di Settembre 2010 vi comunicheremo i nostri programmi di coaching 2010-2011.

 

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