“Camminare in montagna… soli o in gruppo?”. Alla domanda si è trovata presto una risposta “In montagna è meglio camminare accompagnati”. Del tema hanno discusso ieri in una tavola rotonda organizzata dalla Fondazione Courmayeur diverse figure professionali, c’era Alessandro Cortinovis, direttore del Soccorso alpino valdostano; Enrico Visetti, responsabile sanitario dell’elisoccorso; Federica Cortese, assessore comunale al Territorio e presidente di Montagna sicura; Arrigo Gallizio, presidente delle Guide alpine di Courmayeur; la guida alpina Carlo Cugnetto; la psicologa Elvira Venturella e il sindaco Fabrizia Derriard. “Essere accompagnati non vuol dire solo affidarsi alle guide o agli altri esperti, ma anche accompagnarsi con la tecnologia, con l’esperienza e con la prudenza”.
Tutti i relatori hanno parlato di “limiti” e di come troppo spesso le persone non conoscano o non rispettino i propri. Si compiono così imprudenze, e si chiamano i professionisti del Soccorso alpino. Ogni anno sono circa mille gli interventi in Valle d’Aosta, in estate calano solo del 5 per cento. “Tutti – spiega Cortinovis – sono di elevate difficoltà tecniche, anche perché la quota media di un soccorso in Valle è di 2.700 metri”. Molti si potrebbero evitare, e sono causati non da incidenti o da reali problemi fisici ma da stanchezza. “E’ quello che è successo con i sei alpinisti sul Rosa, solo pochi giorni fa”, aggiunge Cortinovis. Il rimedio è educare alla montagna. “Le nostre guide – dice Arrigo Gallizio – lavorano molto con i bambini che sono più che mai recettivi. C’è poi un fenomeno curioso: ad una certa età i ragazzi smettono di venire in montagna verso i 16 anni, ma ritornano quando ne hanno circa 25. Questo perché lasciamo un bel ricordo”. Il problemi in montagna nascono spesso per imprudenza e per poca attitudine e conoscenza con il territorio, il che si traduce spesso in sottovalutazione e mancanza di rispetto. Con le guide alpine ciò non succede “Perché sono persone che sono state domate dalla montagna”, sostiene il sindaco Derriard. “La montagna è una grande scuola di umiltà”, ripete più volte l’avvocato Flick. “Ti pone di fronte ai tuoi limiti”, e non ti resta che rispettarli. “E’ proprio questa la grandezza – aggiunge Gallizio – capire i propri limiti. E’ per questo che la paura è importante: ti fa fermare, riflettere, tornare indietro. E quando torni indietro hai vinto”.
“La legge valdostana – racconta Enrico Visetti – prevede che chi chiama i soccorsi, in alcuni casi, paghi una parte. Questo se il soccorso non è sufficientemente motivato. Abbiamo notato come gli interventi inutili siano diminuiti”. I costi di un soccorso alpino sono importanti, solo per l’elicottero se ne partono 137 euro al minuti. “Il contributo che si chiede – ancora Visetti – è solo simbolico, con scopo tutto educativo, certo non punitivo”. Infine c’è la tecnologia, oggi più che mai compagna delle escursioni in montagna. La Fondazione montagna sicura è all’avanguardia in questo senso, studia i ghiacciai e può vantare un sito aggiornato su cui trovare informazioni dettagliate, chiare e semplici sulle condizioni della montagna. “Una lettura attenta e seria di queste informazione può portare l’alpinista a scegliere un altro itinerario”. Ritorna quindi il discorso dei limiti che in montagna non sono solo quelli personali, fisici e di allenamento, ma anche quelli esterni, legati alla natura e al territorio che spesse volte dice in chiare lettere “no, di qui non sali”. Una voce che bisogna ascoltare.
