C’è anche quello di Aosta fra i 24 aeroporti “da chiudere” o da ridimensionare perché hanno un bacino di traffico insufficiente o vincoli infrastrutturali insuperabili. A dirlo è il rapporto sulle strategie di programmazione che l’Enac, ente nazionale per l’aviazione civile, ha inviato al ministero delle infrastrutture. Il documento – al momento riservato, ma i cui contenuti sono stati resi noti da alcuni quotidiani nazionali in questi giorni – disegna il futuro del sistema del trasporto aereo nei prossimi 20 anni e indica gli aeroporti strategici, i recuperabili e quelli da chiudere. Lo studio è stato messo a punto per conto dell’Enac da OneWorks, Kpmg e Nomisma, e definisce le priorità strategiche a livello nazionale mettendo in rilievo le aree che non hanno grosse possibilità di crescita.
Nel Nord Italia Aosta è in buona compagnia. Stessa sorte toccherebbe agli scali di Cuneo, Albenga, Bolzano, Brescia, Parma, Forlì e Rimini. L’obiettivo di lungo periodo, dunque, è di evitare una frammentazione eccessiva degli aeroporti e di scongiurare la dispersione di utenti e di risorse pubbliche.
Il piano punta tutto su 14 scali nazionali di rilievo: Fiumicino, Malpensa, Venezia, Linate, Bologna e Palermo, per qualche esempio, hanno le carte in regola per raddoppiare capacità e numero di passeggeri nel giro di una decina d’anni. Dietro sono collocati i 10 aeroporti definiti primari, ma non strategici: qui troviamo troviamo Torino, Genova e Verona, per citare i più vicini alla Valle. Sono 24 gli ultimi della fila che potranno essere operativi solo per soddisfare esigenze locali particolari e circoscritte, come isole o zone marginali del Paese altrimenti non raggiungibili.
Ora il dossier è sul tavolo del ministro Altero Matteoli.
