Con una sentenza depositata oggi, martedì 19 maggio, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 16 della legge regionale n. 15 del 26 maggio 2025 (nella parte in cui inserisce l’articolo 20-sexies nella legge regionale n. 6 del 2014), che disciplinava il conferimento dell’incarico di segretario del Comune di Aosta. La norma era stata impugnata dal Governo lo scorso agosto.
La disposizione dichiarata incostituzionale, si legge in un comunicato della Consulta, “ha costruito una figura di segretario comunale (del Comune di Aosta) non conforme ai principi desumibili dall’articolo 97 della Costituzione, con specifico riferimento a quelli di buon andamento e imparzialità dell’amministrazione, nonché a quello dell’accesso mediante concorso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni, prevedendo l’attribuzione del relativo incarico senza l’espletamento dello specifico concorso-corso previsto dalla legge regionale della Valle d’Aosta numero 46 del 1998”.
Per la Corte, “è stata così trasformata profondamente la fisionomia del segretario comunale (del Comune di Aosta) attraverso l’innesto di elementi normativi che hanno finito per minare l’indispensabile equilibrio tra le ragioni dell’autonomia degli enti locali e le esigenze di un controllo indipendente sulla loro attività”. Nella formulazione adottata dal Consiglio Valle, per il comune di Aosta vi sarebbe stata la facoltà di nominare un dipendente comunale come segretario, anche senza concorso e corso di formazione, se in possesso di specifica anzianità di servizio.
La legge regionale oggetto di impugnazione rivedeva l’esercizio associato di funzioni e servizi comunali e il Consiglio dei Ministri aveva impugnato anche altri aspetti. Tra questi: l’obbligo imposto, per diverse categorie di funzioni e servizi, dell’esercizio in forma associata mediante accesso a una Unité; la gestione in forma associata anche delle funzioni del segretario comunale e la possibilità di far sostituire il sindaco assente da un assessore delegato, oltre che dal vicesindaco.
Oltre a quella relativa al segretario del Comune di Aosta, però, tutte le altre questioni di illegittimità costituzionale sollevate dal Presidente del Consiglio dei ministri sono state dichiarate inammissibili per incompleta ricostruzione del quadro normativo e per difetto di motivazione.
Il Governo impugna anche la legge regionale che abolisce l’obbligo di convenzioni per i comuni
5 agosto 2025, ore 8.08, di Silvia Savoye

Un’altra tegola si abbatte da Roma sui comuni valdostani. Dopo la legge sugli aiuti ai comuni per l’alluvione dell’aprile scorso, il Governo decide di impugnare anche la proposta di legge, depositata dalla maggioranza e approvata nel maggio scorso, che rivede l’esercizio associato di funzioni e servizi comunali.
Come spiega una nota del Consiglio dei Ministri di ieri, lunedì 4 agosto, l’articolato “in quanto talune disposizioni” eccede “dalle competenze statutarie” e si pone “in contrasto con la normativa statale in materia di ordinamento degli enti locali”, violando gli articoli 3, 5, 97 e 114 della Costituzione.
Nel dettaglio l’impugnativa si basa sull’obbligo imposto, per diverse categorie di funzioni e servizi, dell’esercizio in forma associata mediante accesso a una Unité. Ciò contrasta con i principi stabiliti dalla sentenza della Corte costituzionale n. 33 del 2019, secondo cui l’associazione obbligatoria è legittima solo se è prevista la possibilità per i singoli comuni di chiedere l’esonero in base a condizioni specifiche. L’obbligo comprometterebbe l’autonomia amministrativa dei comuni, garantita dagli articoli 3, 5, 97 e 114 della Costituzione.
Contestata anche la gestione in forma associata anche delle funzioni del segretario comunale, contravvenendo al principio nazionale della facoltatività. Inoltre viene ridotta la prorogatio del segretario comunale a un solo mese, contro i quattro previsti dalla normativa nazionale, compromettendo la continuità amministrativa. La Corte costituzionale (sentenza n. 23 del 2019) ha chiarito che la prorogatio serve a garantire imparzialità e stabilità, valori non rispettati dalla nuova norma.
L’impugnativa riguarda anche la facoltà del comune di Aosta di nominare un dipendente comunale come segretario, anche senza concorso e corso di formazione, se in possesso di specifica anzianità di servizio. Disposizione che secondo il Governo violerebbe il principio costituzionale del pubblico concorso e compromettendo la professionalità richiesta per il ruolo.
Infine la legge prevede che il sindaco assente possa essere sostituito da un assessore delegato, oltre che dal vicesindaco. Un’estensione delle deleghe che eccederebbe la competenza legislativa regionale e altera il sistema di garanzie e funzioni previsto dalla normativa nazionale.
Stop all’obbligo di convenzioni per i comuni, ma la riforma slitta alla prossima legislatura

22 maggio 2025
Dopo la promessa mancata sulla riforma elettorale, anche quella sugli enti locali dovrà attendere un’altra legislatura. Il Consiglio Valle ha approvato oggi – con 19 voti favorevoli e 15 astensioni – una proposta di legge presentata dai capigruppo di maggioranza, intitolata “Esercizio delle funzioni e dei servizi comunali a livello sovracomunale”. Una norma da 21 articoli che di fatto rappresenta un passo indietro rispetto alla riforma del 2014 varata durante la presidenza Rollandin.
Il testo abolisce, infatti, l’obbligo di convenzioni tra Comuni per funzioni fondamentali (gestione finanziaria e contabile, edilizia pubblica e privata, polizia locale e biblioteche). Parallelamente, viene rafforzato il ruolo delle Unités des Communes che assumeranno la gestione strutturale di numerosi servizi condivisi, come la selezione del personale e la gestione economica degli uffici. Per i Comuni con meno di 1.000 abitanti, le convenzioni sul segretario comunale restano obbligatorie, senza vincoli geografici. Per il Comune di Aosta è stato approvato un emendamento che consente di nominare come segretario anche un dirigente interno con almeno tre anni di esperienza in quel ruolo.
La gestione dei rifiuti viene affidata stabilmente alle Unités. Sarà istituita un’“assemblea delle giunte delle Unités” per la gestione integrata in ambiti territoriali ottimali (subATO). Le nuove norme entreranno in vigore dalla prossima tornata elettorale comunale, mentre per i rifiuti la data è fissata al 1° gennaio 2027, con una fase transitoria per il riordino delle convenzioni e l’adeguamento degli statuti.
“La stabilità delle risorse finanziarie resta un pilastro fondamentale per consentire una pianificazione efficace e una razionalizzazione dei servizi”, ha affermato Erik Lavevaz, presidente della I Commissione e relatore del provvedimento, che ha auspicato una futura revisione della legge 48/1995, considerata ormai superata.
Erika Guichardaz di Pcp ha definito la norma “anacronistica” e “un disastro” per la questione dei segretari comunali. Stefano Aggravi di Rassemblement ha parlato di “compromesso normativo in zona Cesarini”, giudicando il modello delle Unités come “esausto, poco funzionale alla cooperazione tra Comuni”. Per Raffaella Foudraz della Lega: “Il Governo avesse promesso una riforma completa a inizio legislatura, mentre oggi si approva “un provvedimento minimale”. Pierluigi Marquis di Forza Italia ha sottolineato come la riforma “avrebbe richiesto una visione a lungo termine, oltre i cinque anni canonici”.
A concludere il dibattito, il Presidente della Regione Renzo Testolin, che ha parlato di “buon punto di partenza” e di un testo che recepisce “le esigenze dei Comuni”. “Semplificazione e rapporto fiduciario con i Sindaci – ha detto – sono la base per un funzionamento efficace degli enti”.

8 risposte
Altra figuraccia! Quando capiranno che autonomia non è fare i propri comodi?
Maîtres chez nous!
Ogni giorno una scoppola.
Ma son del mestiere questi?
Se invece di assumere gli amici si assumessero persone competenti..
Si cara Marianne.
Lo scopo era sicuramente assumere amici o parenti, o comunque persone da inserire nella propria cerchia di potere.
I nostri amministratori sono troppo boriosi
Ma il dipartimento legislativo della Regione legge le bozze delle leggi regionali prima che siano approvate?
Ma i nostri inutili parlamentari valdostani stanno a guardare?
È oramai prassi consolidata nelle scuole insegnare, a bimbi che abbiano compiuto gli otto anni, che la Valle d’Aosta è regione autonoma e il governo regionale ha il potere di emanare leggi purché queste non siano contrastanti con quelle dello stato.
I nostri amministratori forse hanno saltato le elementari.