Le regole del contenzioso amministrativo, che prevedono una trattazione in aula più sintetica rispetto al processo ordinario o contabile, hanno fatto sì che i quattro ricorsi in materia elettorale, tutti legati agli esiti delle consultazioni dello scorso 28 settembre, siano stati discussi nel giro di un’oretta, nella mattinata di oggi, giovedì 29 gennaio, dinanzi al collegio del Tar della Valle d’Aosta. Ora, per tutte le parti interessate, è iniziata l’attesa verso la sentenza, destinata a concludersi a breve: in materia elettorale l’ordinamento prevede tempi coincisi per la decisione.
Champdepraz: quella scheda in più
La prima opposizione ad essere stata discussa è stata quella relativa alla proclamazione di Monica Crétier a sindaca di Champdepraz. “La peculiarità di questa vicenda – ha spiegato l’avvocato Saverio Rodi, che assiste il ricorrente, un candidato della lista sconfitta, Giuseppe D’Agostino – è lo scarto di un solo voto” nel risultato finale della competizione.
“I vizi che sono stati denunciati – per il legale che ha depositato il ricorso – emergono dallo stesso verbale delle elezioni elettorali. Non occorre cercarli altrove”. In particolare, il ricorrente lamenta una “scheda aggiuntiva, che non si sa per disposizione di chi sia stata inserita nella cassetta delle schede elettorali vidimate” per la tornata. Inoltre, il ricorso riguarda il mancato annullamento di una scheda che conteneva un voto di preferenza indicato con il numero 12.
Essendo la lista composta da 9 candidati, per il ricorrente quella scheda andava considerata nulla, perché l’indicazione “12” andrebbe interpretata come un segno di riconoscimento, mentre è stato tenuto buono il voto di lista. L’amministrazione comunale si è costituita in giudizio. Per il difensore, la ricostruzione dei fatti è diversa da quella prospettata nel ricorso.
La scheda “ulteriore”, è la tesi difensiva, sarebbe stata aggiunta tra quelle vidimate a seguito della rottura di un’altra scheda, durante la preparazione, per evitare di consegnarne agli elettori una riconoscibile. Quanto al mancato annullamento della scheda con un numero non presente in lista, “viene preferito conservare validità del voto, perché l’indicazione di lista e Sindaco è chiara”. In sostanza, “le circostanze del ricorso restano senza principio di prova”.
Il seggio che balla in Consiglio Valle

La seconda udienza ha riguardato l’impugnazione, depositata da Alleanza Verdi Sinistra, dell’attribuzione del tredicesimo seggio, in Consiglio regionale, all’Union Valdôtaine. Il seggio, inizialmente, era andato proprio ad Avs, che avrebbe avuto il suo terzo eletto in Andrea Campotaro, ma poi – con l’assegnazione dei voti contestati – è andato a Cristina Machet per l’UV.
L’avvocato Andrea Patanè, che con la collega Maria Cristina Carbone assiste i ricorrenti (a coordinare il collegio difensivo è il giurista Giovanni Boggero), ha spiegato che l’aspetto dirimente è l’annullamento di due schede con “il segno croce riportato sul simbolo di Avs, ma essendoci le comunali sono stati indicati, nello spazio delle preferenze i nomi di candidati” per il Municipio. Secondo il legale, “altri uffici di scrutinio, per casi simili, hanno applicato il principio di tutela del voto”, assegnando comunque la preferenza di lista.
Con un ricorso incidentale, in questo contenzioso si sono insinuate anche l’Union Valdôtaine e la stessa Cristina Machet. Per l’avvocato Herbert D’Herin, che assiste le parti, la doglianza di Avs “è infondata”, perché “quei voti non sono stati riconosciuti giacché quelle schede hanno due problemi: si riferiscono a candidati non alle regionali e presentano delle storpiature”.
Per la giurisprudenza, “sono state date valide schede con uno dei due problemi, non i due assieme” e, comunque, quei casi sono “stati visti due volte dall’ufficio elettorale”. Sul punto ha replicato l’avvocata Carbone: “il segno è sul simbolo di Avs, poi i nomi non sono scritti bene, ma non ci sono segni diversi, o di riconoscimento. Il voto di lista va riconosciuto. Comunemente avviene che le persone sbaglino a scrivere un nome”.
Aosta, il ballottaggio della discordia
L’udienza è quindi proseguita discutendo il ricorso di Giovanni Girardini, e della coalizione che ne ha sostenuto la candidatura, contro la proclamazione di Raffaele Rocco e Valeria Fadda rispettivamente a Sindaco e Vicesindaco di Aosta, al termine di un turno di ballottaggio in cui la differenza tra i candidati a primo cittadino fu di 15 voti.
L’avvocato Gregorio Paroni, che assiste i ricorrenti, ha ribadito l’opposizione, insistendo sul “profilo dirimente dell’errore di trascrizione che potrebbe essere occorso in un ufficio di scrutinio” (in cui, nella tesi della coalizione soccombente, voti materialmente conteggiati per Girardini sarebbero andati erroneamente, sul verbale, a Rocco), sia “ai possibili errori commessi relativamente ad altre schede contestate”.
Sostenendo le ragioni del Comune di Aosta, costituitosi in giudizio, l’avvocato Gianni Maria Saracco ha sottolineato: “questo non è un giudizio ordinario elettorale. E’ sul ballottaggio, che ha regole diverse. O croce, o segno, tutto il resto non vale. Non si raggiunge il punto di dubbio”. Il professor Carlo Emanuele Gallo, che assiste la coalizione Rocco-Fadda, per parte sua ha insistito sul fatto che “i motivi, per come sono dedotti, dimostrano l’infondatezza del ricorso”.
Relativamente alle schede contestate, nel numero di 17, tolte 8 ipotesi di nullità che “non esistono”, il “numero non è sufficiente” a ribaltare il risultato del ballottaggio. Sulla trascrizione, “come è possibile pensare che più persone incorrano in un’inversione, quando non hanno esaminato nemmeno 500 schede? E’ una incredibile rappresentazione della realtà”.
Le regole cambiate in corsa

Infine, dinanzi ai giudici amministrativi, è stato discusso il ricorso depositato da Monica Glassier e Sabrina Marando, elettrici valdostane non candidate all’appuntamento elettorale, per chiedere l’annullamento dell’atto proclamazione degli eletti in Consiglio Valle. Il tema è quello (già sollevato da Avs, senza soddisfazione, dinanzi alla giustizia ordinaria) della legittimità, “o meno, di intervenire su una norma che modifica le regole del gioco, a metà del gioco”.
La definizione è dell’avvocato Stefano Tosi, cui si sono rivolte le depositarie dell’impugnazione ed il riferimento è alla riforma della legge elettorale per il rinnovo dell’assemblea regionale, sottoposta a referendum confermativo nell’agosto 2025. Il legale ha ricordato un documento “della Segreteria generale” del Consiglio regionale, che “sconsigliava il Consiglio di modificare la normativa, perché non c’erano i tempi tecnici per l’entrata in vigore prima dell’inizio della procedura elettorale”.
Certo, un “parere non vincolante”, ma “significativo, perché arriva da un organo qualificato”. Peraltro, che ci siano stati dei riflessi “è evidente dal fatto che 4 partiti hanno presentato le liste prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina, sulla base della precedente. Gli altri hanno atteso il referendum e compilato le loro liste sulla base delle nuove norme”.
Il difensore dell’amministrazione regionale, l’avvocato Marcello Cecchetti del foro di Firenze (in aula c’era anche il capo dell’avvocatura regionale, Riccardo Jans), il punto è anzitutto: “quale sarebbe il pregiudizio subito da queste elettrici a seguito dell’introduzione delle tre preferenze, anziché una, e della preferenza di genere? Qual è la lesione del diritto di voto?”. In realtà, ha insistito l’avvocato, “le loro possibilità sono state inesorabilmente ampliate” dalla riforma.
Nel merito del ricorso, secondo l’avvocato Cecchetti “le regole del gioco non sono cambiate in corsa. La presentazione delle candidature scadeva il 24-25 agosto. Le votazioni si sono tenute il 28 settembre. Gli elettori sapevano da molto tempo, anche perché c’era stato un referendum, che avrebbero potuto votare per tre candidati e implementare la composizione del Consiglio con una preferenza di genere. E’ smentita, di fatto, la ricostruzione delle ricorrenti”.
Un ragionamento a cui ha voluto replicare il legale Tosi: “La legge di riforma è stata pubblicata sul Bollettino ufficiale il 19 agosto ed entrava in vigore dal 20. Il termine per le candidature era il 25”. L’avvocato ha alzato la mano con tutte le dita aperte e ha concluso: “5 giorni”.
Elezioni regionali e comunali, attese per domani le sentenze del Tar
28 Gennaio 2026 – Ore 10.45, di Luca Ventrice

Forse non ci si giocherà tutto in quella data, ovvero a sentenza, ma giovedì 29 gennaio sarà una giornata intensa al Tribunale amministrativo regionale della Valle d’Aosta.
Quello, infatti, sarà il giorno dei ricorsi elettorali degli scorsi mesi. In ballo c’è il ricorso presentato lo scorso 3 novembre dall’Alleanza Verdi Sinistra contro l’attribuzione del tredicesimo seggio, in Consiglio regionale, all’Union Valdôtaine. Seggio inizialmente assegnato proprio ad Avs, che con Andrea Campotaro avrebbe avuto il suo terzo eletto, e andato poi, con l’assegnazione dei voti contestati, a Cristina Machet.
Sempre legato alle Elezioni regionali, il Tar sarà chiamato poi a decidere sul ricorso presentato il 6 novembre da parte di due cittadine valdostane non candidate all’appuntamento elettorale. Si tratta di Monica Glassier e Sabrina Marando, che chiedono l’annullamento del provvedimento di proclamazione degli eletti in Consiglio Valle. Il ricorso – tema già avanzato da Avs – riguarda la legge elettorale con le tre preferenze entrata in vigore con il referendum dell’11 agosto 2025, dopo, cioè, il decreto di indizione dei comizi da parte del Presidente della Regione. Firmato, quindi, quando la norma prevedeva ancora la preferenza unica.
In aula, si attendono risposte anche per il ricorso di Giovanni Girardini e della coalizione che ne ha sostenuto la candidatura, contro la proclamazione di Raffaele Rocco e Valeria Fadda rispettivamente a Sindaco e Vice di Aosta, e dei consiglieri comunali.
Ricorsi e controricorsi: il Tar della Valle d’Aosta si prepara a un gennaio ad alta tensione
Il ricorso è stato depositato il 13 novembre. Nel turno di ballottaggio per il capoluogo, domenica 12 ottobre, Girardini aveva raccolto 15 voti in meno rispetto a Rocco. Nei giorni successivi, aveva denunciato problemi di varia natura durante lo scrutinio spiegando che “durante il ballottaggio di domenica oggettivamente non è andato tutto come doveva. Per esempio, ho visto schede lasciate sul marciapiede senza i presidenti vicino, e comunque c’era molta stanchezza”.
In ultimo, il Tar ha sul suo tavolo anche il ricorso contro la proclamazione di Monica Cretier – sindaca uscente e rientrante – a Prima cittadina di Champdepraz. Il ricorso non è stato presentato dalla lista opposta a Cretier – che ha vinto per un solo voto – ma da uno dei suoi componenti, Giuseppe D’Agostino, come privato cittadino.
Elezioni regionali, è stato depositato un nuovo ricorso al Tar sulla proclamazione degli eletti
7 novembre 2025

La data è quella di ieri, 6 novembre, quando al Tribunale amministrativo della Valle d’Aosta è stato depositato un ricorso che chiede l’annullamento del provvedimento di proclamazione degli eletti alle Elezioni regionali dello scorso 28 settembre.
Ricorso che, nel merito, ricalca le osservazioni sollevate dall’Alleanza verdi sinistra ad inizio settembre e che facevano seguito ai dubbi sollevati dal costituzionalista Giovanni Boggero in tempi non sospetti. Ovvero, il fatto che la legge elettorale con le tre preferenze, dopo la parantesi della preferenza unica, sia entrata in vigore ufficialmente dopo il referendum dell’11 agosto 2025. Quindi, in seguito del decreto di indizione dei comizi da parte del Presidente della Regione, emanato senza sapere, de facto, come si sarebbe votato il 28 settembre.
A presentare ricorso, due cittadine valdostane non candidate alle scorse elezioni. Si tratta di Monica Glassier e Sabrina Marando, organizzatrici nel tempo, tra le altre, di diverse iniziative in Valle tra cui la protesta dei trattori contro le politiche agricole adottate dall’Unione europea.
Ai microfoni Ansa – ma i tentativi di contatto telefonico da parte dello scrivente ci sono stati, e diversi – l’avvocato Stefano Tosi del foro di Parma, che assiste Glassier e Marando, ha spiegato che “il ricorso riguarda l’entrata in vigore della novellazione della legge elettorale, che è entrata in vigore in corsa, cioè dopo che erano stati aperti i comizi elettorali. Quindi ci sono, da parte mia e da parte dei clienti, parecchi dubbi sulla regolarità del procedimento che ha portato ad applicare alle ultime elezioni una legge sopravvenuta in corsa”.
Questione già avanzata da Avs, che spiegava come la procedura seguita dall’allora, e riconfermato, presidente Testolin fosse una forzatura e che uno o più cittadini avrebbero potuto mettere in discussione l’intero risultato elettorale. Situazione cui il partito ha cercato di ovviare ricorrendo al tribunale ordinario, che ha però sollevato un problema di competenza giurisdizionale, dichiarando il Tar il luogo cui procedere.

6 risposte
In un mondo normale il ricorso principale sarebbe quello delle due cittadine.
In un mondo normale il punto non sarebbe se le due ricorrenti sono state in qualche modo danneggiate dal cambio del numero di preferenze in fase di voto o meno, ma ci si chiederebbe se, nel caso questo ricorso non venisse accolto, la cosa non costituirebbe un gravissimo e preoccupante “precedente”.
In un mondo normale, in ogni ambito, modificare in corsa le “regole del gioco” indipendentemente dal fatto che la modifica porti o meno dei vantaggi/svantaggi per qualcuno, dovrebbe essere SEMPRE evitato se non impedito, a garanzia di tutto il procedimento e proprio per evitare di essere oggetto di ricorsi che generano incertezze e possono portare a pesanti conseguenze.
Ma la domanda è: SIAMO IN UN MONDO NORMALE???
Unica cosa certa indipendentemente dall’esito: Lega e FdI entrano in maggioranza con gli automisti. Mi preoccupa più il Comune di Aosta: sono quasi certo che c’è più del 50% di probabilità che si rifanno le elezioni comunali in toto. Impossibile far rifare le votazioni nei singoli seggi elettorali dove ci sono stati errori: infatti al seggio centrale hanno mischiato le schede dei sezioni dubbie con quelle degli altri seggi. Io spero che puntino a rifare il ballotaggio, più veloce e meno complesso: ma se il TAR decide che è meglio scioglere il cosinsiglio comunale e proclamare nuove eleioni comunali sono cavoli per tutti. Soprattuto per una certa coalizione politica di Aosta il cui primo partito è alleato in Regione con i primi partiti della coalizione avversaria: immagino già l’effetto Frankeinstein che esce alle elezioni. Naturalmente questo ragionamento non tiene conto l’eventuale caduta del governo regionale al TAR.
Bravissime Sabrina e Monica, dovesse andare in porto e se si ritornasse al voto ne vedremmo delle belle. In comune 15 voti di scarto e il primo provvedimento aumento di stipendio, in Regione due coalizioni già divise e una maggioranza inaspettata con l’Union che fà un patto di due anni con Gasparri… gli elettori se ne ricorderebbero!
Temo gli elettori riuscirebbero a dimenticarsi pure questo per un sussidio o una bataille o…questo ricorso resta però un bel segnale e un richiamo alla legalità!
Non porterà a niente ma ringrazio del fatto che almeno qualcuno non si arrende a questo totale degrado della politica!
Se va in porto, un se molto ampio e incerto, questo giro l’UV rischia di essere sbattuto all’opposizione. E tutto il centrodestra può diventare la sua spalla di supporto.