Il punto di partenza è un’idea semplice, ma dalla grande valenza artistica, emotiva e linguistica: dare una nuova veste al francoprovenzale, mostrando come il patois valdostano possa dialogare con linguaggi musicali moderni senza perdere la propria forza evocativa. Così nasce Madeleine, il disco firmato da Ruben Voyat, Edoardo Milleret e Momo Riva, tre personalità differenti che hanno trovato un terreno comune nel desiderio di valorizzare le radici attraverso una sonorità contemporanea.
Ruben, cantautore di Villeneuve, profondamente legato alla musica popolare, ha sempre percepito nel patois un potere narrativo unico. L’idea del progetto parte proprio da lui, dalla volontà di mettere alla prova il dialetto in territori nuovi – dall’indie al new folk, dallo swing all’R&B, dimostrando come una lingua considerata “tradizionale” possa adattarsi con naturalezza a universi creativi molto diversi tra loro: “Il patois è suggestivo, trasmette emozioni in modo diverso – racconta -, sentire come queste sensazioni venissero amplificate in stili moderni è stata una scoperta”.
L’album, composto da dieci brani, otto in patois i cui testi sono stati creati grazie “al lavoro enorme e immane fatto dal Brel”, uno in francese e uno in italiano, è stato registrato per l’etichetta TdEproductionZ, lo studio di Momo Riva, che ha curato anche produzione, basso, percussioni e arrangiamenti. L’incontro fra i tre è stato quasi fortuito: durante un evento ad Aosta, Ruben ha eseguito due sue canzoni in patois, Edoardo, presente tra il pubblico, lo ha avvicinato poco dopo e da lì è nata l’idea della collaborazione: “Dopo aver ascoltato altri suoi pezzi – ricordano -, ci è sembrato naturale dare forma a un progetto più grande”.

Il lavoro in studio si è trasformato presto in un gioco di incastri e intuizioni. Ruben portava le canzoni, chitarra e voce; da lì il trio costruiva atmosfere capaci di valorizzare ancora di più melodie che già “funzionavano da sole”. Per Edoardo, fisarmonicista, la sfida era uscire dagli schemi tradizionali senza tradire lo strumento: far suonare la fisarmonica in modo moderno, renderla indie, funk, R&B, mantenendo però la sua anima popolare: “Anche la fisarmonica, come il patois, può abitare altri mondi”, spiega, e allora ecco che dalle prime note dell’album sembra di ascoltare artisti internazionali come Kevin Morby, la Francia di Renan Luce e del ritmo manouche, ma anche una ispirazione molto italiana come Neffa. Notevole per melodia e testo la canzone Marcel, che apre l’album, e il brano Seizon che sembra unire alla perfezione la saggezza popolare con un testo moderno e attuale.
Curiosamente, Ruben è l’unico membro del trio che parla fluentemente il dialetto, mentre Edoardo lo comprende, ma lo usa poco e Momo lo sta imparando lavorando a stretto contatto con molti artisti locali. Proprio questa diversità si è rivelata un punto di forza: ascoltare il patois “da fuori” ha permesso di individuarne i momenti più musicali e suggestivi, trasformando ogni brano in un ponte tra tradizione e contemporaneità.
Madeleine è anche un atto d’amore verso il futuro della lingua: “Possiamo solo sperare che il patois abbia un futuro – riflette Ruben -, noi abbiamo provato a dargli una nuova veste, così come tanti artisti in Italia stanno facendo con i loro dialetti”. Pensare, però, che un’opera quasi interamente in patois sia solamente rivolta a chi lo parla è sbagliato perché “la musica arriva comunque, supera i confini, crea connessione”.

Sul fronte live, la band sta muovendo i primi passi: trovare date per un progetto emergente non è semplice, ma alcune proposte sono già in fase di valutazione, l’obiettivo è portare Madeleine dal vivo appena possibile, trasformando il lavoro in studio in un’esperienza condivisa.
L’album sarà disponibile dal 19 dicembre 2025 su tutte le piattaforme: dieci tracce che raccontano storie di vita, paesaggi, stagioni, mestieri agricoli, momenti leggeri e riflessioni profonde. Una “madeleine musicale”, un gioiellino delicato, ma potente al tempo stesso, capace di emozionare e riportare ciascuno alle proprie radici, pur guardando decisamente avanti.
