Una storia nella storia, i quasi sessant’anni alla Fiera di Sant’Orso di Aurelio Armand

I portici di via Xavier de Maistre "abbracciano" i suoi mobili da oltre vent'anni, ma la storia dell'artigiano di Saint-Nicolas con la Fiera - tranne una piccola interruzione - parte dal 1963. E, ancora oggi, ci dice: "Non si può non andare a Sant'Orso. Sono obbligato, è troppo bello”.
Aurelio Armand
Società

Un pezzo di storia, nel cuore della storia. E la sua, quella di Aurelio Armand, attraversa quasi sessant’anni della Fiera di Sant’Orso.

Un Millenaria che, nei decenni, è riuscita a cambiare pelle restando sempre fedele a se stessa. È cambiata, spiega l’artigiano di Saint-Nicolas, i cui mobili da tempo si legano all’abbraccio dei portici del Municipio di Aosta, sul lato di via Xavier de Maistre: “È cambiata in meglio, molto in meglio – spiega –. E tanto di cappello a chi la organizza e non solo. Sono aumentati gli espositori ed il lavoro è stato appreso molto bene. Oggi ci sono degli artigiani che meritano veramente”.

Ma com’era, la Fiera, nei suoi ricordi: “Io ho iniziato nel 1963, però poi ho mollato per qualche anno. Quando ho cominciato ero alle Porte Pretoriane, e la Fiera finiva subito dopo. C’erano le botti, le scale e poi niente altro”.

Ma anche i numeri ai quali siamo abituati oggi erano molto diversi: “Ricordo che un anno aveva nevicato parecchio, faceva freddo – racconta ancora Armand –. Pensi che eravamo ‘così tanti’ che siamo stati ammucchiati tutti qui, sotto i portici del Comune di Aosta”.

Aurelio Armand
Aurelio Armand

Portici che ora sono diventati il suo posto: “Saranno ben più di vent’anni che sono qui – ci spiega –. Ma sono stato molto anche fuori dai portici. Il primo anno che ho ripreso a tornare in Fiera, il mio mestiere era fare il postino. Mi occupavo però, a tempo perso, di restauro dei mobili antichi. Quando ho visto che il restauro si fa dappertutto, ho deciso di rifare nuovo lo stile antico, cioè usando il legno vecchio per fare un nuovo mobile”.

“Oggi qui ho un mobile con i lati che vengono da Borgo d’Ale, il davanti non so da dove spunta perché lo avevo già nel magazzino, mentre le porte vengono da Donnas, comperate trent’anni fa. Ed il mobile che vede dietro di lei l’ho finito ieri alle sette di sera, all’ultimo secondo”.

Ma com’è iniziata la storia di Aurelio Armand con la Millenaria? “Allora avevo due zii, fratelli della mamma, che venivano in Fiera, ma da pochi anni – racconta l’artigiano –. Uno era Renato Champrétavy che è mancato qualche anno fa. Il più giovane dei fratelli, Lino, ha 87 anni compiuti ed è qui in Fiera, poco più rispetto a me, davanti alle suore. E lui era il ‘re delle maschere’ perché fa delle maschere in scorza che sono il massimo. Non c’è nessuno che le fa così, è irraggiungibile. Invece l’altro zio faceva camosci, stambecchi, aquile. Le faceva benissimo. E allora, guardando loro andavo giù dai dai nonni, a Ferrère, e vedevo i due zii nella stalla a scolpire la sera, il pomeriggio. Mi sono detto ‘provo anch’io’ e ho cominciato a fare cucchiai, forchette e palette. La base”.

Nel 2017 è arrivato il premio delle “Nozze d’oro con la Fiera di Sant’Orso”, dedicati a chi ha preso parte per almeno cinquant’anni alla Millenaria. Ma che cos’è, dopo tutti questi anni, la Fiera per Aurelio Armand? “È un appuntamento fisso. Anzi è l’appuntamento fisso, non si può mancare. Ogni anno mi dico ‘quasi quasi non ci vado’. Poi, quando arriva l’ora, no. Non si può non andare a Sant’Orso. Sono obbligato, è troppo bello”.

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