Non poteva che nascere intorno alla Fontina, prodotto simbolo della Regione, il primo Distretto del Cibo della Valle d’Aosta. Il percorso è stato avviato nei mesi scorsi con una delibera della Giunta regionale che ha recepito le indicazioni di un decreto nazionale. E a muoversi per primo è stato il Consorzio produttori e tutela della Dop Fontina, che questa mattina ha presentato l’iniziativa all’Assemblea degli enti locali, con il presidente Andrea Barmaz e il direttore Fulvio Blanchet.
Il Distretto del Cibo è uno strumento di programmazione territoriale e di sviluppo locale obbligatorio che, attraverso il piano di distretto, consente di mettere in rete imprese agricole, enti locali, mondo della ricerca, associazioni e operatori del turismo. L’obiettivo è valorizzare la filiera, promuovere la sostenibilità ambientale, sociale ed economica del territorio, favorire l’innovazione tecnologica e sostenere formazione, ricerca ed educazione.
Il corposo documento di circa 80 pagine, redatto dallo studio Vassallo, offre una fotografia del settore.
Nel 2024 l’agricoltura valdostana è dominata dai pascoli, che coprono 55.004 ettari, in aumento del 3,6% rispetto al 2014. Le superfici vitate ammontano a 425 ettari, in lieve calo, mentre i seminativi raggiungono i 225 ettari, con un incremento significativo (+127,2%) rispetto a dieci anni fa.
Nel settore zootecnico, nel 2024 sono 359 le aziende dotate di alpeggio, indicatore chiave della vitalità del comparto. Tra il 2014 e il 2024 si osserva una riduzione del numero complessivo di aziende agricole regionali (-10,6%), con un calo particolarmente marcato delle aziende con bestiame (-32,3%). Le aziende con alpeggio risultano invece stabili a livello regionale, con dinamiche positive in aree come Grand Paradis, Monte Cervino e Valdigne. Nella zona Walser si registra un’elevata incidenza di aziende dotate di alpeggio.

Il peso della filiera lattiero-casearia
La filiera lattiero-casearia genera 21,8 miliardi di euro nella fase di trasformazione e 7,9 miliardi di euro nella produzione agricola, con una crescita molto significativa negli ultimi cinque anni. Nel 2024 il settore rappresenta il 14% della spesa alimentare delle famiglie, posizionandosi tra i principali comparti del food italiano.
Tra il 2014 e il 2024 la vendita della Fontina Dop è aumentata di circa il 14%, passando da 187.537 forme a 215.254. Nello stesso periodo, la produzione di forme da presentare alla marchiatura ha mostrato un andamento altalenante, con un calo negli ultimi tre anni dovuto all’aumento dei costi di produzione e a fattori globali e climatici.
Nell’ultimo decennio è aumentato anche il peso relativo della Fontina Dop, che passa dall’89,23% al 93,43% del totale delle forme presentate. Complessivamente si registra una diminuzione del 13% delle forme presentate al Consorzio: -9% per la Fontina Dop e -45% per il formaggio declassato. Un dato che indica un rafforzamento dell’orientamento alla qualità lungo la filiera, con importanti ricadute produttive, economiche e sociali.
Le linee strategiche del Distretto
Sulla base dell’analisi socio-economica e demografica del territorio, il piano individua tre principali fabbisogni, tradotti in altrettante linee strategiche.
La prima riguarda l’innovazione, con l’obiettivo di superare le difficoltà nello sviluppo e nella sperimentazione di tecniche moderne di controllo e produzione, salvaguardando al contempo la qualità del prodotto. In questo ambito sono previsti investimenti nella produzione primaria, nella trasformazione e nella fase di commercializzazione, con particolare attenzione a logistica e stoccaggio.
La seconda linea strategica è dedicata all’ambiente, partendo dalla consapevolezza della limitata capacità di riduzione dell’impronta ambientale. Il piano individua come opportunità l’efficientamento di tutte le fasi produttive lungo la filiera e il miglioramento dell’uso delle risorse ambientali e umane, con una riduzione degli sprechi lungo l’intera catena produttiva.
Il terzo asse è quello del mercato, orientato ad aumentare la riconoscibilità del prodotto e della filiera produttiva. Il Distretto punta a sostenere l’adesione delle imprese a regimi di qualità e certificazioni volontarie e a rafforzare le azioni di promozione, focalizzate sulla valorizzazione della filiera Fontina Dop e del territorio valdostano.
“Siamo nella fase di definizione dei documenti da inviare alla Regione, che procederà con la valutazione e, una volta approvate le linee strategiche, trasmetterà tutta la documentazione al Ministero per ottenere l’accreditamento”, ha spiegato Emanuela Vassallo dello studio che ha curato il piano per conto del Consorzio.
Con l’iscrizione nel registro nazionale, il Distretto potrà accedere ai finanziamenti attraverso la presentazione di progetti previsti dai bandi pubblici, i prossimi dei quali sono attesi tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. ““Un progetto può, per esempio, accedere a finanziamenti fino a 25 milioni di euro; – ha raccontato Blanchet – per le aziende situate in zona di montagna il contributo può coprire fino al 60% dell’investimento, a fondo perduto.”
“Siamo felici che nasca questo Distretto – ha sottolineato l’assessora all’Agricoltura Speranza Girod – perché permetterà al Consorzio Fontina di accedere a finanziamenti non solo per la promozione, ma anche per lo sviluppo di tutto ciò che ruota attorno alle nostre produzioni enogastronomiche e alla valorizzazione del turismo enogastronomico”.
“Quando si parla di essere protagonisti – aggiunge – dobbiamo cercare di esserlo sempre. Dispiace vedere manifestazioni locali in cui non vengono utilizzati prodotti del territorio, ma ad esempio aperitivi con la gorgonzola come successo nel mio comune. Sostenere la nostra agricoltura significa anche fare scelte coerenti”.
